Serie C…risiamo: ancora società sull’orlo del fallimento. Come si tutelano i campionati e i calciatori?

Serie C…risiamo: ancora società sull’orlo del fallimento. Come si tutelano i campionati e i calciatori?

Di Francesco Paolo Traisci. Serie C…risiamo. Arrivano nuovi casi di società sull’orlo del fallimento, quelli di Rieti e Avellino. Le nuove norme prevedono però che il campionato non sia falsato e la FIGC promette vita dura per gli avventurieri del calcio…

di Francesco Paolo Traisci

Serie C…risiamo. Arrivano nuovi casi di società sull’orlo del fallimento, quelli di Rieti e Avellino. Le nuove norme prevedono però che il campionato non sia falsato e la FIGC promette vita dura per gli avventurieri del calcio, per chi che prende i soldi e scappa facendo naufragare i sogni dei tifosi di piazze anche importanti. In questi casi 2 sono gli interessi che vengono tutelati:

1. La regolarità del campionato

2. I calciatori.

Come viene preservata la regolarità del campionato?

I recenti episodi non rimarranno impuniti. Lo ha detto chiaramente il presidente Gravina in una nota.Nel dover constatare purtroppo che a Rieti sono venute meno le condizioni per portare avanti un progetto serio nel calcio professionistico, la mancata disputa della gara Rieti-Reggina conferma come le norme che abbiamo introdotto meno di sei mesi fa hanno impedito il verificarsi di una farsa e che si falsasse il campionato. Non si scherza più, basta prese in giro, lo avevamo promesso a tutti i protagonisti del nostro mondo, primi su tutti i tifosi: gli sciacalli non hanno diritto di cittadinanza nel calcio italiano”. 

Parole dure quelle del Presidente, che ha richiamato anche gli incresciosi fatti occorsi nella scorsa stagione, ed in particolar modo la gara surreale fra Cuneo e Pro Piacenza dello scorso febbraio, conclusasi con la vittoria degli ospiti in 11 contro 7 per 20 a 0. Proprio in seguito a queste brutte vicende il numero uno di via Allegri aveva fatto approvare un pacchetto di regole che, riformando le NOIF, andavano a preservare la regolarità del campionato. Con i comunicati n. 42 /A del 30 gennaio e 83/A del 2 aprile del 2019 erano stati infatti modificati, con effetti decorrenti dal 1° luglio scorso, alcuni commi dell’art. 53 delle NOIF per rendere più severa la disciplina della rinuncia alle gare da parte delle squadre e delle conseguenti sanzioni. Sempre nella nota il presidente le illustra così: “A seguito dei fatti incresciosi avvenuti nella scorsa stagione agonistica, il Consiglio Federale della FIGC, infatti, ha modificato le norme per impedire che si verificassero più casi come Cuneo-Pro Piacenza. Il pacchetto di provvedimenti adottato in due riunioni successive ad inizio 2019 non consentono più ad una società di scendere in campo senza l’allenatore titolato a farlo e se si manifestano evidenti carenze organizzative e gestionali. A queste si aggiungono, con l’obiettivo di preservare la competizione sportiva, l’esclusione dal campionato alla mancata disputa di due gare ufficiali (prima erano 4) e al mancato pagamento degli emolumenti per due bimestri. Il quadro complessivo è stato completato con la decisione di non assegnare punti nelle gare dove una delle due squadre risulti rinunciataria, indipendentemente se queste si verifichino nel girone di andata o di ritorno.  

Priorità quindi alla regolarità del campionato: chi zoppica vistosamente, non riuscendo a mandare in campo per più giornate una formazione regolare, viene escluso. E ciò innanzitutto la riforma dei commi 3 e 4 dell’art. 53. In precedenza era prevista una differente conseguenza per le partite non disputate a causa di irregolarità di una delle due squadre ovvero non terminate per lo stesso motivo in funzione del periodo in cui si verificavano. Se prima il terzo comma prevedeva che qualora una “società si ritiri dal Campionato o ne venga esclusa per qualsiasi ragione durante il girone di andata, tutte le gare in precedenza disputate non hanno valore per la classifica, che viene formata senza tenere conto dei risultati delle gare della società rinunciataria od esclusa”. Ed il quarto, invece, disponeva che, nel caso di ritiro o esclusione nel girone di ritorno, tutti i risultati conseguiti dalla squadra sino al momento dell’esclusione venivano computati ai fini della classifica, senza quindi automatica assegnazione dei 3 punti agli avversari.  Al contrario, con la riforma tutto rientra nella disciplina del 3 comma, con la conseguenza della irrilevanza per la classifica dei risultati conseguiti, a prescindere dalla tempistica, ossia dal fatto che il ritiro o l’esclusione avvengano nel girone d’andata o di quello di ritorno. La ratio sembra evidente e la riforma appare più che condivisibile: se una squadra dovesse iniziare bene e crollare successivamente, si verificherebbe una evidente una disparità fra quelli contro i quali ha giocato regolarmente e quelli contro i quali invece ha rinunciato a giocare o non ha giocato perché già esclusa. Ed allora è corretto azzerare tutto!

Poi a completare la riforma, con il Comunicato 83/A del successivo 2 aprile, il numero di gare non disputate o non terminate prima dell’esclusione dal campionato è stata ridotta a 2 dalle 4 della precedente regola. Un modo per accorciare “l’agonia” di quelle squadre in difficoltà economica irreversibile ed evitare di peggiorare una situazione che sicuramente minerebbe la regolarità del campionato.

Ma quali sono le situazioni di irregolarità?

Due sono quelle che più di frequente si sono presentate. Da una parte le irregolarità nel numero dei giocatori: l’art.3 primo comma stabilisce infatti che “Ogni gara è disputata da due squadre, ciascuna composta da non più di undici calciatori, uno dei quali deve essere il portiere. Nessuna gara potrà iniziare o proseguire se l’una o l’altra squadra dispone di meno di sette calciatori.”.  Quindi se una squadra perde 5 giocatori (con infortuni veri o presunti tali) durante la gara (o comincia con meno di undici e poi ne perde altri fino ad arrivare a 6 effettivi in campo), la partita deve essere interrotta. E la situazione deve essere definitiva, nel senso che, se una squadra ha meno di sette calciatori perché uno o più calciatori sono usciti intenzionalmente dal terreno di gioco, l’arbitro non è obbligato ad interrompere il gioco” ed il gioco può farlo proseguire sino alla successiva interruzione del gioco. Ma se la squadra alla ripresa non recupera il numero minimo di 7 giocatori, la gara dovrà essere definitivamente interrotta.

L’altro caso, verificatosi peraltro nella gara fra Rieti e Reggina, riguarda il tecnico. L’art. 66 delle NOIF prevede che “la presenza nel recinto di giuoco di un allenatore tesserato e abilitato dal Settore tecnico per la conduzione della squadra è obbligatoria per entrambe le squadre in occasione delle gare organizzate dalla Lega Nazionale Professionisti serie A, dalla Lega Nazionale Professionisti serie B, dalla Lega Italiana Calcio Professionistico, eccezion fatta per le gare del Campionato Primavera e del Campionato Berretti” e sanziona l’inosservanza di tale obbligo, con il mancato inizio della gara, con gli effetti previsti dall’art. 53, comma 2 delle NOIF, salva la sussistenza di una causa di forza maggiore comprovata dalla società e certificata dalla Lega di competenza, la quale ne darà comunicazione all’arbitro.

Allo stesso modo poi “la presenza nel recinto di giuoco del medico sociale o di altro medico autorizzato dal Settore Tecnico è obbligatoria per entrambe le squadre in occasione delle gare organizzate dalla Lega Nazionale Professionisti serie A, dalla Lega Nazionale Professionisti serie B, dalla Lega Italiana Calcio Professionistico, eccezion fatta per le gare del Campionato Primavera e del Campionato Berretti”. Ma diverse sono le conseguenze per la mancanza del medico. Se manca quello della squadra di casa, l’arbitro non potrà dare inizio alla gara, sempre con gli effetti dell’art. 53, mentre se manca quello della squadra ospite è prevista la sanzione dell’ammenda.

E per i giocatori? Come vengono tutelati dalla rinuncia o dalla esclusione del proprio club dal campionato competenza?

Qual è il destino dei calciatori se le società falliscono in corsa o se vengono escluse dal campionato? Chi li paga? Possono tornare sul mercato? Per i calciatori è previsto dall’art. 110 delle NOIF lo svincolo d’autorità per inattività della società, ossia quando questa non prenda parte al Campionato di competenza, o se ne ritiri o ne venga esclusa, o ad essa sia revocata l’affiliazione. Di recente è stata specificato anche che, in caso di giocatore in prestito, se l’inattività è quella della società in cui gioca in prestito, viene ripristinato l’originario rapporto con la società cedente, ossia il giocatore torna dalla società proprietaria del cartellino; se invece a essere esclusa è quella proprietaria del cartellino, il tesseramento temporaneo terminerà alla sua scadenza naturale (quindi rimane presso quella in cui gioca fina al termine del prestito e poi sarà svincolato). E i calciatori così svincolati possono tesserarsi per altre società subito dopo la pubblicazione del provvedimento, a meno che non abbiano già disputato anche una sola gara del girone di ritorno del Campionato, cui partecipa la prima squadra della società divenuta inattiva.

Peraltro, per i professionisti sono i contratti collettivi (per la Serie A l’art. 13 dell’accordo del 2011, tuttora in vigore grazie ad una serie di proroghe) a prevedere che, al di là dei casi di mancata iscrizione o di esclusione o ritiro, ci sia la possibilità di ottenere la risoluzione del contratto (ovvero la liberazione del giocatore), agendo per il mancato pagamento degli stipendi decorso il 20 giorno dalla scadenza del pagamento, previsto per il 20 giorno del mese successivo a quello del mancato pagamento. Per ottenere questa tutela il calciatore ha l’obbligo di mettere in mora la società. Società che ha 20 giorni per versare quanto richiesto. Altrimenti la vicenda sarà poi devoluta ad un collegio arbitrare che potrà anche predisporre la risoluzione del contratto. Passi avanti per la tutela della regolarità dei campionati e dei giocatori. Ma ai tifosi chi pensa?

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