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Non solo Superlega: causa alla Corte Ue per le liste UEFA, può diventare un nuovo caso Bosman?

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Di Francesco Paolo Traisci. I belgi provano a scardinare uno dei capisaldi del calcio europeo, quello delle rose limitate a 25 giocatori con l’obbligo di inserire un numero minimo di giocatori formati nel vivaio o nei vivai nazionali

Francesco Paolo Traisci

I belgi ci provano un’altra volta. L'obiettivo è scardinare uno dei capisaldi del calcio europeo, quello delle rose limitate a 25 giocatori con l’obbligo di inserimento di un numero minimo di giocatori formati nel vivaio o nei vivai nazionali. La regola è chiara e fino ad oggi non era mai stata contestata: almeno 4 giocatori inseriti nella lista di quelli autorizzati ad entrare in distinta per il campionato nazionale e per le competizioni europee (sono due liste distinte e redatte con criteri leggermente differenti, in particolare per i giovani, ma questo è un altro discorso) devono essere formati nel vivaio del club, ed altri 4 nei vivai nazionali (potendo considerarsi in questi anche quelli formati nel vivaio di casa oltre ai primi 4, nel senso che se quelli “nazionali” sono meno di 4 devono essere aumentati quelli formati in casa). E se sono meno di 8? La regola è stata interpretata al contrario, nel senso che se 8 dei 25 debbono essere formati nei vivai nazionali e di casa, allora 17 possono essere formati altrove: quindi se non si arriva a 8, si accorcia la lista, nel senso che ai 17 formati altrove si sommeranno quelli formati in casa o nei vivai nazionali inseriti, senza quindi arrivare a 25.

Come il caso Bosman?

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È questa la regola contestata, perché secondo i legali di un club belga sarebbe contraria ai principi europei della libera circolazione dei lavoratori. Si tratta dello stesso argomento utilizzato a suo tempo nella vicenda Bosman, che ha portato uno tsunami nel sistema dei trasferimenti fra professionisti di tutti gli sport con l’abolizione del vincolo sportivo per loro (e con forti limitazioni per i dilettanti). E forse non è un caso che anche il club belga sia assistito dallo studio legale che a suo tempo aveva assistito Bosman nella sua battaglia. E questo potrebbe far pensare ad una possibilità di successo della contestazione, anche perché l’argomento ha un suo peso. E sarebbe un nuovo terremoto per il calcio europeo e non solo…

Le pronunce che limitano la sentenza Bosman

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È vero però che nel frattempo ci sono state altre pronunce che hanno limitato la portata della sentenza Bosman, affermando che non può essere un grimaldello per scardinare tutto il calcio europeo. Pronunce che hanno giustificato i premi di preparazione per i giovani, sulla base di una tutela dei vivai e del loro impegno nella formazione dei giovani calciatori. E pronunce che hanno giustificato l’obbligo di inserire nelle rappresentative nazionali solo giocatori con il passaporto nazionale.

Certo che la base della contestazione potrebbe avere un senso, perché il limite dei 17 formati altrove potrebbe essere visto come un ostacolo alla libera circolazione, ma è anche necessario tutelare il calcio giovanile, la funzione educativa e formativa dei vivai, che peraltro è sganciata dai criteri di nazionalità ma basata su quelli della cittadinanza comunitaria. Quindi il giovane calciatore con passaporto comunitario, considerato lavoratore a partire dai 16 anni di età, è già libero di circolare e di essere tesserato per un club di altre nazioni comunitarie e quindi potrà essere inserito in un vivaio del club a prescindere dal passaporto.

L'effetto sulle rappresentative nazionali

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E proprio per queste ragioni credo che la contestazione non andrà a segno. Peraltro si tratta di un modo di tutelare le rappresentative nazionali, perché non potendo limitare i vivai ai soli ragazzi con passaporto di casa, quantomeno sino a 16 anni dovrebbero essere loro a comporre i settori giovanili (perché per i comunitari il divieto di circolazione è per quell’età, seppur con qualche eccezione, mentre per gli extracomunitari c’è un divieto di trasferimento sino alla maggiore età), anche se molti club sono pieni di ragazzi stranieri, trovando nelle pieghe della normative qualche escamotage per tesserarne in numero sempre più massiccio. Un giro di vite dovrebbe esserci piuttosto per reprimere questo fenomeno. A marzo il procuratore generale presenterà le proprie conclusioni. Non sarà certo la sentenza, ma consentirà di capire come la pensa, alla luce delle carte e delle difese delle parti, un organo terzo, imparziale. E spesso le sue conclusioni sono condivise dalla Corte, nella propria pronuncia…