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Plusvalenze, tutto in una bolla di sapone: i perché dell’utilizzo del sistema e dell’assoluzione di tutti

VERONA, ITALY - MARCH 13: Victor Osimhen of SSC Napoli celebrates the win at end of the Serie A match between Hellas Verona FC and SSC Napoli at Stadio Marcantonio Bentegodi on March 13, 2022 in Verona, Italy. (Photo by Giuseppe Cottini/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Tutti assolti i club e i dirigenti di club di A, B e LegaPro per la annosa vicenda delle plusvalenze. Ma perchè questo verdetto? E perchè le plusvalenze (anche gonfiate) sono una caratteristica del nostro calcio?

Francesco Paolo Traisci

È finito tutto in una bolla di sapone! Tutti assolti i club e i dirigenti di club di A, B e LegaPro per la annosa vicenda delle plusvalenze. Si è così rivelata un boomerang l’inchiesta Prisma, che partendo dalla segnalazione della COVISOC di irregolarità in bilancio aveva portato la procura federale a chiedere pesanti sanzioni nei confronti di numerosi dirigenti di squadre anche importanti del nostro panorama calcistico. L’inchiesta ha coinvolto 62 dirigenti e 11 club: Empoli, Genoa, Juventus, Napoli, Sampdoria, Parma, Pisa, Pescara, Pro Vercelli, Chievo e Novara. L’accusa era quella di aver compiuto “operazioni incrociate”, ossia di scambi di calciatori avvenuti senza transazioni di denaro, ma che presentano “aspetti "anomali”, tanto da far sospettare che avrebbero la finalità esclusiva di “contabilizzare ricavi superiori a quelli realmente realizzati”.

Il perchè delle plusvalenze

Ed è un giochino vecchio e ormai noto. Quello di gonfiare il valore dei giocatori ceduti (e di quelli acquistati), in modo da far risultare in attivo un bilancio ma senza avere effettivamente in cassa i valori dichiarati. Questo attraverso le compensazioni fra giocatori ceduti e giocatori acquistati. Un giochino che secondo la procura è stato (e, a questo punto, sarà ancora) uno strumento (ora diventato legale) “utilizzato dalle società per contabilizzare ricavi superiori a quelli realmente realizzati, nonché per iscrivere nell’attivo patrimoniale valori delle immobilizzazioni immateriali superiori al reale, con conseguente effetto migliorativo sul Patrimonio Netto”. Sarebbe stata quindi una scorrettezza, che secondo l’accusa della Procura Federale, avrebbe violato il comma 1 dell’articolo 31 che riguarda “la mancata produzione, l’alterazione o la falsificazione materiale o ideologica, anche parziale, dei documenti richiesti dagli organi di giustizia sportiva, dalla Covisoc e dagli altri organi di controllo della Federazione”. Una sorta di falso in bilancio, per molti, e, per alcuni, aggravata dal fatto che proprio la falsificazione avrebbe consentito l’iscrizione al campionato. 

Come si stabilisce il valore di un cartellino?

E invece, tutti assolti… L’accusa si è infatti arenata sul punto debole che tutti, sin dall’inizio, avevano evidenziato: la difficoltà di stabilire attraverso parametri certi, il valore di un cartellino. E proprio su questo punto si è arenata la procura, nella ricerca di parametri certi o comunque razionali. In realtà ha fatto quello che ha potuto: si è basata su consulenze e deduzioni, che al Tribunale sono apparse apparse molto aleatorie. In particolare, ha utilizzato lo strumento che molti utilizzano, ossia il portale Transfermarkt, ma che secondo il Tribunale non può essere considerato un parametro di tale certezza.  Non esistono tariffari e gli stessi valori cambiano costantemente. Un giocatore può aumentare anche notevolmente il proprio valore dopo un’annata giocata bene o perderlo se non si ambienta nel nuovo club. Un giovane della primavera può rappresentare una scommessa e quindi giustificare in prospettiva un valore importante e solo a posteriori può rivelarsi un bidone. Non sarebbe quindi possibile fornire la prova della volontaria alterazione del valore del cartellino e, quindi della falsificazione del bilancio. In definitiva è emerso che non sarebbe possibile tracciare in modo oggettivo il prezzo di un cartellino perché la sua cessione è in realtà un accordo tra privati nell'ambito di un libero mercato. E non ci sono prescrizioni normative né principi contabili definiti. Non esistono infatti regole federali o UEFA su come valutare un calciatore o su come riportarne a bilancio il valore. 

Come si evita questa situazione?

E allora via libera alla pratica delle plusvalenze. Anche di quelle esagerate! Di fatto quindi la sentenza ha “sdoganato” tale pratica, consentendo quindi da oggi in avanti, di farvi ricorso in modo indiscriminato. Per evitare ciò, ammesso che si voglia evitarlo, due potrebbero essere le strade: la prima è quella di imporre parametri “certi” o per la valutazione dei calciatori, o quanto meno criteri contabili per la relativa iscrizione nel bilancio. Difficile e complicato. La seconda potrebbe essere quella di spostare i controlli contabili ed i requisiti per l’iscrizione ai campionati o comunque per un regolare partecipazione, su altri parametri. E questa sembra la via intrapresa dalla nostra Federazione (e dall’UEFA). Ed in tal senso non può destare meraviglia la battaglia fra Gravina ed i club (soprattutto quelli di Serie A) per l’introduzione dell’indice di liquidità e per spostare i controlli su quest’indice, che misura quanto effettivamente viene incassato, togliendo peso a quello incentrato sul bilancio. E in tale ottica, non sorprende affatto la strenua resistenza dei nostri club: se Gravina riuscisse a far introdurre questo indice come parametro per l’iscrizione al campionato, renderebbe pressoché inutili le acrobazie bilancistiche sulle plusvalenze!