Razzismo negli stadi: si può sanzionare un club con lo 0-3 a tavolino per condotte discriminatorie dei suoi tifosi?

Razzismo negli stadi: si può sanzionare un club con lo 0-3 a tavolino per condotte discriminatorie dei suoi tifosi?

Di Francesco Paolo Traisci. Cori striscioni, ululati possono dar luogo alla sanzione della sconfitta ad opera del giudice sportivo? È previsto dal regolamento? Quale sanzione prevede in questi casi il nuovo codice di Giustizia Sportiva della FIGC, appena entrato in vigore?

di Francesco Paolo Traisci

Si parla tanto dello 0 a 3 a tavolino per la squadra i cui tifosi si segnalano per intemperanze razziste. Cori striscioni, ululati possono dar luogo alla sanzione della sconfitta ad opera del giudice sportivo? È previsto dal regolamento? Quale sanzione prevede in questi casi il nuovo codice di Giustizia Sportiva della FIGC, appena entrato in vigore?

La responsabilità dei club

Andando in ordine sistematico, possiamo iniziare con l’art. 6 che prevede la responsabilità della società e, relativamente al n. 3, nello specifico per l’operato ed il comportamento dei propri sostenitori, tanto sul proprio campo, quanto in campo neutro e in quello della società ospitante. Una responsabilità, quindi anche quando i propri tifosi sono in trasferta, anche se in questo caso si deve anche valutare come la società ospitante abbia adempiuto ai propri doveri relativamente all’ordine pubblico. Il successivo n. 4 completa il quadro, specificando che la “società risponde della violazione delle norme di ordine e sicurezza per fatti accaduti prima, durante e dopo lo svolgimento della gara, sia all’interno del proprio impianto sportivo, sia nelle aree esterne immediatamente adiacenti”. In questo caso, rimane da valutare quale sia l’area immediatamente adiacente all’impianto sportivo. Solo il perimetro dello stadio controllato dalla sicurezza della società o anche tutte le vie di accesso?

Il rigore di questa norma, la cui rigidità ha creato non pochi malumori in passato, è stata però attenuato con l’introduzione, nel nuovo codice della scriminante o attenuante della responsabilità disposta dall’art. 7 che consente di escludere o attenuare la responsabilità della società in seguito alla da parte del giudice dell’idoneità, l’efficacia e l’effettivo funzionamento del modello di organizzazione, gestione e controllo redatti ed approvati dal Consiglio Federale. La società può quindi eliminare o attenuare la propria responsabilità adottando ed eseguendo i protocolli di sicurezza previsti: un modo per trasformare quella che era una responsabilità oggettiva in responsabilità aggravata dall’inversione dell’onere della prova.

Ma quale può essere la sanzione?

Di sanzioni a carico della società tratta il successivo art. 8 che, al n. 2 prevede che la sanzione della perdita della gara può essere inflitta nei casi previsti dall’art. 10. In particolare è necessario esaminare e mettere a confronto i n. 1 e 2. Il primo prevede la sconfitta a tavolino per 0-3 per “la società ritenuta responsabile di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento della gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione”, mentre il n. 2 esclude la sanzione della perdita della gara se si verificano fatti o situazioni imputabili ad accompagnatori ammessi nel recinto di gioco o sostenitori della società che abbiano comportato unicamente alterazioni al potenziale atletico di una o di entrambe le società”. Incerta però appare la sanzione. Infatti la norma prosegue affermando che la società ritenuta responsabile è punita con “la sanzione minima della penalizzazione di punti in classifica in misura almeno pari a quelli conquistati al termine della gara”: quindi non sconfitta ma sottrazione dei punti conquistati? Quindi come una sconfitta senza vittoria dell’altra squadra? Poi però la norma specifica che, quando i fatti sono di particolare tenuità la sanzione può essere l’ammonizione, l’ammonizione con diffida, l’ammenda, o l’ammenda con diffida, mentre per quelli particolarmente gravi sarebbe prevista la squalifica di campo per un determinato numero di giornate o a tempo.

E per i cori razzisti o comunque discriminatori (ad esempio di discriminazione territoriale, come i cori intonati i tifosi napoletani ad esempio), cosa è previsto?

C’è l’art. 28 che, per quanto riguarda i cori discriminatori dei tifosi, al n. 4 prevede che le società “sono responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione che siano, per dimensione e percezione reale del fenomeno, espressione di discriminazione”. E nel prosieguo specifica la sanzione applicabile. In particolare, quando si tratta della prima violazione si applica la sanzione minima della chiusura di uno o più settori per una o più gare, ma “qualora alla prima violazione si verifichino fatti particolarmente gravi e rilevanti, possono essere inflitte, anche congiuntamente e disgiuntamente tra loro, la sanzione della perdita della gara e le sanzioni dell’obbligo di disputare una o più giornate a porte chiuse, la squalifica del campo ed addirittura la penalizzazione di uno o più punti in classifica”. Per le violazioni successive poi oltre ad una ammenda di almeno 50.000 euro, si dovrebbe applicare comunque la sanzione della perdita della gara combinata con le altre appena elencate, in considerazione delle concrete circostanze dei fatti e della loro gravità.

Ma esistono le esimenti e attenuanti per le società virtuose.

È l’art. 29 a prevederle, andando ad applicare il principio della limitazione della responsabilità già enunciato dall’art. 7. E la norma prevede che la società non risponde dei comportamenti dei propri sostenitori se ricorrono congiuntamente tre delle circostanze enunciate, ossia

a) La società ha adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire i comportamenti discriminatori dei tifosi;

b) la società ha correttamente cooperato con le forze dell’ordine per l’adozione di adeguate misure di prevenzione;

c) la società ha correttamente cooperato con le forze dell’ordine per identificare i propri sostenitori responsabili, anche mediante l’utilizzo di tecnologie di video sorveglianza;

d) al momento del fatto la società ha immediatamente agito per far cessare i cori discriminatori

e) altri sostenitori si sono apertamente e chiaramente dissociarti dai comportamenti discriminatori, con “condotte espressive della correttezza sportiva”.

Se poi solo una o due di queste circostanze si sono verificate, la responsabilità della società è comunque attenuata. Ed allora la risposta alla domanda iniziale è sì: per i cori discriminatori è possibile la sconfitta a tavolino. Ma devono essere ritenuti gravi. E si tratterà pertanto di stabilire quando in concreto gli odiosi cori razzisti debbano essere considerati tali. Ma devono essere puniti soprattutto i responsabili materiali dei fatti, senza alcuna indulgenza. E, se le società veramente vogliono farlo ora possono, evitando anche la responsabilità per i fatti e quindi le relative sanzioni adottando tutte le misure necessarie per prevenire o, in caso di impossibilità, per identificare i responsabili ed isolarli. E lo spauracchio delle sanzioni, combinato però con la possibilità di evitarle, potrebbe essere la soluzione giusta per sconfiggere finalmente questa piaga del calcio.   

  

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