Pensa a tutto…l’arbitro: la nuova gestione dell’ordine pubblico nelle partite dei dilettanti

Pensa a tutto…l’arbitro: la nuova gestione dell’ordine pubblico nelle partite dei dilettanti

Di Francesco Paolo Traisci. Sono arrivate finalmente le modifiche alle NOIF per quel che riguarda la gestione dell’ordine pubblico nel mondo dei dilettanti: sarà l’arbitro a gestire l’andamento della gara, in caso di striscioni, cori e di ogni altra manifestazione discriminatoria.

di Francesco Paolo Traisci

Qualche giorno fa è arrivata finalmente la risposta concreta, dopo i proclami, per una più efficace repressione degli episodi di violenza, discriminazione e razzismo che hanno infuocato di polemiche il nostro calcio. Sono arrivate finalmente le modifiche alle NOIF per quel che riguarda la gestione dell’ordine pubblico nel mondo dei dilettanti: sarà l’arbitro a gestire l’andamento della gara, in caso di striscioni, cori e di ogni altra manifestazione discriminatoria “per motivi di razza, di colore, di religione, di lingua, di sesso, di nazionalità, di origine territoriale o etnica, ovvero configuranti propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori”, senza più dipendere dalle decisioni del responsabile dell’ordine pubblico, soprattutto nei casi in cui questo è assente. Questo in base ad una rigorosa procedura prevista nella nuova versione dei commi da 6 a 14 dell’art. 62 delle NOIF, molto più articolata della precedente, che modifica la procedura per il mancato inizio, per l’interruzione della gara e per la sua sospensione di qualsiasi gara della FIGC, professionisti e non.

Chi deciderà se iniziare o meno la partita?

Dell’inizio della partita si occupa il comma 6, continuando ad attribuire al responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero, la facoltà di ordinare all’arbitro di non dare inizio alla gara, anche su segnalazione dei componenti della procura federale o del delegato di lega. Fin qui tutto come prima; ma la nuova versione prevede anche che, “in caso di assenza delle predette figure, il provvedimento viene assunto dall’arbitro”. E quindi nelle categorie inferiori, in assenza di un responsabile dell’ordine pubblico inviato dal Ministero, potrà decidere direttamente l’arbitro se iniziare o meno la gara.

E che potrà fare l’arbitro (di sua volontà o dopo l’ordine del responsabile della pubblica sicurezza)?

Potrà non dare inizio alla gara, informando il pubblico “con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato”, dei motivi del mancato inizio ed invitandolo immediatamente “a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria”, che impediscono l’inizio della gara.  Il comma 7 specifica poi che l’arbitro potrà dare inizio alla gara solo su ordine del responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, ma che, in sua assenza, potrà agire da solo. Quindi se manca il responsabile dell’ordine pubblico, l’arbitro in autonomia potrà decidere di non fare iniziare la partita e di farla iniziare solo dopo che i cori o le altre manifestazioni discriminatorie siano cessate.

E per i cori o gli striscioni intervenuti a gara in corso?

In questo caso le cose cambiano ancor più radicalmente. In caso di episodi intervenuti per la prima volta durante la gara deciderà direttamente l’arbitro, anche in presenza del delegato. Per le prime intemperanze dei tifosi, non sarà più il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio a ordinare all’arbitro di sospendere la partita ma sarà l’arbitro stesso “anche su segnalazione del responsabile” o dei collaboratori della Procura Federale ed in assenza di quest’ultimi, del Delegato di Lega ”a disporre la interruzione temporanea della gara” (comma 8), comunicandolo ai giocatori che dovranno rimanere al  centro del campo insieme agli ufficiali di gara ed informando il pubblico, con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato, sui motivi che avranno determinato il provvedimento ed invitandolo a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria (comma 9) e, nel caso di prolungamento della interruzione temporanea, in considerazione delle condizioni climatiche ed ambientali, l’arbitro potrà insindacabilmente ordinare alle squadre di rientrare negli spogliatoi.  

Anche in questo caso però la ripresa della gara potrà essere disposta esclusivamente dal responsabile dell’ordine pubblico ma è stato aggiunto che, in caso della sua assenza, deciderà direttamente l’arbitro. Quindi l’arbitro provvederà all’interruzione del gioco mentre il delegato alla sicurezza ne deciderà la ripresa, anche se, con le modifiche, in sua assenza potrà provvedere direttamente l’arbitro.

E per gli episodi successivi?

Questa volta la decisione di sospendere ulteriormente la gara rimane ancora di competenza del responsabile dell’ordine pubblico dello stadio (anche su segnalazione dei Collaboratori della Procura federale ed, in assenza di quest’ultimi, del Delegato di Lega) che potrà ordinare all’arbitro, “anche per il tramite del quarto ufficiale di gara o dell’assistente dell’arbitro, di sospendere la gara”.

Anche questo caso però è stato aggiunto che, in caso di assenza delle predette figure, il provvedimento viene assunto direttamente dall’arbitro. La nuova regola per le interruzioni successive prevede poi la medesima procedura di quella della prima interruzione, con l’arbitro che comunica la sospensione ai giocatori che dovranno rimanere al centro del campo insieme agli ufficiali di gara, potendo però l’arbitro decidere in caso di prolungamento di far rientrare le squadre negli spogliatoi in caso di condizioni climatiche avverse. Il pubblico dovrà contemporaneamente essere informato con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato, sui motivi che hanno determinato il provvedimento e verrà immediatamente invitato a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria.

Anche in questo caso la ripresa della gara potrà essere disposta esclusivamente dal responsabile dell’ordine pubblico; ma è stato ugualmente aggiunto che in sua assenza potrà decidere direttamente l’arbitro. Infine il comma 14 (ex comma 9) mantiene il limite temporale di 45 minuti per il non inizio e per le sospensioni, trascorsi i quali l’arbitro dichiarerà chiusa la gara con tutte le conseguenze in ordine alla giustizia sportiva.

Quindi che cosa è cambiato?

In buona sostanza, due sono le modifiche degne di nota. Innanzitutto che viene specificato che, in assenza del responsabile dell’ordine pubblico, decide direttamente l’arbitro su tutto, sul ritardato inizio, sulla sospensione del gioco e sulla sua ripresa. In precedenza invece, l’arbitro, ove dovesse rilevare la completa assenza di responsabili al mantenimento dell’ordine pubblico, poteva solo decidere di non dare inizio alla gara (cosa che può ancora fare, perché il comma 5 non è cambiato).

Ma la modifica più significativa, valida anche per i campionati professionistici è quella che introduce la distinzione fra prima interruzione e (ulteriori) sospensioni, attribuendo all’arbitro la facoltà di interrompere di sua iniziativa, anche in caso di presenza del delegato all’ordine pubblico, la gara in caso di episodi intervenuti per la prima volta a partita iniziata. Solo per le ulteriori sospensioni deciderà (se presente) il delegato, cosi come per la ripresa del gioco. Non sembra infatti che, qualora il delegato sia presente, l’arbitro possa decidere autonomamente la ripresa della gara dopo l’interruzione o la sospensione o l’inizio della gara. Si tratta forse di piccole modifiche ma che forse potrebbero servire per reprimere l’ondata dilagante di insulti, fischi, cori e striscioni discriminatori che sta sommergendo il nostro calcio.

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