Quattro miliardi di ricavi in meno causa coronavirus: il grido di allarme di Agnelli è realistico?

Di Francesco Paolo Traisci. L’ultimo grido di allarme lo ha lanciato Andrea Agnelli parlando a nome dell’Eca di cui è il Presidente, ma anche, in generale, a nome dei club calcistici, per i quali si prevedono anni bui. Addirittura 4 miliardi di ricavi in meno per il prossimo biennio causa coronavirus. Le sue stime sono realistiche?

di Francesco Paolo Traisci

L’ultimo grido di allarme lo ha lanciato Andrea Agnelli parlando a nome dell’Eca di cui è il Presidente, ma anche, in generale, a nome dei club calcistici, per i quali si prevedono anni bui. Addirittura 4 miliardi di ricavi in meno per il prossimo biennio. Ed i più penalizzati saranno i club, sui quali, secondo i dati citati dal Presidente bianconero, graverà il 90% della perdita. Poco sugli altri, federazione, enti di gestione e infrastrutture. “Ci sarà una discesa drammatica dell’Ebitda che si rivelerà o potenzialmente si potrebbe rivelare una crisi di cassa per la maggior parte dei club”. Un crollo del cosiddetto margine operativo lordo (ossia degli utili della sola gestione operativa senza contare interessi, imposte, deprezzamento dei beni e ammortamenti). Ossia meno soldi che entrano nelle casse delle società a causa della pandemia e delle sue conseguenze.

Le previsioni di Agnelli sono realistiche?

Ora, a prescindere dalla precisione dei numeri relativi alle previsioni del presidente della Juventus, non si può non essere d’accordo con il suo grido di allarme. Gli stadi chiusi hanno creato e continueranno creare grandi difficoltà finanziarie per la cassa dei club calcistici a tutti i livelli, dalla serie A ai dilettanti. Gli sponsor ed i diritti audiovisivi non possono bastare. Gli sgravi fiscali per incentivare gli sponsor, pur rappresentando un aiuto concreto da parte dello stadio, nemmeno. Certo, la sicurezza è l’interesse fondamentale da tutelare, ma una apertura in sicurezza degli stadi, ora che le scuole sono state aperte con successo, deve essere presa in considerazione. Perché se in primavera si è trattato solo di finire il precedente campionato per salvaguardare il valore della competizione sportiva, ora con il virus bisognerà abituarsi a convivere…

Come convivere col virus?

Bisognerà allora elaborare, alla luce di tutti i dati emersi finora, protocolli che garantiscano il ritorno dei tifosi negli stadi in tutta sicurezza, considerando il distanziamento necessario fra gli spettatori, le vie e le modalità di accesso e di deflusso che evitino assembramenti e ravvicinamenti pericolosi, consentendo anche l’uso degli strumenti di termoscannerizzazione senza creare lunghe file. E se tutto ciò probabilmente quando lo scorso campionato è ripreso per essere portato a termine non era possibile ora può esserlo, non solo perché conosciamo meglio il virus ma perché ci stiamo abituando tutti a convivere con lui, a cominciare dall’uso delle mascherine per arrivare al distanziamento. Se qualche mese fa non eravamo probabilmente abituati a tutto questo, ora lo siamo ed anche i tifosi di calcio, pronti a rispettare i dettami degli eventuali protocolli. E se non fossero pronti ci sarebbe comunque qualcuno che controlli che vengano comunque rispettati. Questo qualcuno dovrebbe essere a carico delle società, che pur di riaprire gli stadi sarebbero comunque disposti ad accollarsene i costi. Diamo loro questa possibilità. Per evitare i funesti scenari prefigurati dal Presidente Agnelli (e non solo da lui).    

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