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Salta la riforma dello sport nella parte relativa alla governance, ma Spadafora si difende. Adesso quali sviluppi?

ROME, ITALY - SEPTEMBER 21: Vincenzo Spadafora, Minister of Sport of Italy looks on during the men's final match between Novak Djokovic of Serbia and Diego Schwartzman of Argentina during day eight of the Internazionali BNL d'Italia at Foro Italico on September 21, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Riccardo Antimiani - Pool/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Cinque nodi su sei della riforma sono stati affrontati e risolti dai decreti annunciati, ma manca quello su cui c’è stata sempre battaglia: la governance dello sport, divisa fra CONI e strutture governative. Come si...

Francesco Paolo Traisci

"Una "riformetta" è stata definita da qualcuno. Una montagna che ha partorito il topolino. Ma il Ministro Spadafora non ci sta! “Chiamateli decretini, chiamateli come volete ma di sicuro non è una riformina - ha spiegato - perché avrà un impatto enorme. Lo vedremo dopo l'emergenza sanitaria. Certo, non sono contento perché non è stato portato a casa il tema della governance (l'articolo n.1, ndr), su cui sono prevalsi interessi personali, ma non è vero che è il cuore della riforma. Il cuore della riforma è stato approvato con norme per 500.000 lavoratori sportivi che non avevano alcuna forma di tutela”. Cinque nodi su sei sarebbero quindi stati affrontati e risolti dai decreti annunciati, mancherebbe quello su cui c’è stata sempre battaglia: la governance dello sport, divisa fra Coni e strutture governative.

Braccio di ferro politico

"Con una ripartizione di competenza che, allo stato rimane immutata. In assenza del decreto n.1, quello sulla governance, ha spiegato ancora il ministro, “restano le competenze attuali di ciascun ente sportivo, innanzi tutto il CONI, Ma resta un problema da risolvere. Se da un lato non è intaccata la funzionalità del Coni, c'è da attribuire la piena autonomia del Coni su cui il Cio ci ha richiamato”. C’è stato un braccio di ferro all’interno della maggioranza: il Pd e Italia viva hanno vinto contro i 5 Stelle, che volevano azzerare tutto e tutti. Spadafora ha spiegato che “c'è stata mancanza di volontà molto diffusa, irrigidimento da parte del CONI, fortissimo di Sport e Salute e anche delle forze politiche".

Coni e Sport e Salute

"Ed ha lanciato una provocazione: “sono certo che il presidente del CONI Malagò e il presidente di Sport e Salute Cozzoli non vedranno l'ora di rivedersi per rinnovare il contratto di servizio che consentirà al Coni di portare avanti i propri impegni e la proprio attività”. E sì perché allo stato il problema della Governance, dell’autonomia dello sport, della ripartizione delle competenze fra il Ministero dello Sport (e le sue diramazioni come Sport e Salute) e l’ente sportivo e, soprattutto, delle gestione dei fondi destinati allo sport appare uno scoglio insormontabile. In questo clima di tregua la cassa rimarrebbe a Sport e Salute, ma il CONI potrebbe comunque riottenere il suo impianto organico, i suoi dipendenti che nel passato erano stati dirottati su Coni Servizi e quindi su Sport e Salute ed alcuni dei suoi fiori all’occhiello che ha dovuto momentaneamente cedere.

Ritorno al passato

"Il problema dei rapporti fra CONI e Governo resta quindi aperto ed in un certo senso il ministro se ne è lavato le mani: “superata la possibilità che avevamo di affrontare questa questione con un intervento governativo, mi rimetterò alle forze parlamentari di maggioranza che potranno o decideranno di trovare una sintesi”. Spadafora, almeno per ora, esclude che si possa risolvere con la legge di stabilità, ma secondo qualcuno basterebbe un emendamento per uscire dalle secche, come propone anche il Pd. Per ora assistiamo ad un ritorno al passato: sono infatti scaduti i due anni dalla Legge delega voluta da Giorgetti dell’allora governo gialloverde. Ed il vero vincitore per ora è il CONI, che potrebbe riavere i suoi due fiori all’occhiello ceduti a Sport e Salute: la Scuola dello sport ed il Centro di Medicina sportiva dell’Acqua Acetosa. Riavrà il marketing (con tutto ciò che ruota intorno ai 5 cerchi), il territorio, la statistica e, soprattutto, la vigilanza amministrativa sulle federazioni.

Vincono i vertici del CONI e quelli federali

"Ma i veri vincitori dello scontro sono gli alti vertici del CONI e delle Federazioni: per ora quindi niente divieto di triplo mandato (che avrebbe bloccato molti, Malagò compreso), così come di incompatibilità fra cariche sportive e politica (che ne avrebbe bloccati altri, membri del parlamento che sono o aspirano a diventare presidenti di Federazioni o comunque alti esponenti della governance sportiva), tanto che molti (19 secondo i calcoli di Repubblica) si sono affrettati a farsi rieleggere e tanti altri lo stanno facendo, proprio per cogliere l’attimo che potrebbe essere fuggente! Tutto ciò potrebbe bastare ad acquietare il CIO ed il suo presidente, Bach, che tanto sembrano tenere alle sorti di alcune nostre cariche sportive e che spesso sono arrivati a minacciare l’Italia per interferenze nella autonomia dello sport. Potrebbe così essere accantonata la minaccia più o meno velata relativa alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026. Ed intanto la nottata è passata!

Cosa dicono i decreti già approvati?

"Per i cinque decreti approvati, quelli usciti dalla penna del Ministro, continua l'iter e prima che siano legge dovranno passare attraverso non pochi ostacoli. La partita infinita non è finita per niente, dovendo passare al vaglio delle commissioni parlamentari e poi all’esame del Comitato Stato-Regioni con la prevista opposizione del centrodestra. Ma in che consistono? I primi due prevedono l’introduzione di nuove forme di tutela per alcune figure legate al mondo dello sport, che sinora non erano riconosciute. Innanzitutto i lavoratori sportivi, con la creazione ed il riconoscimento di figure professionali sino ad oggi sconosciute e quindi prive di tutela, e poi le donne, con l’introduzione del professionismo anche per loro. Entrambe introducono forme di tutela importanti e necessarie per categorie sino ad ora non tutelate, ma che in concreto, devono comunque confrontarsi con la necessità di trovare risorse per coprire i costi previdenziali, assistenziali e pensionistici che graverebbero sulle società sportive, che già sono in difficoltà per la crisi attuale. Per questo debbono essere accompagnate da idonee forme di sostegno economico da parte del Governo, ed è questo il vero punto della riforma!

"Meno controversa è sicuramente quella dedicata all’accesso degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari e nei corpi civili dello Stato, trattandosi di un riconoscimento del diritto allo sport anche per categorie svantaggiate, in linea con la costituzione con la natura di ente pubblico del Comitato Paralimpico Italiano che nel 2018 si è reso autonomo dal CONI, diventando una struttura a questo parallela. "L'approvazione da parte del Consiglio dei ministri di una norma per l'accesso degli atleti paralimpici nei Gruppi sportivi militari e nei corpi civili dello Stato è una notizia straordinaria, la realizzazione di un sogno che ho cullato da atleta e inseguito da dirigente e uomo di sport negli ultimi 20 anni. Si tratta di una importante conquista di civiltà che contribuirà a cambiare la cultura del nostro Paese” ha scritto su Twitter Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico. In questo caso, la possibilità che le forze armate abbiano fra i propri tesserati degli atleti paralimpici rappresenta una forma di sostegno economico per attività sportive che altrimenti non potrebbero avere le necessarie risorse finanziarie, laddove, appunto, le forze armate hanno rappresentato e continuano a rappresentare uno dei motori per gli sport popolari ma non redditizi economicamente.    

"Molto più controversa è la quinta riforma che ha ad oggetto l’abolizione del vincolo sportivo per i più giovani che dovrebbe essere sostituito da un premio di formazione. C’è stata infatti la dura reazione della LND, in cui molte società si sostengono puntando sulla formazione giovanile. E non sembra finita qui. Il Ministro si dice soddisfatto della propria riforma, pur rammaricandosi di non aver risolto il problema più spinoso: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?