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Spadafora, CONI, CIO: la pazienza è finita e si rischia la sanzione. Cosa può accadere?

ROME, ITALY - APRIL 23:  CONI President Giovanni Malago' attends the FIGC meeting at Italian olympic committee on April 23, 2018 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Si è già parlato più volte della grande riforma che il Ministro Spadafora intende lasciare in eredità al nostro movimento sportivo. Cinque Decreti al vaglio del Parlamento ed uno mai varato. Non è affatto certo che...

Francesco Paolo Traisci

"La situazione sta sfuggendo di mano… Abbiamo già parlato più volte della grande riforma che il Ministro Spadafora intende lasciare in eredità al nostro movimento sportivo. Cinque Decreti al vaglio del Parlamento ed uno mai varato. Non è affatto certo che i cinque usciti dalla penna del Ministro avranno vita facile: molto discutere stanno facendo la parte che prevede l’abolizione del vincolo sportivo per i dilettanti e quelle relative ai collaboratori sportivi ed al professionismo femminile, soprattutto per i costi che porteranno a carico delle società sportive, e che quindi debbono comunque essere accompagnati da idonee misure di sostegno economico da parte del Governo per poter entrare in vigore. Per non parlare di quello dedicato all’ammodernamento ed alla costruzione degli stadi di proprietà delle squadre di calcio, che appare ancora assolutamente privo di qualsiasi ricaduta pratica, tanto da spingere CONI, FIGC e Lega A ad un appello congiunto al Governo per misure concrete in tal senso.

CONI, Sport e Salute e CIO

"Ma è quello che è rimasto lettera morta a preoccupare. Quello con il quale si sarebbe dovuta restituire almeno parte della propria autonomia al CONI ed al sistema sportivo nazionale dopo il blitz di Sport e Salute e la attribuzione a questa società di una buona parte delle competenze in materia di Sport e, soprattutto, della cassa con la quale lo stato finanzia lo sport e le varie federazioni. Una messa all’angolo che il CONI ed i suoi vertici non hanno certo digerito e che ha provocato la levata di scudi del CIO e del suo Presidente Thomas Bach. Confermando il suo stretto legame con il nostro comitato olimpico, il Presidente del CONI ha prima manifestato preoccupazioni perché la riforma della Governance del CONI non rispetterebbe i principi della Carta olimpica relativi all’indipendenza dello sport, passando poi alla minaccia di sanzioni. 

Le preoccupazioni del CONI

"La preoccupazione riguarda la “non funzionalità del CONI” come dichiarato dallo stesso Bach. Uno dei punti meno accettabili della riforma, sarebbe, per il massimo esponente del CIO, sicuramente quello della figura del Segretario generale, ruolo chiave nell’organizzazione operativa che diventerebbe una diramazione di Sport e Salute all’interno dell’organigramma del CONI. È vero che anche in passato il Segretario generale era una figura operativa all’interno di CONI Servizi, ma rispetto a quest’ultima, Sport e Salute è un ente del tutto indipendente dal CONI. Avere al suo interno, ed anzi a capo della sua struttura operativa, una figura “estranea” espressione di un ente governativo, metterebbe in pericolo, secondo il Presidente Bach, l’intera operatività del CONI e, nell’immediato, la stessa organizzazione dei giochi olimpici invernali. Ma ci sarebbero anche altre criticità: il marketing dei cinque cerchi, che sarebbe stato tolto al CONI ed attribuito a Sport e Salute, ed in generale uno svuotamento di competenze, personale e risorse finanziarie, che nel passaggio da CONI Servizi a Sport e Salute uscirebbero dalla sfera di controllo del CONI.

Che sanzioni rischia l'Italia?

"E allora se la situazione non cambierà ed il Governo, Spadafora e Conte chiamati in causa, non troverà una soluzione che accontenti tutti, ecco la minaccia di sanzioni. Fra queste, la paventata sospensione del riconoscimento al nostro Comitato Olimpico porterebbe la conseguenza che i nostri atleti potrebbero doversi presentare alle prossime manifestazioni internazionali senza bandiera tricolore, gareggiando individualmente sotto l’egida del CIO. Niente Inno di Mameli e niente rappresentative nazionali. E poi addio ai contributi che il CIO aveva stanziato per le olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, mettendo in pericolo la stessa manifestazione. Dal canto suo il Ministro ha accusato il Presidente del CIO di aver travisato il senso della sua riforma, mentre qualcuno insinua il sospetto che il focus del CIO sul nostro Comitato olimpico sarebbe anche dovuto dallo stretto legame che l’attuale presidente ha con i suoi vertici attuali, che furono fra i suoi grandi sostenitori al momento della sua elezione. 

Le problematiche da risolvere

"Noi non crediamo affatto che il tutto sia dovuto ad una battaglia personale fra il Ministro ed il Presidente del nostro comitato olimpico, soprattutto perché alcune criticità sono evidenti. I vari limiti ai mandati per le cariche sportive, espressione del libero associazionismo fra privati, non possono essere frutto di applicazione analogica di norme destinate ad esponenti della pubblica amministrazione, proprio perché la libertà di associazione (anche sportiva e le federazioni questo sono) è tutelata dalla Costituzione, che prevede solo l’obbligo di democraticità nell’elezione dei propri rappresentanti. Sicuramente la riforma non può svuotare completamente il comitato olimpico, costringendolo a dipendere per quanto riguarda il suo organico e le sue risorse umane ancora più di quelle economiche interamente da un ente sotto il completo controllo del Governo, questo sì che sarebbe contrario all’autonomia dello sport. Il punto è che una cosa era la CONI Servizi, emanazione del CONI che gestiva per conto del CONI le sue risorse anche umane con un contratto di servizio strumentale agli equilibri economici fra i due enti, un’altra è il contratto di servizio fra il CONI ed un ente a lui assolutamente estraneo, peraltro emanazione diretta della politica nostrana.

"Nel frattempo, ad esacerbare ulteriormente i rapporti, è scoppiata una polemica fra il ministro e il Presidente e AD di Sport e Salute Vito Cozzoli, che qualcuno vorrebbe mandare in pensione nell’ottobre 2021, in virtù dell’applicazione della legge Madia sulla p.a. La situazione è dunque grave e necessita una soluzione, prima della riunione del CIO che si terrà il 27 gennaio.