Riforma dello sport, ennesimo atto. A che punto siamo? E come si esce dalla querelle?

Di Francesco Paolo Traisci. Sono ormai quasi due anni che si parla di riforma dello sport ma ancora non si vede l’alba! Ed è un ormai un muro contro muro fra il mondo dello sport ed una parte di quello politico intorno al Ministro Spadafora.

di Francesco Paolo Traisci

Sono ormai quasi due anni che si parla di riforma dello sport ma ancora non si vede l’alba! Ed è un ormai un muro contro muro fra il mondo dello sport ed una parte di quello politico intorno al Ministro Spadafora.È triste vedere che una riforma invocata da tutti e cominciata sotto buoni auspici piano piano è scivolata nelle polemiche soprattutto su di un punto: chi tiene la cassa! Tutti ci girano intorno, sin dall’inizio, parlando di autonomia dello sport, ma il punto vero è proprio quello della gestione dei finanziamenti allo sport.

Cosa è successo con il progetto di riforma?

Inizialmente la creazione di Sport e Salute, o meglio la trasformazione di CONI Servizi, aveva visto il consenso di alcune federazioni, in particolare di quelle più ricche che erano insorte nei confronti del management del CONI, proprio per la scarsità dei fondi loro destinati. Ma rapidamente il consenso intorno alla riforma, a firma dell’allora ministro Giorgetti, è evaporato al momento di mettere in pratica la legge delega. Infatti, dopo un primo giro di distribuzione dei fondi in cui si cercò di accontentare tutti, CONI compreso, in parte rinviando l’applicazione dei nuovi criteri di riparto ed in parte attribuendo al CONI stesso un’ulteriore fetta di finanziamento straordinario, i nodi sono venuti al pettine.

Quali sono i punti da riformare?

Tre erano (e tuttora sono) i punti su cui la riforma sarebbe dovuta intervenire. La governance dello sport con un riparto di competenze fra le strutture dello Sport (CONI in testa) e quelle politiche (ossia Sport e Salute e, in definitiva il Governo), con farraginose distinzioni fra sport di base e scolastico e sport di élite, agonistico. Le rappresentative nazionali e l’organizzazione della partecipazione ad olimpiadi e competizioni internazionali. La riorganizzazione e la disciplina delle figure sportive e del professionismo sportivo e la semplificazione delle procedure burocratiche ed amministrative per l’esercizio dell’attività sportiva, in definitiva una nuova legge sugli stadi.

A che punto siamo?

Ora mentre una nuova legge sugli stadi langue e si discute di allentare i vincoli imposti attualmente per l’edilizia residenziale con la proposta di scambi di cubatura ed altre diavolerie del genere, anche la parte relativa alle figure professionali dello sport, ai collaboratori sportivi, agli agenti sembra messa in stand by. Qualcosa è stato fatto per l’introduzione del professionismo femminile, con degli sgravi fiscali sui contributi ma per il resto, nulla di soddisfacente dal punto di vista della riduzione dei costi per fiscalità e mutualità a carico delle associazioni sportive qualora fossero introdotte tali figure.

C’è ingerenza dello Stato?

Ma il vero punto di conflitto appare il primo: quello della governance e di chi tiene i cordoni della borsa. E la proposta del Ministro è riuscita nella missione che pareva impossibile di ricompattare tutto il mondo dello sport (contro di lui). Non è piaciuto affatto il limite ai mandati che verrebbe imposto ai dirigenti del CONI e delle federazioni. Un’ingerenza politica sull’autonomia privata e sulla libertà di associazione. Tecnicamente infatti le Federazioni sono associazioni di diritto privato, espressione della libertà associativa sancita dall’art. 18 della Costituzione. E, fintanto che sia mantenuto il principio di democraticità nell’amministrazione (ossia i posti negli organi decisionali e rappresentativi siano assegnati in base a libere elezioni), lo Stato non può limitare tale libertà degli associati.

E il CIO minaccia sanzioni…

E questo il punto dolente, perché oltre ai risvolti economici, si parla di autonomia dello sport: il CONI si è sollevato ed ha trovato la sponda del CIO (cosa non difficile, atteso che il presidente del CONI è anche membro del suo esecutivo), che minaccia sanzioni, chiaramente sul piano sportivo, ossia penalizzando il nostro paese nella sua partecipazione alle competizioni internazionali, olimpiadi in primis. Per ora il Ministro appare determinato, ma il suo fronte politico inizia a scricchiolare. Presto ci sarà un confronto all’interno delle varie forze di maggioranza. Continueranno a sostenere il Ministro o Spadafora sarà costretto a fare marcia indietro?

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