Stop ai prestiti! È pronta una nuova rivoluzione: saranno limitati a 10 per club

Stop ai prestiti! È pronta una nuova rivoluzione: saranno limitati a 10 per club

Di Francesco Paolo Traisci. Sui prestiti, qualcosa si muove. L’idea sarebbe di regolarli normativamente e di limitarli ad un numero massimo di 10 per club. Come faranno i club con oltre cinquanta calciatori in rosa? E come si può evitare che ci rimettano i giocatori?

di Francesco Paolo Traisci

Uno dei cavalli di battaglia di Infantino, al momento della sua elezione era, insieme alla lotta contro i TPO, la limitazione dei prestiti; lo stesso obiettivo annunciato dal Presidente dell’UEFA Ceferin al momento della propria elezione. Ed ora anche dall’ECA, per bocca del suo presidente Giovanni Agnelli, è arrivata la conferma che qualcosa si muove. L’idea secondo il presidente della Juve, sarebbe di regolarli normativamente e di limitarli ad un numero massimo di 10 per club. E per dirlo lui, che preside una delle squadre con più giocatori dati in prestito, la strada pare tracciata.

Perchè i grandi club cedono così tanti giocatori in prestito?

Ne avevamo parlato anche in passato: le squadre con un numero di tesserati di gran lunga superiore al proprio fabbisogno che, per non perdere i cartellini dei giovani che, usciti dal proprio settore giovanile, non riescono a trovare una collocazione in prima squadra, sono tante. E tanto per fare qualche nome, oltre alla Juventus, anche il Chelsea è una di queste. Darli in prestito è una necessità, visto che, ormai da qualche anno, i giocatori che possono scendere in campo sono quelli presenti nelle famose liste di 25 nomi per il campionato e, per chi le disputa, per le coppe europee. E così tanti giovani, rimanendo ai margini della rosa, rischiano di non vedere il campo nemmeno quando ce ne sarebbe l’opportunità. Da lì la necessità di cederli in prestito temporaneo, per consentire loro di farsi le ossa in un club di provincia senza perderli definitivamente.

Questa soluzione si era resa necessaria anche per il divieto di comproprietà, la vecchia formula in base al quale le società cedevano una parte (il 50%) del cartellino di un proprio calciatore conservando il diritto di riprenderselo dietro il pagamento una cifra prestabilita ovvero mettendosi d’accordo con l’altra squadra al termine del periodo. E, in caso di mancato accordo, si andava alle offerte in busta chiusa. Oggi, come detto, questo è vietato e quindi il cartellino deve essere trasferito tutto, a titolo temporaneo o definitivo. Ora, dopo le comproprietà, anche i prestiti sono entrati nel mirino della FIFA ed in questa battaglia, malgrado qualche recente tensione, il massimo organismo del calcio mondiale si trova d’accordo con l’UEFA.

Ma per quali motivi il sistema dei prestiti è così inviso ai vertici del calcio europeo e mondiale? 

Innanzitutto, nella visione di entrambi gli organismi, limitare il numero di giocatori controllati dai grandi club e prestati di anno in anno a club meno ricchi consentirebbe di non aumentare il divario tecnico fra le grandi squadre e gli altri ed il dominio che i primi hanno sul mercato. Permettere ai primi di avere rose sterminate, composte anche da giocatori sotto contratto impegnati temporaneamente con altre squadre, permetterebbe loro di farla da padroni nel mercato, riuscendo a comprare sempre tutto ciò che vogliono con scambi sempre a proprio vantaggio, a scapito delle altre che si indebolirebbero sempre di più.

E, dominando il mercato, si allargherebbe il divario fra club ricchi e quelli meno ricchi, facendo perdere di competitività i vari tornei (arrivando a creare un circolo ristretto di grandi club, ai quali peraltro l’idea di giocare fra loro è già venuta, ed è stata fortemente osteggiata dalla stessa UEFA). Oltre a ciò, è spesso presente il sospetto di condizionamenti nelle gare in cui per una delle squadre scendono in campo giocatori sotto contratto con gli avversari (e quindi in prestito). Per non parlare delle pressioni di chi non vuole far scendere in campo contro la squadra di appartenenza i giocatori dati in prestito. Famoso in tal senso il caso di Courtois (all’epoca dei fatti in prestito all’Atletico Madrid ma di proprietà del Chelsea). Ora le clausole che venivano inserite nei contratti di cessione in prestito che impedivano ai giocatori di scendere in campo con le squadre proprietarie del cartellino non sono più ritenute lecite, ma il sospetto che qualche infortunio di giocatori in prestito, proprio alla vigilia della gara contro il club proprietario del cartellino, sia meno grave di quanto dichiarato, rimane sempre.   

Ma ora che potrebbero essere limitati i trasferimenti a titolo temporaneo, come faranno le società a mantenere i cartellini dei giovani più promettenti?

Qualche soluzione la avevamo già suggerita. In particolare la cosiddetta recompra, ossia un diritto di opzione sul giocatore, entro un termine prestabilito ed a una cifra predeterminata. Un’opzione, ossia il diritto di acquistarlo senza che l’altro club possa fare nulla per evitare di doverlo cedere. Qualcosa che però Gravina ha appena dichiarato di voler abolire. Altrimenti si può destinare un gruppo di giocatori che non trova posto nella lista dei 25 verso altre competizioni. E qui entrano in gioco le squadre B. Progetto che in Italia, per ora, solo la Juventus segue, peraltro con alterne fortune per quanto riguarda i risultati sul campo di gioco. A confermare la praticabilità di questa strada lo stesso Agnelli, durante il convegno “Limite prestiti FIFA Seconde Squadre: analisi e prospettive nel contesto italiano”, organizzato dalla Lega Pro in collaborazione con la Juventus, presso l’Allianz Stadium a Torino ed a cui ha partecipato anche il Presidente Federale Gabriele Gravina.

L’idea principale sarebbe quindi quella di rivalutare il progetto attuale e ridiscuterlo, per renderlo di più ampio respiro e maggiormente condiviso. Sino ad oggi infatti solo la Juventus ha aderito alla proposta della LegaPro di inserire la propria seconda squadra nei vari gironi di Serie C. Da noi, secondo Agnelli, il format attuale dovrebbe essere ripensato ora che la Federazione ha una governance salda e ben guidata ed è quindi possibile un confronto fra tutte le parti interessate. Per attrarre altri grandi club e per trovare un accordo anche con la Lega B, fortemente scontenta di non essere stata considerata al momento di mettere in atto il progetto. Il campionato di Serie B, al contrario, rappresenterebbe uno scenario da tenere in considerazione nella rimodulazione del progetto, dato che, in caso di promozione le squadre B andrebbero a giocare in quel campionato, rimanendovi, peraltro, anche qualora dovessero vincerlo.

Ma la formula va ripensata e condivisa fra tutti gli interessati. Riusciranno a trovarne una che metta tutti d’accordo?

Su nuove basi molti club potrebbero però essere disponibili ad allestire una propria squadra B ed anche a renderla competitiva e la Juventus non rimarrebbe un caso isolato. L’allestimento delle Squadre B e la partecipazione al campionato di Serie C ed, eventualmente in caso di promozione a quello di B, potrebbe rappresentare la soluzione ideale per tutti per far fronte alla eventuale limitazione dei prestiti. Per i club di Serie A che avrebbero la possibilità di far giocare e valorizzare i propri giovani senza perderli e per i ragazzi di 19, 20, 21 anni che avrebbero quella di mettersi alla prova in un vero e proprio campionato, misurandosi con professionisti navigati. Ma bisognerebbe trovare un format che attragga più squadre e che, oltre alla LegaPro che ha proposto il progetto, sia condiviso anche dalla Lega B che necessariamente viene coinvolta. Riusciranno tutti a trovare una rimodulazione del progetto che possa soddisfare tutti? Speriamo di sì, perché nutriamo grande fiducia nel nuovo corso intrapreso dal Presidente Gravina.

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