Svalutazione e fuga all’estero: le possibili conseguenze del coronavirus sul valore di mercato dei calciatori

Di Francesco Paolo Traisci. Le conseguenze del coronavirus sul patrimonio calciatori: esistono Il rischio della svalutazione dei giocatori e la possibilità che i nostri campioni possano essere facilmente trasferiti all’estero?

di Francesco Paolo Traisci

Nella battaglia fra calcio e governo ci stanno perdendo tutti. I club di Serie A, che mordono il freno per ritornare in campo limitando le perdite. Il paese che perde introiti e posti di lavoro, gli sponsor, i media… Dall’elenco manca una voce: gli atleti. E così come quelli degli altri sport professionistici o comunque di interesse nazionale, anche i calciatori vogliono ritornare ad allenarsi e a giocare. Perché anche loro ci stanno perdendo. Non solo per i vari tagli di stipendi concordati o minacciati, per la loro forma fisica che inevitabilmente ne sta risentendo e perché se si dovesse ritornare a giocare fino ad estate inoltrata dovrebbero rinunciare ad una parte delle ferie…

In arrivo una svalutazione?

Ma anche per il loro valore di mercato e quindi per il loro potere contrattuale per i prossimi ingaggi. Come riportato da Tuttosport l’AD della Lega di Serie A, Luigi De Siervo ed il sindacato degli agenti hanno lanciato l’allarme: il pericolo è quello di una svalutazione complessiva del valore di mercato del parco giocatori. E ciò perché con le perdite subite, il rischio è quello di un calo del potere di acquisto dei club e quindi di una minore disponibilità per pagare gli stipendi dei giocatori e di rilanciare per i futuri ingaggi. Secondo una tabella riportata dal quotidiano torinese, il valore di mercato delle rose di serie A sarebbe di 4,5 miliardi. E, qualora non si riprendesse a giocare, il 22,5% andrebbe perduto. Un motivo in più per riprendere a giocare. Peraltro il rischio ancora maggiore è quello di una fuga all’estero dei nostri giocatori migliori, verso campionati che li paghino meglio. Campionati con club il cui potere di acquisto non sia stato intaccato dalla crisi o che comunque siano riusciti a limitare le perdite in tal senso.

Si rischia perdita di competitività

Certo la salute prima di tutto…. Ma il rischio è di perdere quella competitività che faticosamente il nostro calcio stava riacquistando. Competitività che rischierebbe di essere sacrificata dalla crociata moralizzatrice di questo governo che, con il dichiarato obiettivo di voler riportare sulla retta via il dorato mondo del calcio, dimentica che si tratta di un industria importante, non solo per il reddito che produce e quindi per il contributo al PIL ed all’erario che fornisce, ma anche per l’indotto e l’occupazione che garantisce. Una perdita di competitività a favore di campionati stranieri, che rischia di ripercuotersi anche verso il basso e verso gli altri sport che attraverso i meccanismi della solidarietà beneficiano dei grandi numeri economici del calcio d’elite.  Per questo la Serie A deve cercare di ripartire… In sicurezza certo, ma ripartire. Ed allora se nel nostro paese fosse impossibile, perché non andare a giocare in sicurezza dove i protocolli lo consentono. All’estero, eventualmente, in Germania, dove la possibilità e le condizioni per riprendere ad allenarsi ed a giocare sono stabilite dal Governo tedesco e la ripresa è prossima. Sarebbe un atto estremo, di ribellione aperta, ma metterebbe fine a questo gioco di ripicche e di incertezze, di mezze promesse e di frasi ad effetto, che non sta certo facendo il bene di nessuno!

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