Partite sospese, rinviate e a porte chiuse: cosa succede con i biglietti? E con le spese di trasferta?

Di Francesco Paolo Traisci. Partite sospese, partite rinviate e partite che si giocano a porte chiuse: ci sono due problemi. Da un lato i biglietti già venduti, con le società che si dovrebbero far carico dell’aspetto economico. Dall’altro chi ha già da tempo programmato e pagato la trasferta come si deve regolare?

di Francesco Paolo Traisci

Partite sospese, partite rinviate e partite che si giocano a porte chiuse: ci sono due problemi. Da un lato i biglietti già venduti, con le società che si dovrebbero far carico dell’aspetto economico. Dall’altro, chi ha già da tempo programmato e pagato la trasferta come si deve regolare? E poi ci sono gli abbonati. Quali sono i diritti? È necessario distinguere fra vari casi perché mentre casi di rinvio della partita sono già accaduti negli anni passati, non è mai accaduto che una partita, inizialmente programmata come aperta al pubblico, sia stata poi giocata a porte chiuse.

Per quanto riguarda il rinvio

Ricordiamo il caso del campionato 2017/2018 quando, a poche ore dal fischio d’inizio la gara fra Juventus ed Atalanta è stata rinviata per una forte nevicata che ha colpito la città sabauda e poi giocata molto tempo dopo, ma anche vari rinvii per le allerte meteo a Genova. Tutti hanno dato per scontato che in caso di rinvio della partita al tifoso sia consentito di utilizzare il proprio biglietto di ingresso per assistere alla partita quando viene rigiocata o, in alternativa, ottenere il rimborso del biglietto. Questo potrebbe anche non essere vero, perché la fonte principale della disciplina che regola la fruizione dello spettacolo calcistico sono le condizioni generali di contratto che si presumono conosciute dal tifoso che acquista il biglietto e pertanto stipula, con la società che organizza la partita, un contratto. In queste Condizioni generali sono disciplinati o dovrebbero esserlo proprio i casi in cui la prestazione sportiva (leggasi la partita) venga differita o annullata.

Nei casi di differimento, di solito, le società ospitanti hanno consentito ai possessori di biglietto per la gara rinviata di accedere con il medesimo alla gara nella sua nuova data. Ed è diventata una prassi tanto da essere presente nelle varie condizioni generali della vendita dei biglietti. Ad esempio, sul sito della AS Roma si legge: “il Club non può garantire che l’incontro abbia luogo nella data e nell’ora prevista; si riserva inoltre il diritto di riprogrammare la data e l’ora della gara senza alcun preavviso e senza dover incorrere in nessun tipo di responsabilità”.

Il rimborso è sempre possibile?

Discorso parzialmente differente è quello della possibilità di ottenere un rimborso del costo del biglietto in alternativa ad assistere alla gara nella data del rinvio (per chi non vuole o non può assistervi). Qui in passato rientravano in gioco le condizioni generali, che a volte (come nel caso di quelle della Juventus del 2015) escludevano esplicitamente tale possibilità. Tali esclusioni hanno fatto però sorgere qualche perplessità sulla compatibilità con principi ispiratori del Codice del Consumo, ben potendo una simile clausola essere ritenuta vessatoria per i diritti del consumatore-spettatore.

E in caso di partita a porte chiuse?

E poi c’era possibilità, certo più complicata, in assenza di condizioni generali o di specifica esclusione del rimborso in quelle esistenti, di ottenere giudizialmente il rimborso del biglietto attraverso la disciplina generale dell’impossibilità sopravvenuta nell’adempimento delle obbligazioni (e specificatamente negli art. 1256 e ss. del nostro codice civile). Queste prevedono che, qualora l’adempimento della prestazione (e qui si tratta della partita di calcio) sia temporaneamente impossibile per cause non imputabili al debitore (squadra di calcio), per un periodo sufficientemente lungo tanto che si ritenere che il creditore (e qui parliamo dello spettatore) abbia perso interesse a ricevere la prestazione (e quindi ad assistere alla gara), si estingue l’obbligazione del debitore (squadra) con conseguente rimborso del costo del biglietto al creditore (spettatore), in base alle norme sulla ripetizione dell’indebito (2033 e ss.). E ciò a maggior ragione se la gara dovesse essere annullata o giocata a porte chiuse, in cui allo spettatore non rimane nemmeno l’alternativa di assistere alla gara giocata successivamente.

Evidentemente qualcuno ha protestato, facendo valere questa disciplina e le società si sono via via adeguate: sempre sul portale della Roma si può leggere: “in caso di evento posposto, o annullato, il rimborso avverrà secondo quanto previsto dal contratto di acquisto del titolo di accesso”.

Che succede a chi va in trasferta?

Ma rimane poi il problema ulteriore quello delle spese di trasferta: in passato era una questione controversa ma comunque, a meno di una loro esplicita previsione nelle condizioni generali queste erano escluse, anche perché, in virtù delle norme sull’impossibilità sopravvenuta, all’interno della somma oggetto di rimborso ci sarebbe solo il mero costo del biglietto, atteso che per queste ultime il debitore (squadra) non è tenuto a risarcire il danno perché la sua obbligazione si è estinta per una causa a lui non imputabile. Questa è la differenza tra rimborso e risarcimento. Il risarcimento sarebbe infatti dovuto dal debitore solo qualora l’inadempimento (ossia la scelta di non disputare la partita) fosse stato dipendente da dolo o colpa del debitore medesimo, come ad esempio quando la squadra non sia presentata in campo o si fosse rifiutata di giocare malgrado l’invito in tal senso dell’arbitro. Al contrario, il rinvio o la partita a porte chiuse possono in ogni caso considerarsi ipotesi di forza maggiore (o, nella specie, di factum principis, ossia di provvedimento cogente dell’autorità).

In ogni caso, per evitare ogni discussione, ora le condizioni generali della vendita dei biglietti spesso chiudono esplicitamente la strada ad ogni risarcimento ulteriore. Infatti, a scanso di equivoci e facendo tesoro del passato, quasi tutte le società si sono affrettate ad escludere ogni ipotesi di rimborso delle spese ulteriori. Le varie condizioni generali sembrano sempre orientate negativamente: niente spese. Così ancora il sito della Roma “il Club non avrà nessun altro obbligo oltre a quello del rimborso del biglietto, nessuna altra responsabilità pertanto potrà essere imputata al Club per qualsiasi titolo, ragione, azione. Il rimborso o la sostituzione del biglietto avrà luogo solo a fronte di presentazione e quindi restituzione dello stesso”.Per le partite rinviate o per quelle giocate a porte chiuse c’è quindi sempre la possibilità di rimborso del costo del mero biglietto.

Qual è la situazione per gli abbonati?

Per gli abbonati dovrebbero valere le condizioni generali di vendita degli abbonamenti, questa volta. Crediamo che, con l’attenzione che ultimamente i club mettono nella loro redazione cautelandosi verso simili ipotesi, dovrebbero contenere un’esclusione del rimborso per la mancata possibilità di assistere ad una o più gare che si dovessero svolgere a porte chiuse, anche perché sino ad ora le ipotesi di porte chiuse erano quasi sempre punitive per le intemperanze del pubblico. In assenza di esplicita previsione tuttavia, non si può escludere che un abbonato possa chiedere il rimborso della quota del costo della tessera relativo alla gara alla quale non ha potuto assistere perché giocata senza pubblico.

In ogni caso, al di là della questione degli abbonati, le squadre costrette a giocare a porte chiuse perderanno un mare di soldi. Di cui invece potranno usufruire quelle i cui stadi non sono stati chiusi dal provvedimento. Ci sarebbero quindi ragioni di equità economica ma anche di corretto svolgimento delle competizioni sportive contro questa chiusura selettiva. 

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