Si riprende a giocare per le TV? Ecco l’impatto dei diritti sugli introiti dei club

Di Francesco Paolo Traisci. Il calcio riprende, ma si ricomincia a giocare per le TV e per gli introiti che si ricevono per la trasmissione dei match? Ecco quanto “impattano” i diritti TV sui club. Dall’eccezione Bayern al “traino” in Italia.

di Francesco Paolo Traisci

L’importante era ricominciare a giocare. Anche per ridurre le perdite e mettere fine ai mancati introiti e cercare di evitare di crearne di ulteriori.  Sicuramente si dovrà rinunciare al botteghino (quantomeno finché non sarà deciso di riaprire le porte degli stadi), qualcuno sta cercando di non restituire i soldi agli abbonati, qualche sponsor è fuggito, per problemi propri o per l’inattività. Il problema maggiore tuttavia è rappresentato dai diritti TV. A campionato fermo, i concessionari dei diritti avevano cercato di non pagare, di rinegoziare. E mentre DAZN e IMG hanno trovato un accordo per una dilazione, promettendo di pagare quanto a suo tempo pattuito, Sky ha bloccato il pagamento ed è arrivata ai ferri corti con la Lega, che ha reagito con un decreto ingiuntivo, opposto da Sky. Nessuno fa un passo indietro e tutti sono in attesa della pronuncia del giudice.

Nel frattempo, però, è cominciato l’iter per l’assegnazione dei diritti per il prossimo triennio (2021/24), con la posizione contrattuale di forza di Sky minacciata da un nuovo strumento: la piattaforma della Lega. Quello che, durante le contrattazioni per l’attuale triennio era stata solo un ipotesi, subito smentita dalla Lega stessa nel corso dell’indagine dall’Antitrust e vietata in quell’occasione dalla stessa Authority, ora è una delle opzioni possibili per vedere le partite del prossimo triennio. Che i patron della serie A abbiano deciso di rendersi indipendenti dalle offerte di Sky, con la speranza di realizzare maggiori guadagni con la trasmissione in proprio delle partite del campionato può essere più di una idea, ora.

Quanto impattano i diritti TV sui club italiani?

E ciò anche perché il budget dei nostri club dipende molto da questa voce di ricavi, più di quanto avviene all’estero. Riprendendo i dati forniti da un’analisi di SportEconomy a cura di Marco Perrotta, i ricavi dai diritti audiovisivi rappresentano una voce di importanza decisamente notevole soprattutto per le squadre medio piccole, laddove questa fonte di ricavi rappresenta una percentuale minore del reddito complessivo dei top club, che pur ricevendo somme spesso maggiori in applicazione dei vari criteri di ripartizione ed alle entrate anche dei diritti delle gare europee, hanno altre fonti di reddito. In particolare laddove l’impatto medio dei diritti audiovisivi è stato calcolato intorno al 45% rispetto ai ricavi (al netto delle plusvalenze) per i top club, per le squadre medio piccole la percentuale dei loro ricavi proveniente dai diritti audiovisivi arriva fino ad una media di circa 75%.

Ecco le percentuali in giro per l’Europa

Nel dettaglio, partendo dalla Liga, l’incidenza dei diritti audiovisivi sui ricavi del Real Madrid è del 34% mentre quella del Barcellona è del 35%. Si passa poi all’Atletico Madrid con 52% e Athletic Bilbao con 60% poi tutto il resto delle squadre a salire, ma per esempio risalta la posizione del Valencia con un 72% nonostante sia costantemente tra le prime posizioni della Liga. Più o meno lo stesso avviene per la Premier, in cui le prime 6 hanno una percentuale di ricavi da diritti audiovisivi che va dal 38% del Manchester United, ai 45, 46, 47 e 49% rispettivamente di Chelsea, Arsenal, Manchester City e Liverpool, fino ai 53% del Tottenham. Peraltro questi ultimi due club hanno una percentuale superiore anche in considerazione delle cifre incassate grazie alle trasmissioni delle rispettive gare della Champions League, che li ha visti protagonisti fino alla fine. Quindi percentuali basse malgrado le somme elevate che effettivamente vengono distribuite grazie alla commercializzazione dei diritti della premier.

Per la Bundesliga, il Bayern Monaco ha un impatto pari al 32%, che a livello continentale è il valore più basso tra i top club, poi a seguire Borussia Dortmund (44%) e Schalke 04 (48%), ma in generale in tutto il Campionato tedesco non si supera il 64% anche da parte delle squadre medio piccole. Da noi la media si aggira invece intorno al 55%, con le grandi che la abbassano da Juve, Inter e Milan (prima l’Inter con il 37%, poi Juve al 44% ed il Milan al 48%), mentre la Roma arriva intorno al 59%, l’Atalanta spinta dalla Champions, intorno al 63% e il Napoli al 69%.

Si ricomincia a giocare per gli interessi legati ai diritti?

Tutto ciò significa che i club sono molto legati alla commercializzazione dei diritti audiovisivi e che sono soprattutto i piccoli club in generale ad aver bisogno di questa fonte di reddito, perché, al di là delle cifre incassate in assoluto, i grandi club hanno altre entrate: biglietti, premi, merchandising, licensing, sponsor e diritti di immagine. Ma, soprattutto da noi si tratta di entrate pesanti per piccoli e grandi club. Per questo, dopo le iniziali ricerche nel finire il campionato seguendo i propri interessi di classifica, quasi tutti hanno spinto per riprendere a giocare. Nell’attesa di poter sfruttare ancora meglio questa fonte di introiti. Anche da noi che, per le particolari condizioni del mercato, abbiamo una posizione particolarmente forte di Sky che, legittimamente, si è posta come interlocutore pressoché unico e che, quindi di fatto rappresenta il cliente di maggior peso dei nostri club. Ed allora i presidenti, non essendo riusciti ad alimentare una concorrenza fra le emittenti, per liberarsi del peso di Sky, stanno cercando di mettersi in proprio, creando loro stessi un’emittente. Ci riusciranno? E soprattutto, questo consentirà loro di monetizzare meglio i diritti?

Vedremo! L’impressione è che la querelle sul mancato pagamento da parte di Sky della rata appena scaduta dei diritti attuali sia solo una (e nemmeno particolarmente strategica) battaglia in una lunga guerra!   

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy