Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

diritto effetto

Nuovo Fair Play Finanziario: tetto di spesa in base ai ricavi, ma chi esagera paga la “Luxury tax”

(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Le novità previste dalla nuove versione delle regole: tetti di spesa, aumenti di capitale e luxury tax, da “spendi quanto incassi” a “spendi quanto puoi”.

Francesco Paolo Traisci

Sta per andare in pensione il vecchio Fair Play Finanziario delle società calcistiche, all’epoca fortemente voluto da Michel Platini a tutela dei calciatori e di una presunta competitività fra club ricchi e club meno ricchi. In realtà quelle restrizioni, che impedivano ai club di creare rosso in bilancio e di ripianarlo con l’apporto degli azionisti, sono praticamente morte. Il sistema è troppo facilmente aggirabile e quindi privo di garanzie.

Ispirazione made in USA

Ed allora sta per esserne introdotto uno nuovo, all’insegna della sostenibilità. Non già quindi l’obbligo di pareggio di bilancio da raggiungere con i ricavi ma la possibilità di spendere quanto ciascuno può permettersi e sanzioni per chi eccede. Nel luglio del 2022, ossia al termine dell’attuale stagione, sarà introdotto un sistema misto, in parte ispirato allo sport USA, una combinazione di salary cap e luxury tax, che, nell’intento dei proponenti, dovrebbe garantire la sostenibilità del sistema e la possibilità a chi vuole investire nel calcio di spendere quanto può, senza la “seccatura” di dover trovare sponsor amici per aggirare le restrizioni del Fair Play Finanziario!  Il vecchio Fair Play Finanziario è morto anche perché alla fine i grandi e potenti erano riusciti ad eluderlo, ottenendo condanne più che miti per le loro violazioni, tanto da essere sospeso anche per la pandemia. E molti ne hanno approfittato per spendere in modo incontrollato.

Mix tra salary cap e luxury tax

Il nuovo Fair Play Finanziario si baserà quindi sulla filosofia “spendi quanto puoi” (la definizione è del Corriere dello Sport), con regole operative che dovrebbero essere approvate fra dicembre e febbraio prossimi dall’Esecutivo UEFA. Ci sarà una sorta di salary cap, ossia tetto salariale, che sarà globale, ossia coinvolgerà stipendi di giocatori e tesserati, commissioni per agenti e costi dei trasferimenti di mercato, il cui costo totale non potrà superare una cifra prestabilita, che sarà commisurata a una percentuale dei ricavi. E la UEFA pare orientata a non concedere più del 65/70%. La differenza è che saranno ammessi gli aumenti di capitale, ossia il finanziamento da parte dei soci. Ma la vera novità saranno le sanzioni, automatiche e progressive e non dopo lunghe e complicate indagini e negoziazioni con l’UEFA. Più sarà grande lo sforamento (in termini di denaro e di anni) più saranno alte le multe, la cosiddetta la luxury tax per chi spende troppo, da ridistribuire ai club virtuosi attraverso un fondo comune.     E c’è anche chi parla di un tetto ai giocatori in prestito, con il chiaro obiettivo di impedire ai colossi di tesserare più giocatori di quelli che può impiegare, per smistarli dove meglio credono.  Non più quindi “spendi quanto incassi” ma “spendi quanto puoi”. Sarà sufficiente a garantire la sostenibilità e la competitività del sistema calcio?