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Superlega, la Corte UE ascolta le parti in causa: ecco le linee di pensiero della UEFA e dei club ribelli

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Di Francesco Paolo Traisci. Continua la battaglia legale nata dopo la creazione della Superlega. Per la sentenza si dovrà attendere il 2023, ma le parti in causa hanno già reso note le loro linee di pensiero davanti alla Corte di Giustizia Europea.

Francesco Paolo Traisci

Molti pensavano che l’11 ed il 12 luglio scorso si sarebbero decise le sorti del calcio europeo (e non solo, perché i principi stabiliti dalla Corte sarebbero stato applicabili con una reazione a catena a tutto il movimento sportivo). In realtà, ancora è presto e probabilmente si dovrà aspettare fino alla primavera prossima. In quei giorni è solo iniziato il procedimento dell’UEFA contro i club della Superlega, o quantomeno contro i tre irriducibili, Real Madrid, Barcellona e Juventus, con la requisitoria degli avvocati delle parti. 

La corte di Giustizia Europea giudica la Superlega

Come è noto la Corte di Giustizia di Lussemburgo è stata chiamata a dare la “sua” interpretazione di alcune norme del trattato, visto che è la sola a poterlo interpretare (per ovvi motivi di uniformità del diritto europeo). E questa interpretazione vincolerà anche i giudici nazionali, che debbono limitarsi ad applicare le norme del Trattato così come sono interpretate dalla Corte di Giustizia Europea. Ciò in seguito alla questione pregiudiziale sollevata dinanzi al Tribunale spagnolo in seguito alle sanzioni comminate dall’UEFA alle tre società che, insieme ad altre, per la verità, avevano fondato la SuperLega, una competizione la cui partecipazione era riservata alle big che vi avevano aderito. Un club esclusivo in cui non si poteva accedere se non invitati. Un progetto su cui Real, Juventus e Barcellona (ma anche le altre 9 che si erano ritirate in buon ordine prima delle sanzioni e del relativo procedimento) contavano per rilanciare le proprie finanze. 

L'articolo 49 della UEFA

Anche se non c’è stata alcuna sentenza (attesa per l’inizio del 2023, come da regolare procedura), le due udienze che si sono tenute nei giorni scorsi (tecnicamente un’unica udienza su due giorni), sono servite a chiarire le posizioni delle parti, espresse nelle rispettive arringhe iniziali. Come già avevo scritto, il nodo giuridico è la compatibilità dell’ art. 49 dello Statuto UEFA che dispone che la confederazione presieduta da Ceferin abbia la giurisdizione esclusiva di organizzare le competizioni ufficiali in Europa alle quali partecipano propri membri o loro club affiliati,  e che ogni competizione, per nascere, dovrebbe avere l’approvazione obbligatoria della UEFA (che non è mai arrivata) e dell’art. 51 che vieta “combinazioni o alleanze tra club affiliati, direttamente o indirettamente, a diverse federazioni affiliate alla UEFA” “senza il permesso della UEFA", con le norme antitrust ed in particolare con gli articoli 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che garantiscono alcune libertà fondamentali all’interno dell’UE, quali la libera prestazione di servizi (art. 56 TFUE), la libera circolazione dei lavoratori (art. 45 TFUE), la libertà di stabilimento (art. 49 TFUE) e la libera circolazione di capitali (art. 63 TFUE). 

Monopolio o istituzione?

E quindi gli avvocati che difendono il progetto Superlega hanno accusato l’UEFA di formare un monopolio che comprime queste libertà, potendo vietare le competizioni organizzate da altri e che sicuramente lo ha fatto in passato e lo sta facendo vietando la Superlega perché in concorrenza con le proprie. E quindi sarebbe in conflitto di interessi, avendo interesse a difendere le proprie competizioni. L’UEFA a sua volta ha replicato che il vero cartello (ossia l’intesa che crea monopolio) vietato dal diritto comunitario sarebbe quello della Superlega, un campionato esclusivo riservato ai club più ricchi, che sarebbe incompatibile con il modello sportivo europeo basato sul merito.  Secondo i legali dell’UEFA, poi, non ci sarebbe alcun conflitto di interessi, perché la federazione svolge un ruolo istituzionale fondamentale a difesa dei valori sociali e meritocratici di tutto il movimento calcistico tanto che i giudici dovrebbero prendere in considerazione gli aspetti sociali ed economici del caso e non solo gli argomenti legali e di antitrust sostenuti dalla Superlega. 

UE e Stati membri

Sicuramente poi, dalle dichiarazioni dei rappresentanti dell’Unione Europea e dei 21 Stati membri è emerso che il progetto portato avanti da Real Madrid, Barcellona e Juventus è considerato una minaccia alla stabilità del sistema calcistico continentale e che quindi UE e Stati membri hanno preso, chi in modo più netto, chi più sfumato, il loro favore per le posizioni di UEFA e FIFA, invitando i giudici a difendere lo status quo. 

La UEFA come istituzione e la sport exception

È proprio questo il punto. Sicuramente l’UEFA agisce in regime di monopolio, ma svolgendo il ruolo istituzionale per il quale è stato costituita: quello di disciplinare il movimento calcistico in tutte le sue competizioni ufficiali. Chi vuole fare parte del movimento agonistico accetta questo monopolio, purché, beninteso, sia gestito in modo democratico e su basi meritocratiche. E’ un principio che governa non solo il calcio ma tutto lo sport agonistico, a partire dal CIO fino alle singole federazioni nazionali.  Spostare il discorso sui valori sociali e morali di merito che debbono prevalere su quelli strettamente economici e giuridici implica poi che, in caso, una deroga alla rigidità della normativa antitrust, anche qualora fosse stata violata, non potrebbe non essere riconosciuta in base alla cd. sport exception più volte utilizzata dalla Corte di Giustizia per ritagliare una disciplina specifica al movimento sportivo. Non vedo come potrà essere altrimenti, perché dare ragione alla Superlega e depotenziare così il ruolo dell’UEFA (e delle Federazioni nazionali che da essa dipendono) sarebbe un duro colpo per tutto il movimento sportivo, non solo quello calcistico, scardinandone tutti gli schemi.

Dicembre 2022, il parere dell'Avvocato generale

Adesso si attendono le conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte, il greco Athanasios Rantos, che darà il suo parere “neutrale” sulle basi giuridiche della vicenda, che pur non essendo vincolante per i giudici, può orientarne l’opinione. Saranno rese note il 15 dicembre di quest’anno. Ma, volendo dare un parere personale, non potranno discostarsi da quanto già rilevato a favore dell’UEFA e dello status quo, evitando quindi il pericolo di mettere in discussione tutte le basi del calcio ed in generale di tutto il movimento sportivo.