Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

diritto effetto

Questione stadi, come si sciolgono i nodi? Costruire ex novo o riqualificare i vecchi impianti?

 (Photo by Valerio Pennicino - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. La norma “sblocca stadi”, o “salva-stadi”, nasce proprio con l'obiettivo di colmare il gap tra le strutture sportive presenti in Italia e quelle nel resto d'Europa. Il provvedimento mira a velocizzare gli...

Francesco Paolo Traisci

"Uno dei punti principali della riforma dello sport a suo tempo voluta da Giorgetti e poi ripresa da Spadafora riguarda la semplificazione. Semplificazione burocratica per il nostro sport, calcio in prima fila, compresa quella relativa all’edilizia degli stadi, in modo da incentivare il rinnovamento di un parco stadi vetusto e non più adatto alle esigenze del calcio moderno, con l'obiettivo di colmare il gap tra le strutture.

Stadio comunale o di proprietà?

"Come tutti sappiamo, la stragrande maggioranza dei nostri stadi fino a pochi anni fa era formata da impianti comunali, ormai vecchi, troppo grandi ed inadatti al calcio di oggi, tanto per quanto riguarda la fruibilità da parte dei tifosi quanto per ciò che concerne la sicurezza dei tifosi ed in generale le normative internazionali degli organi del governo calcistico. E i proprietari, nella stragrande maggioranza dei casi i comuni, sono spesso privi di risorse finanziarie da dedicare all’ammodernamento delle proprie strutture sportive (ed eventualmente anche della volontà di eliminare le strutture utilizzate dagli altri sport, come ad esempio, la pista di atletica che tanto ostacola la visibilità del gioco). Ed allora l’idea degli stadi di proprietà da costruire ex novo o da riammodernare per rendere innanzitutto a norma e poi più specificamente dedicati all’attuale calcio ed ai suoi tifosi e riducendo la capienza in eccesso. Per cui ai club calcistici viene offerta una duplice opzione: costruirsi ex novo uno stadio, spesso lontano dal centro ed in aree che debbono essere attrezzate con le necessarie infrastrutture di viabilità e quant’altro, o prendere in gestione o acquisire lo stadio comunale e incaricarsi delle opere di adeguamento.

La legge salva-stadi

"Per entrambe le soluzioni è stata inserita, con un emendamento in sede di conversione in legge del decreto Semplificazioni, la norma “sblocca stadi”, o “salva-stadi”, che nasce proprio con l'obiettivo di colmare il gap tra le strutture sportive presenti in Italia e quelle nel resto d'Europa. Il provvedimento mira infatti a velocizzare gli interventi di modifica o di rifacimento ex novo degli impianti italiani, in deroga ad alcune prescrizioni paesaggistiche e culturali che richiedono l'ok della sovrintendenza. Sicuramente infatti la burocrazia è un forte ostacolo per queste iniziative. Ne sa qualcosa la Roma, il cui progetto di nuovo stadio è bloccato da tempo e probabilmente destinato a naufragare, quantomeno nell’area inizialmente scelta, ma anche altri club della nostra serie A come Milan, Inter e Fiorentina si stanno scontrando con la dura realtà e sono pronti a gettare la spugna. Non c’è spazio per una ristrutturazione degli attuali impianti in cui giocano. Troppo costosa, troppo impattante e senza la possibilità di avere poi a disposizione uno stadio di qualità alta come nel caso della costruzione da zero. Trovandosi tuttavia di fronte ad un tema non di poco conto, ovverosia i pareri discordanti da parte di sovrintendenze, con vincoli vari su due stadi che, è indiscutibile, hanno fatto la storia del calcio italiano.

La tutela dei beni culturali e paesaggistici

"In particolare, ma non solo, uno degli ostacoli principali è infatti rappresentato dai vincoli posti dalle disposizioni in materia di tutela dei beni culturali e di tutela dei beni paesaggistici, ossia dai vincoli previsti dal Codice dei beni culturali. Ebbene la norme prevede una deroga a numerose norme di quel Codice, per cui la ristrutturazione sarà possibile a condizione che sia garantito il solo rispetto di quegli specifici elementi strutturaliarchitettonici o visuali di cui sia strettamente necessaria, a fini testimoniali, la conservazione o la riproduzione anche in forme e dimensioni diverse da quella originaria. L’obbligo quindi di conservare o riprodurre solamente quelle strutture strettamente necessarie anche al di fuori dal “nuovo impianto sportivo, mediante interventi di ristrutturazione o sostituzione edilizia volti alla migliore fruibilità dell'impianto medesimo”. Ed una stretta tempistica per la valutazione che il Ministero dei Beni culturali dovrà effettuare sul progetto di riqualificazione proposto e per l’indicazione degli elementi da conservare e tutelare e le modalità e forme di conservazione,

"Oltre alla procedura semplificata, la norma stabilisce che l’esigenza di tutelare gli impianti sportivi con un "valore testimoniale" soccomberà rispetto all’esigenza di messa in sicurezza e adeguamento agli standard internazionali e della sostenibilità economico-finanziaria. Quindi se per ragioni di messa in sicurezza o di adeguamento alle norme FIFA sugli stadi, il vincolo culturale o ambientale può essere superato. E, per il momento, superata è stata anche la contrarietà del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) che ha parlato della novità come "un precedente pericoloso per l’intero patrimonio storico artistico e culturale del nostro Paese", non gradendo quindi l’eccezione che sarebbe prevista per l’edilizia degli stadi.

"La norma potrebbe quindi essere un buon rimedio per la riqualifica di stadi pressoché abbandonati, cattedrali nel deserto che verrebbero riutilizzate salvandole dall’abbandono e dall’incuria dei tempi. Stadi magari pure di grande capienza, nati anche per il calcio, ma che, tra nuovi impianti o idee diverse, ora sono solo dei grandi contenitori vuoti, utilizzati talmente poco quasi da dimenticarsi della loro presenza. A beneficio dei nostri club, che finalmente potrebbero avere una casa modellata sulle proprie esigenze e su quelle dei propri tifosi.