Tesseramenti, licenze e bilanci: perchè i campionati andrebbero terminati entro il 30 giugno?

Di Francesco Paolo Traisci. Il coronavirus continua a creare problemi, ma il calcio vuole riprendere e anche in fretta. L’imperativo è finire tutto entro il 30 giugno, data fissata per il termine della stagione sportiva. Dal primo luglio si passerà al 2020/2021. Ma è difficile se non impossibile. Quali sono le possibili conseguenze di uno sforamento?

di Francesco Paolo Traisci

Il coronavirus continua a creare problemi, ma il calcio vuole riprendere e anche in fretta. L’imperativo è finire tutto entro il 30 giugno, data fissata per il termine della stagione sportiva. Dal primo luglio si passerà al 2020/2021. Ma è difficile se non impossibile. Ed allora bisognerà decidere come regolarsi. Perché alla data fatidica manca sempre meno e non si sa ancora quando si riprenderà. Ed il 30 giugno non è solo una data cardine per i tesseramenti, argomento che abbiamo trattato in passato. Il 30 giugno rappresenta uno spartiacque anche per l’ottenimento delle licenze per poter disputare la prossima stagione, a prescindere da come terminerà quella attuale. Ma ancora prima, è una data chiave per la contabilità dei club: molti bilanci, quasi tutti, delle società calcistiche finiscono proprio il 30 giugno! Tutto viene valutato a quella data: stipendi dei giocatori, spese per il calciomercato e varie, incassi e sponsorizzazioni. Il bilancio è una fotografia dei costi e dei ricavi dell’anno contabile che termina proprio in quel giorno.  Che succederebbe se il campionato non dovesse finire in quel giorno, se le competizioni fossero ancora in corso?

Il tesseramento e i contratti

Abbiamo accennato al problema dei calciatori: l’annualità del tesseramento è programmata per terminare il 30 giugno. Da quel giorno, molti sono i calciatori in uscita, avendo stipulato contratti per accasarsi in altri club, italiani e stranieri oppure deciso di appendere le scarpe al chiodo ed iniziare una seconda vita, magari più vicino ai familiari. E non dimentichiamoci dei tecnici, spesso anch’essi in partenza per nuovi progetti. Come trattenerli per il tempo necessario per terminare il campionato?  Il prossimo contratto da quando partirebbe? E se lo sforamento fosse più lungo di 15 giorni, come ci si comporterebbe? Senza dimenticare i riscatti, i prestiti o le clausole. O ancora gli obblighi di riscatto legati a piazzamenti finali o gol realizzati. Servirebbe un accordo di tutti e non solo a livello nazionale ma a livello UEFA europeo, se non addirittura FIFA. Ma anche con l’accordo per un congelamento della situazione delle rose ci sarebbero ulteriori problemi. La soluzione proposta da chi vorrebbe spostare in avanti la retribuzione dei giocatori, non pagandoli (in tutto o in parte) per il periodo di inattività forzosa e riprendendo a pagarli al momento della (a questo punto eventuale) ripresa della competizione, determinerebbe comunque problemi di natura fiscale e contributiva. Contributi, tredicesima, quota tfr ecc.; ma anche problemi di natura assicurativa, cessando la copertura con il termine della stagione.

E i bilanci?

Ma oltre al problema dei calciatori ci sarebbe anche quello degli ulteriori costi e dei ricavi per la redazione dei bilanci. Il nostro sistema tributario è infatti creato con scadenze precise: quella del 30 è una scadenza comune a tutti per la redazione del bilancio e quindi per una fotografia istantanea della cassa in quel momento in base a quello che è successo nel corso dell’anno. Tutti gli esercizi commerciali debbono rispettare questa scadenza, essendo quindi legati alle valutazioni da fare proprio a quella data (anche in questo caso per un banale problema di tasse). Tutte le operazioni finanziarie dovranno essere fatte comunque alla data limite del 30 giugno. E ciò proprio perché tutte le operazioni finanziarie ed economiche fatte dai club, mercato compreso, sono valutate a quella data. Pensate alle famose plusvalenze da fare entro il 30 giugno!  Poi ci sono i costi legati alle ulteriori voci: l’affitto delle strutture, le licenze degli stadi, che a loro volta dovranno essere contabilizzate anche nei bilanci altrui. Ci sono interessi incrociati non banali. Perché ciò che è iscritto nel bilancio di una società come posta attiva sarà iscritto nel bilancio di un’altra società come passivo.

Per non parlare del possibile venir meno delle voci attive o di un loro differimento. Anche gli accordi di sponsorizzazione e le altre operazioni di merchandising sono legati alla stagione agonistica. Come si regolerebbero per il periodo di prosecuzione del campionato? Senza contare poi che in sicuramente in scadenza sarebbero quelli legati a giochi e scommesse nel caso in cui, in qualche modo, fossero riusciti a sopravvivere al ciclone del decreto dignità. Come si regolerebbero in questi casi?  Che sia il caso di rimetterci mano, per mettere una minima pezza al buco che si sta creando? È un idea, ma di certo qualcuno già ci stia già pensando.

Le licenze

In ogni caso, la fine della stagione condizionerà l’inizio della prossima: oltre alla data di inizio, la fine di questa stagione è fondamentale per determinare l’iscrizione al prossimo campionato (anche a prescindere dalle posizioni in classifica e quindi dalle eventuali promozioni e retrocessioni). È noto che per potersi iscrivere al prossimo campionato sarà necessario ottenere la licenza nazionale per quello di competenza. Ed attualmente le condizioni e la procedura per l’ottenimento di questa licenza sono fissati nei vari comunicati della FIGC ed in generale impongono di completare determinate procedure entro la data fatidica del 30 giugno. In buona sostanza per potersi iscrivere al prossimo campionato, le società dovranno aver depositato nei termini previsti, il bilancio ed altri documenti contabili. Oltre a tutti documenti necessari a fornire la prova di non aver debiti scaduti nei confronti di tesserati (calciatori, tecnici, dirigenti, collaboratori), di club italiani e stranieri ed di altri (fra cui la stessa FIGC ed il fisco). E, essendo tutto molto magmatico, con debiti sempre crescenti, sarà molto difficile farlo, vista la situazione. Ed allora anche in questo caso appare sicuramente necessaria una proroga.

Una proroga che tuttavia non può essere troppo lunga: La prossima stagione non può certo iniziare troppo tardi, anche perché essendo saltati per quest’anno, la prossima estate sarà (a questo punto) l’estate dell’Europeo. Significa che bisognerà finire relativamente prima. Ma se la stagione di quest’anno sfora, come sarà possibile accorciare la prossima? Ecco perché la Uefa (e le varie Federazioni) sperano di poter riprendere il prima possibile. Scavallare il 30 giugno sarà complesso ed allora presto bisognerà decidere se e quando riprendere, sempre che ci siano le condizioni per farlo!

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