Trasferimenti, cambiano le regole: ora anche i calciatori possono guadagnare dalla propria cessione!

Trasferimenti, cambiano le regole: ora anche i calciatori possono guadagnare dalla propria cessione!

Di Francesco Paolo Traisci. Ai calciatori non sarà più vietato di pattuire ed ottenere una somma al momento della loro cessione! Non potranno infatti più essere considerati terze parti nelle trattative che li riguardano. Una svolta importante nell’annunciata modifica della normativa FIFA sui trasferimenti.

di Francesco Paolo Traisci

Ai calciatori non sarà più vietato di pattuire ed ottenere una somma al momento della loro cessione! Non potranno infatti più essere considerati terze parti nelle trattative che li riguardano. Una svolta importante prima nella giurisprudenza della FIFA ed ora nell’annunciata modifica della normativa FIFA sui trasferimenti. Sino all’immediato passato, in base ad una interpretazione letterale del divieto di TPO qualsiasi tipo di cointeressenza e quindi qualsiasi somma percepita non dai club ma da terzi per il trasferimento di un giocatore veniva considerata illecita in quanto espressione di un Third Party Ownership vietato. Ma con alcune sentenze recenti dell’Organo disciplinare della FIFA, la percezione di una percentuale sul costo del proprio trasferimento da parte del giocatore trasferito è stata ritenuta lecita; ed a seguire è arrivato l’annuncio che sarà cambiata anche la norma che conteneva il divieto.

Andiamo con ordine: perché prima non si poteva fare?

Perché, appunto, anche i calciatori stessi erano considerati terze parti ai fini del divieto FIFA di TPO, ossia Third Party Ownership, letteralmente proprietà (di un giocatore) da parte di un terzo, ossia di un soggetto che non è un club. Abbiamo più volte spiegato cos’è una TPO e quando e perché è stata vietata, ossia a partire dei casi di Mascherano e Tevez, ingaggiati nel lontano 2007 dal West Ham, ma il cui cartellino era rimasto in parte (consistente) di proprietà di un fondo di investimenti londinese. All’epoca nulla vietava questo tipo di proprietà, ma la Premier League ritenne che i contratti sottoscritti per il trasferimento dei due campioni sudamericani avevano attribuito al fondo stesso il diritto di decidere quando ed a che condizioni sarebbero avvenuti tutti i futuri trasferimenti di entrambi. E ciò fu ritenuto sufficiente per configurare un caso in cui dei terzi avrebbero potuto influenzare indebitamente il trasferimento di alcuni giocatori, cosa vietata già allora (in particolare era vietato ai calciatori stipulare qualsiasi contratto che permettesse alle parti o a terzi di “poter interferire sui suoi rapporti di lavoro e di trasferimento, sulle scelte politiche e sull’attività della sua squadra”).

In buon sostanza, il fondo proprietario di una percentuale del cartellino (cosa di fatto infrequente in Sudamerica o in alcune zone d’Europa) mantiene una percentuale sullo stesso quando il giocatore si trasferisce e quindi viene tesserato per un altro club, in modo da seguirne la carriera e ottenere sempre la propria percentuale sui vari trasferimenti del proprio assistito. Tanto bastò alla Lega Inglese per proibire genericamente tutte queste forme di proprietà, ritenendole una minaccia al corretto svolgimento delle competizioni e per la corretta crescita professionale dei giovani calciatori. “Forme moderne di schiavitù”, ebbe una volta a definirle Platini, con fondi di investimento a farla da padroni.  

Cosa dice il regolamento?

Il clamore della vicenda fece sì che contro tale pratica si scagliarono lo stesso Infantino ed il divieto venne sancito, oltre che da alcune federazioni (in primis quella inglese), anche dalla FIFA a partire dal 1° maggio 2015 (anche se i contratti in vigore all’epoca del divieto sarebbero restati validi fino alla loro naturale scadenza), con una proibizione di ogni forma di TPO, Third Party Ownership, ossia forme di proprietà del cartellino (o, più correttamente, di compartecipazione ai diritti economici per la cessione dei giocatori) da parte di individui o di società terze (diverse dalle due protagoniste della trattativa di mercato ed eventualmente da quelle in cui il giocatore ha militato in passato). Cosicché l’art 18 ter del Regolamento FIFA vietò a tutti i soggetti estranei all’ordinamento sportivo di essere titolari di diritti economici sul trasferimento di un giocatore. “No club or player shall enter into an agreement with a third party whereby a third party is being entitled to participate, either in full or in part, in compensation payable in relation to the future transfer of a player from one club to another, or is being assigned any rights in relation to a future transfer or transfer compensation”. Nessun club o giocatore può sottoscrivere un accordo con una terza parte, che preveda per quest’ultima un compenso, integrale o parziale, per il futuro trasferimento di un giocatore o in cui le vengano attribuiti diritti in relazione ad un future trasferimento o al compenso per un futuro trasferimento. Questa la traduzione letterale di una norma che, scritta con una formulazione assai generica, puniva tutti, calciatori compresi.

Come si aggirava il divieto? E le conseguenze?

Una formulazione drastica che però si è rivelata in parte inutile perché il divieto è apparso facilmente aggirabile, come tempo fa ebbe modo di spiegare a due giornalisti in incognito l’ex Commissario tecnico della nazionale inglese, Allardyce (che proprio a causa di quelle dichiarazioni fu costretto a dimettersi). Due le scorciatoie più comuni per eludere il divieto: attraverso la previsione di una percentuale per una società di intermediazione, in modo che anziché a titolo di quota parte il fondo, “vero” proprietario occulto, ottiene il suo compenso a titolo di intermediario. Oppure l’acquisto diretto di un club, in modo che il fondo non sia più Third party, ma possieda legalmente il cartellino del giocatore, lo possa vendere eventualmente anche pattuendo le condizioni per riacquistarlo.

La violazione del divieto, peraltro, anche quando scoperta, non è stata mai sanzionata in modo severo. Non si sono ancora sopite le polemiche per la assai mite sanzione inferta al Porto per una serie ripetuta di cessioni e riacquisti di un giocatore (identificato dalla stampa in Yacine Brahimi, ottimo giocatore appartenente al giro della potentissima Doyen). Nel suo comunicato ufficiale la FIFA ha dichiarato di aver inferto al club lusitano un’ammenda di 50.000 franchi svizzeri (pari a circa 44.000 euro), il che, a fronte ad un giro d’affari generato dai trasferimenti di oltre 5 milioni di euro, rappresenterebbe meno dell’1%. Troppo mite la sentenza, tanto da essere ritenuta solo simbolica, per una campagna che avrebbe dovuto essere uno dei cavalli di battaglia dell’attuale presidente della FIFA.

Oggi si può fare; ma che cosa?

Da oggi sarà permesso ai giocatori stessi pattuire e poi incassare una parte della cifra che la società riceve dalla propria cessione. Lo ha deciso la Commissione Disciplinare della Fifa in merito a quattro casi riguardanti il Werder Brema (Germania), il Panathinaikos (Grecia), il CSD Colo-Colo (Cile) ed il Club Universitario de Deportes (Perù). Ciascuno dei quali aveva stipulato, al momento del tesseramento o del rinnovo, accordi con alcuni dei rispettivi giocatori in cui, oltre allo stipendio, sarebbe stato previsto che questi avrebbero avuto diritto di ricevere un compenso specifico in caso di trasferimento futuro in un altro club. E ciò perché, in base alle pronunce, i calciatori non possono più essere considerati terze parti: non ci sarà più il rischio di incorrere in squalifiche legate alle TPO quando, nel contratto tra una società e un giocatore, venga inserita una clausola che preveda incassi legati alla propria cessione.  La giustificazione di questo cambio di opinione appare logica: “Tali importi promessi ai giocatori sono stati visti come parte della retribuzione dovuta ai giocatori nell’ambito dei loro rapporti di lavoro con i loro club”, ha scritto la Commissione disciplinare nelle proprie sentenze, e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di una cifra prestabilita o di una percentuale.

Ed ecco che è stato annunciato il cambio nella formulazione del divieto all’interno del Regolamento trasferimenti. Cosa ci sarà di diverso?

Come cambierà? Verosimilmente dovrebbe essere aggiunto un comma all’art. 18 ter specificando che non può essere considerata violazione del divieto di TPO la pattuizione con il calciatore di una somma (in assoluto o in percentuale) che sarà percepita al momento della sua cessione quando si tratti di un bonus accanto al suo stipendio e quindi di un incentivo per fargli firmare il contratto. Ma attenzione che la promessa al calciatore non nasconda poi un giro di denaro verso terzi, cosa che tornerebbe a ricadere nel divieto! Occhio quindi alla formulazione; perché rischierebbe di creare un pericoloso colpo a vuoto nella lotta ai TPO. Sempre che interessi veramente a qualcuno!

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