Possibile rivoluzione nei diritti TV, dal 2021 una partita in chiaro? Arriva un disegno di legge per “snellire” il DL Melandri

Possibile rivoluzione nei diritti TV, dal 2021 una partita in chiaro? Arriva un disegno di legge per “snellire” il DL Melandri

Di Francesco Paolo Traisci. Ora che il campionato di calcio è iniziato e sta proseguendo senza grandi problemi, gli sforzi del Ministro sembrano concentrarsi su uno degli obiettivi dichiarati: la riforma del Decreto Melandri sui diritti audiovisivi. E la possibile rivoluzione consisterebbe nella possibilità o nell’obbligo di trasmettere almeno una partita in chiaro.

di Francesco Paolo Traisci

Ora che il campionato di calcio è iniziato e sta proseguendo senza grandi problemi, gli sforzi del Ministro sembrano concentrarsi su uno degli obiettivi dichiarati: la riforma del Decreto Melandri sui diritti audiovisivi. E la possibile rivoluzione consisterebbe nella possibilità o nell’obbligo di trasmettere almeno una partita in chiaro.

Partite in chiaro?

Questo il fulcro del disegno di legge n. 1776 con il quale si vorrebbe “snellire” il DL Melandri, formulato dalla senatrice di Italia Viva, Daniela Sbrollini che, ispirandosi alla Champions League, ha proposto una soluzione per consentire la trasmissione e la visione di almeno una partita di campionato per ogni giornata in chiaro, come peraltro avrebbe voluto fare il Ministro Spadafora al momento di dare il via alla ripresa. Si tratterebbe, secondo la proponente, di “una vera e proprio rivoluzione nel mondo del calcio, anche a seguito delle ultime vicende legate all’emergenza sanitaria: la trasmissione di un evento in diretta e in chiaro, come prevede il modello attuale del calcio spagnolo. Il valore del calcio non può essere pregiudicato dal solo fatto che una partita a giornata possa essere trasmessa in chiaro. È sufficiente vedere quello che accade alla Uefa Champions League dove la vendita in chiaro a pagamento ha generato maggiori ricavi. I tempi sono oggi maturi per ripercorrere quella strada anche a livello nazionale”. Certo la stessa partita verrebbe comunque trasmessa anche a pagamento, ma la proponente è convinta che “la contemporanea diretta in chiaro avrebbe una funzione fortemente promozionale per l’immagine del calcio nazionale”.  Ma, come ci siamo accorti, con la normativa attuale, non è stato possibile, non tanto per gli ostacoli posti dai titolari dei diritti criptati, che erano disponibili a rinunciare ad una partita criptata per trasmetterla in chiaro, quanto per gli altri, quelli che avrebbero perso quote di mercato pubblicitario se fossero state trasmesse alcune partite in chiaro. Troppi scontenti…

La Legge Melandri

Allora, abbiamo capito tutti che bisogna cambiare la normativa. Una normativa che, a suo tempo, introdusse numerosi cambiamenti, ma che ora appare obsoleta. All’epoca la vera novità fu la commercializzazione collettiva dei diritti ad opera della Lega, che sostituì quella individuale, ossia fatta da ciascun club relativamente alla proprie gare casalinghe. Contrattazione collettiva che è stata consentita con una specifica applicazione degli art. 101 e 102 del Trattato che proibiscono, rispettivamente, le intese restrittive che possono danneggiare il mercato interno e le concentrazioni di imprese. I paletti li aveva quindi messi la Commissione Europea (e a volte la Corte di Giustizia in caso di conflitti più accesi) stabilendo che nel mercato delle licenze per la trasmissione degli eventi sportivi le regole antitrust sarebbero state rispettate purché:

1. La totalità dei diritti non sia attribuita per il mercato nazionale ad un’unica emittente, la cd. “no single buyer rule”: è necessario il cosiddetto spacchettamento, in cui nessuno può aggiudicarsi tutti i pacchetti!

2. Il pacchetto deve avere una durata limitata: i diritti per un periodo non superiore al triennio: per questo le contrattazioni hanno come oggetto coprono proprio i diritti sul triennio.

3. Debbono essere attribuiti in base ad una procedura di evidenza pubblica, ossia ad un’asta.

E la discrezionalità del legislatore può essere esercitata solo all’interno di questi tre paletti. Quindi la procedura, invero complessa prevista nel Decreto ossia una fase di sondaggio mercato, una fase di elaborazione delle linee guida (ossia delle condizioni per l’offerta, riguardanti quindi i pacchetti da mettere all’incanto, ulteriori condizioni, eventuali prezzi minimi ed altre condizioni) e poi una fase di presentazione delle offerte, può essere snellita, purché mantenga la sua caratteristica di evidenza pubblica, ossia di imparzialità, pubblicità e regolarità richieste da questo tipo di procedimenti.

Dove inserire le partite in chiaro?

La previsione di una partita in chiaro dovrebbe essere inserita all’interno dell’art. 8 che disciplina l’offerta dei diritti audiovisivi e formazione dei pacchetti) e che verrebbe sostituito dal seguente: “1. L’organizzatore della competizione (la Lega di A, ndr): a) non può assegnare tutti i pacchetti di dirette offerti in esclusiva al mercato a un solo operatore della comunicazione o a un solo intermediario indipendente, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 19, comma 1, e fermi restando i divieti previsti in materia di formazione di posizioni dominanti; deve altresì prevedere, anche mediante un pacchetto separato, che un evento per ciascuna giornata sia trasmesso in chiaro e in diretta, in anticipo o in posticipo”.

Una riforma del genere sicuramente riscuoterebbe il consenso del ministro Spadafora che in questi mesi si è sempre battuto per il calcio in chiaro e dello stesso PD che, tempo fa, proprio con l’attuale sottosgretaria Bonaccorsi, aveva dichiarato essere sulla stessa linea. Una partita in chiaro e in diretta ad ogni giornata potrebbe di sicuro fare gol sia alla Rai che a Mediaset, e potrebbe raccogliere grandi ascolti, basta pensare alla Coppa Italia su Rai 1. E alla fine, nelle speranze dei proponenti, potrebbe pure più soldi in cassa alla Lega…

Anche nuove modalità di ridistribuzione dei ricavi?

Qualcuno però vuole approfittare dell’occasione per inserire nella nuova legge qualcos’altro. Si è infatti proposto di rimettere mano alle modalità di ridistribuzione di quanto ottenuto dalla vendita. A suo tempo, la prima versione del Decreto stabiliva dei criteri (i famosi base uguale per tutti, palmares e bacino di utenza) ed un peso minimo e massimo da attribuire a ciascuno. Poi la Lega avrebbe stabilito in base a quali dati valutare la storia ed il bacino di utenza dei singoli club. Ma era tutto un susseguirsi di litigi fra presidenti. Ed allora uno degli ultimi atti dell’on. Luca Lotti come Ministro dello Sport è stata la firma del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha modificato il Decreto Legislativo del 9 gennaio 2008 n. 9 (meglio conosciuto come Decreto Melandri), e dettato una nuova “disciplina della ripartizione delle risorse derivanti dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi relativi al campionato di serie A”, inserendo delle percentuali inderogabili di ripartizione e modalità con cui calcolare i vari criteri, mettendo quindi per il momento fine alle discussioni fra presidenti (quanto meno su questo).

Il punto saliente della mutualità

Ma non è su questo che si vorrebbe agire. Secondo alcune voci, si vorrebbe mettere mano ad un altro aspetto della spartizione dei proventi, ossia quello mutualità, che riguarda una quota del ricavato che non viene distribuita fra i club ma destinata a favore del sistema calcio. E così gli art. 22, 23 e 24, imponevano, nella loro prima versione, il primo, una detrazione di non meno del 4%  a favore della mutualità generale, ossia “allo sviluppo dei settori giovanili delle società professionistiche, al sostegno degli investimenti per la sicurezza, anche infrastrutturale, degli impianti sportivi, e al finanziamento di almeno due progetti per anno finalizzati a sostenere discipline sportive diverse da quelle calcistiche”, gestiti dalla una Fondazione per la mutualità generale negli sport professionistici a squadre costituita e amministrata ai sensi dell’art. 23 e l’ultimo, una detrazione di almeno il 6% sui proventi derivanti dalla commercializzazione del solo campionato di calcio di Serie A per la mutualità nei confronti delle serie professionistiche inferiori. Sennonché, oggi, queste tre norme sono state modificate in seguito ad alcune norme contenute in alcune leggi di bilancio ed in particolare è stato abrogato l’art. 23 e l’art. 24 è stato modificato in modo che il 6% da esso previsto è stato sommato al 4% iniziale dell’art. 22, per arrivare al 10% attualmente stabilito per la mutualità generale, ora destinata, non più solo allo sviluppo dei settori giovanili delle società professionistiche ma ai i settori giovanili di (tutte) le società, indiscriminatamente, oltre che alla formazione ed allo sviluppo degli impianti, e alle attività giovanili della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Nelle varie riforme era quindi scomparso il fondo per la mutualità che gestiva le somme, che ora vengono, di fatto gestite, secondo le accuse, direttamente dagli stessi presidenti. Ecco; c’è chi ha proposto di reinserirlo.

Qualcuno vorrebbe infine riformare, anche alla luce del contesto economico italiano, l’obbligo di spacchettamento, perché in ogni caso il mercato di fatto vede solo un’emittente interessata, Sky che quindi di fatto deve trovarsi un “competitor” a cui assegnare qualche pacchetto per rispettare il divieto di monopolio. Certo tutto si può fare, ma non bisogna dimenticare che il divieto di single buyer, non è derogabile, perché imposto dal diritto comunitario! Allora ben vengano le riforme ma è necessario che siano fatte bene, sapendo precisamente cosa si può fare e cosa non si può.   

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