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Premier League, il protocollo permette il rinvio anche con pochi casi di Covid. E in Italia che succede?

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Di Francesco Paolo Traisci. Sta facendo discutere il differimento di Arsenal-Tottenham, con i Gunners che non sarebbero arrivati ai calciatori necessari per giocare, ma...con pochi assenti per Covid. Si rischia di strumentalizzare le norme anche qui?

Francesco Paolo Traisci

Fa discutere la differenza fra i protocolli Covid nazionali relativi allo sport. Da noi è appena uscito un nuovo protocollo che dovrebbe chiarire ed uniformare (per il momento ed in attesa di sviluppi, sempre legati all’andamento della benedetta curva dei contagi, sperando che si sia arrivati al picco, in modo da poter allentare, sempre mantenendo la necessaria vigilanza, le restrizioni) i criteri relativi al trattamento dei positivi e dei loro contatti. E, di conseguenza, stabilire il numero di atleti colpiti dal virus per poter chiedere il rinvio della gara da un lato, e, dall’altro, la capienza degli impianti sportivi in occasione delle gare. Ma tutto il mondo è paese.

La norma in Inghilterra: il Covid come "componente" nelle assenze

Non che da noi non si discuta più, per carità, ma, per una volta guardiamo alle polemiche sorte al di fuori dai nostri confini. E volgiamo lo sguardo oltremanica, ove le restrizioni sembrano in via di affievolimento. Sta facendo discutere il differimento del derby di Londra nord fra Arsenal e Tottenham, in seguito all’accoglimento di una richiesta dei Gunners, i quali adducendo l’impossibilità di arrivare ai previsti 13 giocatori di movimento ed a un portiere da mandare in campo, si sono appellati al protocollo per richiedere il rinvio della gara. Ma non tutte le defezioni sarebbero state dovute al Covid. Fra gli assenti vi sarebbero stati infatti 3 giocatori impegnati nella Coppa d’Africa, 3 infortunati nella semifinale della Carabao Cup contro il Liverpool, oltre ad alcuni lungodegenti ed alcuni squalificati. E la Premier League avrebbe accolto la richiesta di rinvio con una interpretazione strettamente letterale del protocollo, affermando che “ogni squadra può richiedere il rinvio della gara se le positività al Covid sono una delle componenti della richiesta” e che di conseguenza il suo Board tratterebbe “le richieste di rinvio, caso per caso, valutando una serie di fattori quali la capacità del club di mandare in campo una squadra competitiva; l’importanza e la gravità dell’impatto del covid sul gruppo squadra e la capacità e la possibilità dei giocatori di preparare la gara in modo non pericoloso per la propria salute”. La ratio sarebbe quindi quella di “proteggere il benessere e la salute dei giocatori sì, ma mantenendo la competitività e l’integrità della manifestazione”.

Il rischio: chi non ha i migliori, può provare a non giocare...

E di ciò avrebbe abusato l’Arsenal che di fatto avrebbe un numero esiguo di positivi al Covid. Ed il Tottenham ha rincarato la dose, mostrando i rischi della regola: che si chieda il rinvio tutte le volte in cui una squadra non sia in grado di mandare in campo la formazione migliore strumentalizzando la presenza di alcuni positivi dal virus all’interno della lista degli indisponibili. E sì è sollevato un vespaio di polemiche anche se non si tratterebbe del primo caso (era appena stata rinviata la gare fra il Burnley ed il Leicester, per defezioni Covid ed infortuni fra i giocatori dei Clarets) e molti opinionisti si sono accodati, chiedendo alla Premier League di trovare una soluzione (e quindi cambiare o specificare il protocollo) in modo da evitare strumentalizzazioni della situazione Covid da parte di quei club in difficoltà. Vedremo cosa succederà.

La norma in Italia: si contano le assenze per Covid

E da noi sarebbero possibili tali strumentalizzazioni? Non con il protocollo ora entrato in vigore, visto che il criterio è specificamente rivolto al computo dei positivi al virus (forse facendo tesoro delle polemiche altrui). Da noi, ora, al di sopra di un certo numero di positivi, calcolati in percentuale sugli effettivi della “rosa”, si può chiedere il rinvio. E ieri è stata rimossa una delle incertezze sull’interpretazione della regola già segnalata in un precedente intervento. Il protocollo indica proprio nel 35% della “rosa” il numero minimo di positivi per l’accoglimento della richiesta di rinvio della gara. Ma come misurare la “rosa”? Su quella completa del gruppo di atleti tesserati per il club (che conta 30/35 elementi) o sull’elenco limitato a 25 di quelli che possono scendere in campo in campionato, in virtù dei regolamenti federali? Di ieri la precisazione: il numero va computato sui 25 di quest’ultima lista e quindi in modo che serviranno 9 giocatori positivi al virus per il rinvio della gara. Forse la soluzione più corretta sarebbe stata l’altra perché in caso di defezioni la lista può sempre essere integrata da quelli esclusi ma a disposizione della società, ma sicuramente la competitività della squadra ne avrebbe sofferto ed allora proprio per salvaguardare questa i “fuori rosa” sono stati esclusi dal computo. Ma meglio così e, soprattutto, la cosa più importante è stata specificarlo, per evitare polemiche. Polemiche di cui, in questo momento, non se ne sente proprio il bisogn!