Serie C, rientrata la minaccia dello sciopero. Ma perchè i calciatori non volevano scendere in campo?

Di Francesco Paolo Traisci. La prima giornata di Serie C, in programma per il 27 settembre e che appariva sempre più in forse per l’annunciato sciopero dell’Associazione calciatori, alla fine si gioca. La mediazione del presidente Gravina è riuscita a far rientrare la protesta dei giocatori. Ma quali erano i motivi dello scontro?

di Francesco Paolo Traisci

La prima giornata di Serie C, in programma per il 27 settembre e che appariva sempre più in forse per l’annunciato sciopero dell’Associazione calciatori, alla fine si gioca. La mediazione del presidente Gravina è riuscita a far rientrare la minaccia dello sciopero per protestare contro la decisione dei Presidenti di Serie C di limitare, sul modello della Serie A e prima ancora delle competizioni UEFA, l’elenco dei giocatori da inserire nella rosa a 22 calciatori con contratto professionistico formalizzata all’art. 1bis del nuovo regolamento. In buona sostanza nel corso del campionato la società avrebbe potuto utilizzare solo 22 giocatori oltre ai giovani di serie, che non hanno quindi alcun contratto professionistico. Da qui la protesta del sindacato dei calciatori per la restrizione che ciò inevitabilmente avrebbe comportato nel numero dei giocatori tesserati e quindi per l’inevitabile aumento dei disoccupati o di quelli costretti a scendere fra i dilettanti.

LE RAGIONI DEI PRESIDENTI – Ed è così nato un acceso botta e risposta fra il Presidente del sindacato dei calciatori l’avv. Calcagno ed il Presidente della Lega Pro Ghirelli. È ovvio che le motivazioni sono economiche. Dai dati richiamati dal Presidente Ghirelli in una dichiarazione all’interno del sito istituzionale nel girone d’andata della stagione 2019/2020 le rose dei club erano composte in media di 25,32 calciatori per squadra con contratto professionista oneroso. L’utilizzo medio di ciascun calciatore è stato del 42,89%, ovvero 733,40 minuti giocati sui 1710 minuti totali. Nella pratica solamente 16-17 giocatori venivano impiegati con continuità. Ma il dato che ci ha portato a questa modifica è che una media di 3,57 calciatori per squadra è stata utilizzata per meno di una gara ovvero 85,50 minuti. Tradotto: quasi 4 giocatori a squadra non hanno mai giocato nella scorsa stagione. La rosa media dei calciatori professionisti con contratto oneroso rivista sarebbe quindi di 21,75. Gli emolumenti medi per ogni calciatore professionista sono di circa 55.000 euro lordi annui.

I DUBBI DEI CALCIATORI – Una lista con un massimo di 22 calciatori professionisti, lasciando liberi i giovani di serie, nella scorsa stagione avrebbe comportato un risparmio medio per club di 182.600 euro ed un risparmio di sistema di circa 11 milioni di euro. Quindi dal punto di vista dei presidenti la limitazione era una semplice presa d’atto che in media 3 giocatori per ogni club non verrebbero mai utilizzati, venendo quindi retribuiti di fatto per non giocare. Ma per i calciatori era evidentemente un forte danno per la categoria, che già si trova con il maggior numero di disoccupati, bruciando circa 200 posti di lavoro destinati ai propri tesserati. Queste le posizioni, che sembravano inconciliabili. Per questo è sceso in campo il Presidente FIGC Gravina. La proposta è stata quella di portare le liste a 24, più un classe 2001. E lo slittamento della prima giornata, che appariva sempre più certo, è stato evitato con un miracolo dell’ultima ora.

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