Protocollo VAR, discrezionalità della chiamata e falli di mano: le tante spine nel fianco degli arbitri

Protocollo VAR, discrezionalità della chiamata e falli di mano: le tante spine nel fianco degli arbitri

Di Francesco Paolo Traisci. Il VAR, contrariamente alle aspettative, più che eliminare le discussioni le ha accese. E le domande sono sempre le stesse: non tanto quando deve intervenire il VAR, quanto piuttosto che conseguenze ha il suo intervento? E l’arbitro può ignorare il richiamo dei colleghi posti dietro ai monitor?

di Francesco Paolo Traisci

Grandi polemiche, quasi in tutte gare. Il VAR, contrariamente alle aspettative, più che eliminare le discussioni… le ha accese. Tecnici che si lamentano per mancati rigori, o per rigori concessi agli avversari dopo l’intervento del VAR. Presidenti pronti a sollevare la piazza. Ed arbitri in discussione, loro ed i loro collaboratori alla video assistenza. E non solo da noi, ma in tutta Europa… E quindi polemiche per VAR troppo invadenti. Polemiche anche per arbitri troppo personalisti, che ignorano i richiami dei colleghi in sala VAR. E allora le domande sono sempre le stesse: non tanto quando deve intervenire il VAR, quanto piuttosto che conseguenze ha il suo intervento? E l’arbitro può ignorare il richiamo dei colleghi posti dietro ai monitor? E le risposte non le troviamo in regole estemporanee o nelle raccomandazioni che la nostra classe arbitrale si dà autonomamente, bensì nel protocollo VAR redatto dall’IFAB e poi inserito nelle stesse Rules of the game FIFA, ossia le (ormai) 17 regole cardine del gioco del calcio.

L’arbitro può ignorare il VAR?

Tornando alla domanda se l’arbitro può ignorare il richiamo del VAR, la risposta è sicuramente sì anche se, allo stato, non è dato sapere (se non dalla mimica facciale dell’arbitro o dalle interruzioni del gioco) quando viene richiamato. Peraltro, a scanso di equivoci, è necessario precisare che la partita la dirige esclusivamente lui e non con un dialogo continuo con la sala VAR. Questa può intervenire solo in determinati casi; i famosi 4 casi che ormai tutti conoscono, ossia:

1) Nel caso sia da valutarsi la regolarità di un gol, e quindi anche in caso di fuorigioco dubbio;

2) In caso di assegnazione ed esecuzione del rigore

3) Nel caso di espulsione solo per rosso diretto e non per le ammonizioni (nemmeno seconde).

4) Infine per correggere un errore nell’identità di un calciatore ammonito o espulso.

Al di fuori di questi casi, il VAR deve tacere. Ma, anche quando rientra in uno dei casi sopra elencati, non sempre il VAR può decidere di intervenire: lo deve fare solo per correggere un grave errore dell’arbitro. Peraltro, anche quando richiamato dai propri videoassistenti, l’arbitro, in base al protocollo, può, ma non è costretto, ad ascoltarli. Attualmente è un suo diritto: non solo ha l’ultima parola e quindi decide, ma può anche decidere di non approfondire e di non mettere nemmeno in discussione la sua decisione. Infatti, può, come pare sia effettivamente avvenuto, semplicemente ignorare i richiami del VAR ed andare dritto per la sua strada. Inizialmente era spesso così con decisioni che hanno fatto molto rumore, quando sbagliate, per la eccessiva sicurezza mostrata da alcuni arbitri. Ed allora, da qualche tempo a questa parte gli arbitri, vanno quasi sempre a rivedere le azioni incriminate, creando così ancora più rumore quando non lo fanno e sbagliano.

Si tratta quindi di una discrezionalità rimasta nelle scelte dell’arbitro che da molti non viene vista di buon occhio. Peraltro alcuni punti sono ancora oggetto di valutazione personale, anche da parte del VAR. Tolti i casi in area e dei gol, il VAR, può richiamare l’arbitro solo se deve intervenire su di un caso di cartellino rosso, attribuito ingiustamente dall’arbitro o di mancata espulsione. Quindi deve intervenire se giudica diversamente dall’arbitro in questi casi. Ma molto spesso ci troviamo però in casi limite in cui fra il rosso ed il giallo passa una sottile differenza, tanto che qualcuno spesso, per non sbilanciarsi, parla di “arancione”. E la distinzione in questi casi è nella valutazione del grave fatto di gioco, ossia se “il tackle o il contrasto metta o meno in pericolo l’incolumità di un avversario” ovvero “se sia commesso con vigoria sproporzionata o brutalità”. Solo quando non è chiaro se una scorrettezza sanzionata con il cartellino giallo potrebbe in realtà essere da espulsione e quindi cartellino rosso (o, al contrario, quando il rosso comminato dall’arbitro potrebbe invece essere un semplice giallo), o quando non è chiaro chi debba essere espulso, il VAR può richiamare l’arbitro o quest’ultimo può chiamare in causa la Video Assistenza.

Il punto fondamentale però è che l’arbitro è libero di ascoltare o meno i richiami dei propri videoassistenti.  Per amor di trasparenza sarebbe però utile sapere quando decide di rimanere sordo o vedere e poi fare di testa sua e quando invece sono gli assistenti a sbagliare, a non sollecitarlo o a valutare essi stessi male la situazione; sarebbe utile sapere che cosa si sono detti, in modo da attribuire equamente le colpe ai veri colpevoli. E poi bisognerebbe anche consentire, senza esagerare, che anche le squadre in campo possano chiedere all’arbitro di rivedere le azioni con l’ausilio della tecnologia. E questo anche se indubbiamente le review fanno perdere tempo. Basterebbe però fermare il cronometro e recuperare tutto il tempo perso. E bisognerebbe comunque, per lo stesso motivo e perché sicuramente le chiamate potrebbe essere utilizzate strumentalmente per spezzettare il gioco e interrompere il ritmo degli avversari, limitarne il numero per ciascuna squadra, così come già previsto in altri sport. Il tutto per ridurre polemiche e sospetti. 

Le nuove regole sul fallo di mano

Le polemiche però hanno anche un’altra origine, che ha meno a che fare con il protocollo di utilizzo del VAR: quello dell’applicazione delle regole del gioco del calcio, di recente modificate dalla FIFA con l’assistenza dell’IFAB. Polemiche soprattutto sui falli di mano. La regola è stata infatti riscritta e non tutti la conoscono bene. Anche perché la vecchia regola della volontarietà è stata sostituita con una molto più complicata. La regola 12 sotto la specifica di fallo di mano prevede infatti ancora che il tocco di mano del pallone da parte di un calciatore è considerate un infrazione se “un calciatore tocca intenzionalmente il pallone con la mano o il braccio, compreso se muove la mano o il braccio verso il pallone” “se ottiene il possesso del pallone dopo che questo ha toccato le sue mani/braccia e poi segna nella porta avversaria o crea un’opportunità di segnare una rete”, o ancora se il calciatore “segna nella porta avversaria direttamente con le mani/braccia, anche se accidentalmente, compreso il portiere”.

Ma poi si sofferma sul posizionamento delle mani affermando che “è di solito un’infrazione se un calciatore tocca il pallone con le mani/braccia quando queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo, oppure queste sono al di sopra dell’altezza delle sue spalle (a meno che il calciatore non giochi intenzionalmente il pallone che poi tocca le mani / braccia). E ciò anche quando il pallone tocca le braccia del calciatore provenendo direttamente dalla testa o dal corpo (compresi i piedi) di un altro calciatore che è vicino”. Prescindendo, quindi, se sia il braccio del giocatore ad andare verso il pallone (la vecchia intenzionalità) o il pallone verso il suo braccio (con la nuova presunzione di intenzionalità). Cosicché secondo questa regola, è corretto il rigore concesso anche nel caso in cui sia il giocatore in possesso di palla a calciare furbescamente il pallone verso il braccio dell’avversario quando questo è staccato dal corpo!

Al contrario non è falloso il tocco di mano del pallone, quando questo proviene direttamente dalla testa o dal corpo del calciatore stesso o di un altro calciatore che è vicino, ma le braccia sono vicine al corpo e non si trovano in posizione innaturale tale da aumentare lo spazio occupato dal corpo. Allo stesso modo non è fallo quando un calciatore è a terra e le braccia sono tra corpo e terreno per sostenere il corpo, ma non estese lateralmente o verticalmente lontane dal corpo.  Quindi è fallo quando le braccia sono staccate dal corpo “in modo innaturale” aumentando lo spazio occupato dal corpo, quindi se sono laterali al corpo oppure sopra la linea delle spalle e non quando sono tanto vicine al corpo da non aumentarne il volume e non più solamente quando è il braccio del calciatore ad andare a colpire il pallone. Tutto chiaro?

No a giudicare dalle recenti polemiche. Ed allora ben vengano le riunioni fra arbitri, allenatori e giocatori, promosse dalla FIGC, per favorire una più completa ed esaustiva conoscenza del regolamento internazionale e del protocollo VAR attualmente in vigore. Ma che abbiano anche ad oggetto il regolamento stesso del calcio, che molti ancora, evidentemente, ignorano.

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