Olanda e Francia, stop ai campionati con esiti diversi ma stessi problemi: fioccheranno i ricorsi?

Di Francesco Paolo Traisci. Tiene ancora banco la questione campionati, con il proseguimento dei tornei ancora in forse un po’ ovunque. In Olanda e in Francia, però, è stato il Governo a imporre lo stop definitivo. Come hanno risolto Eredivisie e Ligue 1 i dilemmi su titolo, piazzamenti europei, retrocessioni e promozioni?

di Francesco Paolo Traisci

Solo tornando in campo e finendo la stagione, la nostra Serie A troverà la pace e si riuscirà a ricominciare la prossima stagione regolarmente. Finirla qui, infatti, oltre alle perdite economiche che ormai tutti hanno calcolato, in termini di PIL, di gettito fiscale, di indotto e di occupazione, farebbe comunque esplodere le contestazioni di chi avrebbe ancora da chiedere a questo campionato… ossia quasi tutti.  Perché finirla qui comporterebbe la necessità di fare scelte favorevoli a qualcuno e dannose per altri. Non si potrebbe certo accontentare tutti, cristallizzando qui la classifica. Numerose e di gran peso sarebbero le decisioni da condividere. Scelte che a questo punto della stagione, avrebbero dei beneficiari e dei danneggiati e che quindi non sarebbero lontane dall’essere soggettive.

Oltre all’assegnazione dello scudetto, con tre squadre che avrebbero una possibilità concreta di giocarsela, le assegnazioni dei posti per le coppe europee, i quattro per la Champions che, oltre alle 3 prime papabili per il titolo, potrebbero vedere per il quarto posto in lizza anche la Roma molto vicina al quarto posto dell’Atalanta, per non parlare delle semifinaliste di coppa Italia, ossia Napoli e Milan, che speravano con la coppa di guadagnarsi l’accesso in Europa.  E ci sarebbero poi le retrocessioni, con Brescia e Spal molto staccate ma con 5 squadre in 3 punti in lotta per evitare il terzultimo posto che dovrebbe voler dire retrocessione. Per non parlare poi delle promozioni dalla Serie B, con la prima, il Benevento, ormai lontana dalle altre, ma con bagarre per il secondo posto che avrebbe garantito la promozione diretta, con il Crotone che nell’ultima giornata disputata aveva superato il Frosinone e l’ulteriore bagarre per la terza promozione in assenza di play off. Ogni scelta troverebbe quindi degli scontenti. Anche quelle che apparentemente non sembrerebbero porre problemi, come quella di bloccare le retrocessioni. In tal caso infatti verrebbero scontentati i club di B se contemporaneamente si bloccassero le promozioni o tutto il sistema perché si avrebbe una serie A ad oltre 22 squadre (23 con una terza promossa a cui peraltro la B probabilmente non vorrebbe certo rinunciare).

Il caso Olanda; niente titolo ma ricorsi già pronti

Ed un esempio del caos che si creerebbe viene dall’Olanda dove la Federazione ha deciso di sospendere definitivamente il campionato di Eredivisie, senza assegnare il titolo, bloccare le retrocessioni e di assegnare i posti per le coppe in base all’attuale classifica. Ma sono fioccate le proteste, prima fra tutte quella dell’Utrecht, che al momento del “congelamento” della classifica si trovava al sesto posto con 41 punti, ma con una partita in meno rispetto al rispetto al Willem II, quinto con 44 punti ma con una gara in più, che con il blocco si è qualificato per la fase preliminare dell’Europa League. Ed in caso di arrivo a pari merito, la differenza reti avrebbe premiato il club di Utrecht. La società ha quindi ha annunciato che farà ricorso alla UEFA contro la decisione della KNVB. E ciò anche perché per assegnare i posti per la prossima edizione delle coppe europee non è stata presa in considerazione la coppa nazionale, manifestazione in cui l’Utrecht avrebbe dovuto disputare la finale contro il Feyenoord, al quale in virtù del terzo posto nella classifica congelata, è stata assegnata la qualificazione alla fase a gironi dell’Europa League.

Ed una simile decisione della Federcalcio olandese di spostare la qualificazione alle competizioni UEFA dalla coppa al campionato “non si basa su meriti sportivi e non può essere giustificata in altro modo”. Quanto basta per un bel ricorso alla UEFA, che aveva ricordato quanto sia importante il merito sportivo nella determinazione delle qualificate alle sue competizioni. Peraltro, quella della Federazione olandese è stata una decisione molto controversa presa senza una netta maggioranza. Oltre all’assegnazione dello scudetto, visto che in testa alla classifica erano appaiate Ajax e AZ Alkmaar, con la sola differenza reti a premiare i Lancieri e le questioni legate alle qualifiche europee, il punto problematico era quello delle retrocessioni e delle conseguenti promozioni. Ebbene con una decisione molto controversa perché quasi la metà dell’assemblea delle squadre si era pronunciata a favore di promozioni e retrocessioni (precisamente 16 a favore di tale decisione a fronte a 9 contrari e 9 astenuti), la Lega ha preso in mano la situazione e d’ufficio ha deciso di bloccare le promozioni e retrocessioni. Quanto basta per una levata di scudi generale.

Il caso francese: calcolo per media punti e PSG campione, ma…

Ma anche in Francia, dopo che il Primo Ministro Eduard Philippe aveva annunciato al Parlamento che la stagione 2019/2020 di Ligue 1 e Ligue 2 non sarebbe ripresa, la Federazione si era preso del tempo per decidere come finire il campionato. Il congelamento della classifica non poneva certo il problema della vittoria finale atteso che il PSG era ben lontano dalle immediate inseguitrici (e con una partita da recuperare), con un margine praticamente incolmabile e, pur sembrando disposto a rinunciarci visto che si sarebbe l’ennesima vittoria di fila, il titolo è stato comunque attribuito ai parigini. Ma c’era il problema della coppa di Francia, che avrebbe visto la finale fra il St. Etienne e lo stesso PSG. Si trattava di una priorità dal Presidente federale Le Graet che ha sperato fino all’ultimo di poterla far disputare proprio perché, in caso di vittoria il St. Etienne avrebbe avuto diritto alla qualificazione per l’Europa League. L’ulteriore problema era la disparità delle giornate giocate dai vari club (come peraltro anche da noi), con l’idea, che aleggiava nei corridoi della Federazione, di considerare la classifica dopo l’ultima giornata giocata integralmente, sottraendo a tutte le squadre che hanno giocato anche la ventottesima giornata i punti fatti in quell’occasione, ma che invece è stata risolta tenendo conto della media punti. E lo stesso può immaginarsi per le retrocessioni e le promozioni!

Ma seppur definitiva, la decisione ha lasciato molti scontenti. Che hanno annunciato ricorsi alla giustizia ordinaria e sportiva. Il caso Francia quindi non finisce qui! Ed allora è chiaro perché la Ligue francese avrebbe di buon grado accettato lo stop governativo. Perché ancora non ha deciso come finire il campionato. Tanto che già c’è chi ripropone di riprendere a giocare a luglio per far disputare i play off. Il modello virtuoso di accettazione tanto vantato dal Ministro Spadafora in realtà non è un modello perché ancora i nodi devono venire al pettine. E state tranquilli che verranno al pettine…  Ed allora al ministro che invita il nostro calcio a rassegnarsi allo stop come a fatto quello francese si potrebbe replicare che si tratta di un esempio scelto male, perché lì ancora è tutto da decidere e non è affatto detto che tutti accetteranno la decisione del governo in modo remissivo, mentre l’unico campionato che ha dato seguito al lockdown governativo è quello olandese in cui i problemi ci sono, eccome! Altrove invece si riprenderà. Perché il ministro non prende mai ad esempio quei campionati, come la Liga, la Bundesliga e la Premier, in cui si riprenderà?

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