Riforma dello sport: c’è tempo fino al 27 gennaio, poi la riunione del CIO può portare le sanzioni…

Di Francesco Paolo Traisci. Sono giorni concitati per lo sport italiano. Mentre infatti 5 dei 6 Decreti della riforma stanno navigando nel loro iter parlamentare, l’ultimo potrebbe finalmente essere varato. E ciò soprattutto perché il tempo stringe ed alla prossima riunione del CIO potrebbero scattare le sanzioni promesse…

di Francesco Paolo Traisci

Sono giorni concitati per lo sport italiano. La riforma a suo tempo iniziata dal Ministro Giorgetti e proseguita dall’attuale Ministro dello Sport, Spadafora, potrebbe trovare finalmente un lieto fine. Mentre infatti 5 dei 6 Decreti stanno navigando nel loro iter parlamentare, l’ultimo (o meglio il primo) potrebbe finalmente essere varato. E ciò soprattutto perché il tempo stringe ed alla prossima riunione del CIO potrebbero scattare le sanzioni promesse. Non è affatto piaciuta al CIO la riforma che, con la costituzione di Sport e Salute come ente alle strette dipendenze del Governo, ha depotenziato il CONI relegandolo a mero ente di rappresentanza dello sport di vertice. Una minaccia alla autonomia dello Sport da tempo denunciata dagli stessi vertici del CIO e del CONI. Secondo l’ente che governa il movimento sportivo non verrebbero rispettati i canoni della Carta Olimpica.

Le preoccupazioni del CIO

Il tutto è iniziato con una dettagliata lettera di denuncia inviata il 6 agosto 2019, da James McLeod, director olympic solidariety and Noc relations (ossia i Comitati olimpici nazionali, qual è il CONI per noi), inviata al Presidente Malagò (membro italiano del CIO) e per conoscenza a Bach (Presidente CIO), Ferriani (menbro CIO e presidente della AIOWF, l’associazione che rappresenta le federazioni internazionali degli sport olimpici invernali), Ricci Bitti (presidente dell’ASOIF, ossia l’associazione che riunisce le federazioni internazionali degli sport olimpici estivi) e quindi rappresentanti del CIO presso il CONI) e Mornati (Segretario del CONI), in cui ha concluso invitando il CONI a portare “queste serie preoccupazioni” alle “più alte autorità di governo”, per risolvere “amichevolmente questi temi ed evitare eventuali complicazioni inutili e/o ulteriori azioni da parte del CIO”. Sanzioni che ora appaiono molto vicine. Il rischio è il ritiro o la sospensione del riconoscimento del CONI, ossia la squalifica dell’Italia come nazione, con la possibile partecipazione degli atleti solo a titolo personale, senza bandiera e senza inno in caso di successo (e senza rappresentative). Nello sfondo poi ci sono le olimpiadi invernali del 2026, assegnate a Milano e Cortina, il cui comitato organizzatore è presieduto proprio dal presidente del CONI. Speriamo non si tratti di questioni personali e di rivalità politiche…

Rivalità politiche

Il sospetto di molti è che questa parte della riforma sia stata costruita per soddisfare l’interesse di una parte della maggioranza di rinnovare i vertici di tutto il sistema sportivo nazionale, con un nuovo limite di mandati che non consenta la ricandidatura, oltre che dello stesso Presidente del CONI, di molti presidenti federali e dirigenti del CONI e delle singole federazioni che stanno lì da decenni. Tentativo per ora fallito, perché mentre la riforma langue, si stanno tenendo le elezioni in quasi tutte le Federazioni, con la riconferma di un ulteriore mandato per quasi tutti i dirigenti di lungo corso. E cosicché sarebbe rimasto nel mirino il solo il Presidente del CONI: secondo il Fatto Quotidiano, il Movimento 5 stelle avrebbe preteso almeno una testa, la sua! Per questo avrebbe chiesto di negargli un terzo mandato o, in alternativa, di mettere un’incompatibilità con la Fondazione di Milano-Cortina, di cui pure è presidente.

Malagò nel mirino?

Perché pare che sia proprio sulla persona del Presidente che si stia combattendo all’interno dello stesso Governo. Secondo Repubblica infatti, tramontata l’ipotesi di un limite ad hoc dei mandati, una parte della maggioranza, quella di stretta osservanza 5 stelle,  vorrebbe allora inserire una incompatibilità di Malagò come n.1 del CONI e presidente del Comitato organizzatore di Milano-Cortina 2026, anche se un parere dell’Avvocatura di Stato avrebbe già stabilito che non ci potrebbe essere alcuna incompatibilità e quindi Malagò in punta di diritto potrebbe continuare a ricoprire entrambe le cariche, visto che la Fondazione che organizzerà le Olimpiadi invernali non percepisce denaro pubblico e quindi non può essere equiparata ad un soggetto a controllo pubblico. E ciò anche in relazione al fatto che è il CIO che ha promesso di finanziare la stessa organizzazione con 900 milioni, forte anche della promessa, fatta a suo tempo dall’ex sottosegretario Giorgetti, che lo scorso anno a Losanna disse ai membri CIO: “Se ci darete le Olimpiadi di Milano-Cortina, alla guida del Comitato organizzatore ci sarà il vostro collega, Giovanni Malagò”. L’assegnazione è avvenuta, con piena soddisfazione del CIO.

Speriamo allora che le questioni personali vengano superate, perché una riforma appare necessaria proprio per tutto il movimento sportivo italiano. È necessario infatti risolvere in modo soddisfacente la questione dell’autonomia dello sport, restituendo al CONI la sua formale autonomia, con un ruolo che vada oltre il mero coordinamento fra le Federazioni (che oggi avviene senza gestire i fondi destinate a ciascuna) e la rappresentanza a livello internazionale, cosa che oggi fa con una dotazione propria ridotta all’osso. Le questioni personali devono infatti essere accantonate e che si lavori per il bene dello sport. Spadafora può sciogliere questo nodo dell’autonomia, ma anche PD e Italia viva adesso devono fare la loro parte. Ora ci vuole un decreto legge, possibile anche in tempi di fibrillazione politica come quelli di questi giorni, proprio per evitare le sanzioni minacciate dal CIO. Ci riuscirà? Lo vedremo presto anche perché il 27 gennaio è alle porte!

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