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Stipendi, i club vorrebbero una dilazione, ma il sindacato calciatori fa resistenze. Quali prospettive?

Stipendi, i club vorrebbero una dilazione, ma il sindacato calciatori fa resistenze. Quali prospettive?

Di Francesco Paolo Traisci. Una Serie A che fa fatica a far quadrare i conti, con il perdurare della pandemia che diventa un motivo per cercare di ridurre le spese. Ma sugli stipendi è scontro...

Francesco Paolo Traisci

Una Serie A che fa fatica a far quadrare i conti, con il perdurare della pandemia che diventa un motivo per cercare di ridurre le spese. L’anno scorso era stata la Juventus a trovare un accordo con i propri giocatori che hanno rinunciato ad un mese e mezzo di stipendio, spiazzando il loro sindacato, quest’anno ha iniziato l’Inter che ha chiesto ai propri giocatori di rinunciare a due mensilità. Una posizione che inizialmente era stata appoggiata solo da Benevento, Cagliari, Genoa, Sampdoria e Crotone, ma che con il passare del tempo è stata condivisa e sposata anche dalle restanti società di Serie A, che adesso fanno fronte comune per trovare una soluzione alla crisi che sta mettendo a dura prova il nostro calcio.

Le resistenze dell'AIC

Già nota però era la resistenza manifestata dall’AIC che attraverso il suo Presidente, Umberto Calcagno, aveva più volte fatto sapere che si tratterebbe di una strada impercorribile, anche perché i contratti con i calciatori sarebbero individuali e non collettivi e quindi non ci sarebbe spazio per una negoziazione sindacale. Trattandosi di stipendi frutto di trattative individuali, nessuna trattativa collettiva potrebbe ridurla: ogni calciatore dovrebbe infatti quindi accettare individualmente il taglio del proprio stipendio. Una strada impraticabile, quella della contrattazione collettiva, secondo Calcagno, anche perché alcuni club avrebbero comunque già pagato fino a maggio, almeno il netto, rischiandosi così discriminazioni fra le varie situazioni. E perché poi alcuni club non avrebbero nemmeno pagato gli agenti, spingendoli a consigliare ai propri assistiti di guardare all’estero. 

La questione al Consiglio Federale

Ma i club sono determinati e quindi hanno deciso di portare la questione dinanzi al Consiglio Federale l’unico che (forse) avrebbe potuto imporre i tagli. In realtà, nemmeno il Consiglio Federale avrebbe avuto la possibilità di costringere dei professionisti a rinunciare al proprio stipendio e, come era prevedibile, ha fatto ciò che fa un organismo in cui si riuniscono varie componenti, ossia istituire un tavolo tecnico con Lega Serie A, Lega B, Lega Pro, AIC e AIAC per agevolare un confronto anche con alcuni rappresentanti delle società “al fine di approfondire le soluzioni più urgenti e favorire le condizioni ideali affinché il sistema torni in sicurezza”. A favorire quindi il dialogo ed il confronto fra le varie parti, con la mediazione del Presidente, ma senza prendere alcuna posizione a favore di una o dell’altra.  

Verifiche posticipate

Nel frattempo, andando incontro alle esigenze più urgenti manifestate dall’assemblea dei club della massima serie, lo stesso Gravina ha proposto al Consiglio, che ha approvato con voto unanime, di posticipare la verifica per i club di A del pagamento degli emolumenti di marzo nel mese di giugno. E ciò per evitare che il mancato pagamento di alcune mensilità si tramuti in sanzioni per i club. Consentire i ritardi vuol dire quindi lasciare aperta la strada alle trattative. Infatti, come è noto, per non incorrere in sanzioni, i club devono essere in regola con il pagamento degli stipendi non potendo quindi tardare per più di una mensilità. A meno che il Consiglio Federale non abbia deliberato una maggiore tolleranza nei ritardi. Proprio questo ha deciso l’ultimo Consiglio, stabilendo una tolleranza di due mensilità; casualmente quelle oggetto del contendere. L’importante sarà di aver trovato un accordo entro giugno, in modo da consentire l’iscrizione dei club al prossimo campionato. Ed ora spazio al confronto. Riusciranno club e giocatori a mettersi d’accordo?