Promozioni, retrocessioni e piazzamenti europei: se non si finiscono i campionati si rischia un’estate in tribunale?

Di Francesco Paolo Traisci. Promozioni e retrocessioni, si rischia una estate in tribunale? E questo lo scenario che si profila in caso di mancata conclusione del campionato!

di Francesco Paolo Traisci

Lo avevamo detto, la cosa migliore sarebbe finire il campionato… In che modo e con quale tempistica? Questo si deve decidere tutti insieme. Perché gli scontenti rischiano di far saltare il banco… Cosicché, come ha spiegato il Presidente a TMW Radio, per questi motivi la priorità è quindi la conclusione dei campionati. Resta da capire se ci sarà una deadline, anche se non è ancora stata fissata una data definitiva per riprendere a giocare.

Dipenderà certo dalle condizioni sanitarie, perché la priorità vera è sicuramente la salute. E così si fanno solo previsioni… E si cercherà di arrivare più avanti possibile. Attualmente si prevede di iniziare alla fine di maggio per finire entro la fine di luglio. Ma potrebbero esserci ulteriori slittamenti, tanto che non si esclude nemmeno di giocare fino a settembre-ottobre per completare l’attuale stagione. E  l’avvertimento lanciato a tutto il calcio europeo dal n.1 UEFA Ceferin per chiudere tutto entro il 3 agosto, coppe comprese, è stato rapidamente corretto, allungando la data di scadenza.

Che succede se si annulla il campionato?

E se si dovesse andare troppo in là, resta in piedi anche lo scenario peggiore: l’annullamento o il congelamento dei campionati, che porterebbe ad una serie di decisioni concordate che, viste nelle varie ottiche individuali, potrebbero costituire una serie di “ingiustizie” sportive.  Per la serie A innanzitutto: come finire in questo caso? Congelando la classifica? Non assegnando lo scudetto? E per promozioni e retrocessioni? E per l’Europa, quali sarebbero le qualificate?  Perché finirla qui, come qualche presidente (invero di squadre avviate mestamente verso la retrocessione o invischiate nella lotta per non retrocedere) si ostina ancora a chiedere portando acqua al proprio mulino, comporterebbe innanzitutto una prima decisione di fondo: annullare tutto, non assegnare lo scudetto e lasciare inalterata la compagine delle squadre che disputeranno la serie A l’anno prossimo senza alcuna retrocessione e con la qualificazione alle coppe europee in base alla classifica dell’anno scorso, oppure congelare ad oggi la classifica, assegnando o meno lo scudetto, attribuendo la qualificazione alle coppe europee in base all’attuale classifica e facendo retrocedere le ultime tre in classifica.

Una decisione che sarebbe già stata presa, in via ipotetica: quella del congelamento, senza assegnazione dello scudetto. E sembrerebbe quella più corretta qualora non si dovesse più poter tornare in campo.  Certo non si può annullare tutto, riportando tutto all’anno scorso, perché non sarebbe né corretto né indolore. L’annullamento non appare la soluzione più corretta: il campionato si è disputato per oltre due terzi e non sarebbe affatto giusto ignorare i risultati e i valori che il campo ha espresso sino ad ora. E, forse, se non assegnare lo scudetto potrebbe essere una soluzione condivisa (anche se le prime tre potrebbero tutte avere qualcosa da ridire), non lo sarebbero l’assegnazione dei posti per le coppe europee in base alla classifica dello scorso anno (soluzione invero già abbandona perché assurda) né, a maggior ragione, l’annullamento delle retrocessioni, soprattutto perché altre squadre hanno una legittima pretesa di promozione dalla serie B ed una serie A con due o tre squadre in aggiunta a quelle attuali sarebbe impensabile. Gli incastri sono molti, perché oltre a decidere chi sarà campione d’Italia, ci saranno da decidere promozioni e retrocessioni dalla serie A in giù fino ai campionati regionali e provinciali.

Il problema del format per promozioni e retrocessioni

Da un lato c’è quindi l’intenzione di salvaguardare i meriti sportivi sin qui acquisiti, dall’altra la necessità di non ingrossare ulteriormente i format dei campionati professionistici, per cercare di far contenti tutti. Per contemperare le due esigenze l’unica via sarebbe quella di assegnare promozioni e retrocessioni in base agli attuali piazzamenti in classifica, con il rischio concreto di ricorsi da parte delle squadre in zona retrocessione. Ma non sarebbe sufficiente per fare contenti tutti (gli altri quantomeno)!  Fissare le posizioni nelle classifiche allo stato attuale non  basterebbe in quanto promozioni e retrocessioni sono solo in parte affidate alla classifica: di solito infatti sono previsti play off e play out (non ci sono i play out fra la A e la B, ma in tutte le altre serie sì) per stabilire chi insieme a promosse e retrocesse insieme alle prime o alle ultime in classifica. E non disputare i play off e play out sarebbe un problema per gli scontenti. In serie B c’è ad esempio il Frosinone che, guardando ai propri interessi, come tutti peraltro, ha già preannunciato che, nel caso in cui non si dovessero disputare i play off, ritiene di dover essere la terza promossa dalla B. Ma questo scontenterebbe le altre squadre che gli avrebbero conteso l’ultimo posto disponibile per la promozione con la formula dei play off.

Il Presidente Gravina è stato chiaro: se non si riparte le terze non hanno diritto alle promozioni dalla B alla A e dalla C alla B perché sono generate dai play off. “Non è ancora il momento di ragionare sulle promozioni o retrocessioni, ma di certo chi avrebbe il diritto di salire di categoria, quindi in B, sarebbero le prime due e non la terza, che dovrebbe affrontare i playoff”, avrebbe chiarito il Presidente in un’intervista alla Gazzetta di Modena. Ed allo stesso modo dalla C alla B la prima di ogni girone avrebbe garantita la promozione mentre per l’ulteriore posto è previsto un play off. E giù così fino ai tornei regionali. Allo stesso modo, per le retrocessioni, laddove spesso sono previsti i play out con la designazione di ulteriori club per la retrocessione.

I possibili ricorsi

Stabilire promosse e retrocesse senza disputare i play off potrebbe non essere considerato tuttavia una modifica in corsa del regolamento e, così come qualsiasi modifica in corsa del format del campionato, genererebbe scontenti. Chi verrebbe retrocesso (perché attualmente agli ultimi posti della classifica) protesterebbe perché la matematica non l’ha ancora condannato, chi non sarebbe promosso anche …. Per non parlare di chi si vedrebbe privato della possibilità di giocarsi promozione o retrocessione ai play off o ai play out! E fioccherebbero i possibili ricorsi. E ciò che preoccupa non sono tanto i ricorsi dinanzi agli organi sportivi per contestare promozioni e retrocessioni stabilite in base a criteri, seppur di buon senso, stabiliti in corsa in base alle regole della democrazia interna alla FIGC. I ricorsi che preoccupano sono quelli dinnanzi ai giudici dello Stato: richieste di mega risarcimenti danni, perché una retrocessione assegnata arbitrariamente o una mancata promozione ingiustamente negata, ma anche una qualificazione alle coppe europee non attribuita, sono tutti presupposti per la pretesa di ottenere un risarcimento dei danni economici che i club scontenti non avrebbero difficoltà a quantificare!

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