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Nations League, il vero ostacolo ai Mondiali biennali: un torneo redditizio a cui la UEFA non vuole rinunciare

MILAN, ITALY - OCTOBER 06: The UEFA Nations League Trophy is displayed at a UEFA Nations League trophy experience event, ahead of the UEFA Nations League Finals 2021, at Piazza Duomo on October 06, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Vincenzo Lombardo/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Altro che mondiale ogni due anni: ecco perché la UEFA ci tiene così tanto alla Nations League, un intermezzo molto ben pagato!

Francesco Paolo Traisci

La proposta di giocare i mondiali ogni 2 anni, oltre alle resistenze di giocatori, medici e Federazioni nazionali, per lo stress nei viaggi, per i rischi di infortuni e quant’altro, ha trovato la forte ostilità della UEFA stessa. E non solo perché sarebbe costretta a rimodulare i calendari del proprio campionato principale, ossia gli Europei, ma perché si vedrebbe anche costretta a rinunciare alla seconda competizione per rappresentative nazionali, della quale siamo vedendo le fasi finali: la Nations League. Una competizione nata in sostituzione delle classiche amichevoli per migliorare la qualità delle competizioni e accrescere il valore delle Nazionali. Il format scelto garantisce infatti partite equilibrate tra squadre di pari valore, con il pathos delle promozioni e delle retrocessioni. Sì, perché l’organizzazione in fasce secondo il ranking, consente alle varie nazionali di misurarsi con squadre dello stesso livello e, in caso di vittoria nella propria categoria, essere promossa nella fascia superiore e misurarsi con squadre ancora migliori.

Torneo dall'alto valore economico

Partite combattute con squadre di pari livello e quindi tutte di grande interesse. Per non parlare dei match della fascia A, tutti fra squadre di grande blasone. Big match e sfide classiche a ripetizione, in sostituzione delle vecchie amichevoli, così come a suo tempo suggerito all’UEFA dalle Federazioni nazionali, dai CT e dai giocatori stessi, tutti convinti che le amichevoli non costituissero un banco di prova adeguato per le rappresentative nazionali. E quando si parla di partite di cartello, di big match, si parla anche di spettatori, in presenza e, soprattutto, in streaming o in TV. Il torneo ha avuto, sin dalla sua prima edizione, un impatto evidente e significativo sui conti della federazione europea. Nel 2018, anno precedente alla prima edizione, i proventi da competizioni per squadre nazionali ammontavano a 212 milioni di euro. L’anno successivo, nel 2019, tale cifra era schizzata a 551 milioni. 

I premi

E la UEFA provvede a ridistribuire una parte di questi proventi a tutte le squadre partecipanti, oltre a premiare le vincitrici. E tanto i premi quanto i contributi per la semplice partecipazione (che laUEFA chiama solidarity fees) sono anche aumentati rispetto alla precedente edizione vinta dal Portogallo. A tutte le partecipanti alla fase a gironi vanno rispettivamente 2.25, 1.5, 1.25 e 0.75 milioni di euro, a questi si aggiungono i premi per le promozioni da una fascia all’altra con il raddoppio del solidarity fee per i vincitori del proprio girone.  A ciò le quattro semifinaliste del girone A (Italia, Spagna, Belgio e Francia) aggiungeranno ulteriori premi in funzione di come andrà la Final four, ossia 6 milioni per la prima, 4,5 milioni per la seconda, 3,5 milioni per la terza e 2,5 milione e mezzo per la quarta. La nazionale che vincerà la UEFA Nations League avrà quindi complessivamente 10,5 milioni di euro, 9 milioni andranno alla seconda, 8 alla terza e 7 alla quarta classificata. Ma tutte le Federazioni, anche quelle che non ottengono risultati beneficiano di un consistente solidarity fee, semplicemente per la loro partecipazione.  Una pioggia di denaro che forniscono uno stimolo in più per le Federazioni ed a cascata per club e giocatori!  Le gare di Nations League servono poi al miglioramento del proprio ranking e danno un importante vantaggio in ottica qualificazioni ai mondiali 2022: le quattro semifinaliste sono infatti state sorteggiate in un raggruppamento da 5 squadre anziché di 6, con il vantaggio quindi di disputare meno gare di qualificazione. La Nations League non è quindi solo quindi un trofeo da 7 chili e mezzo, ma un importate fonte di finanziamento per tutte le Federazioni nazionali e per l’UEFA stessa. E nessuno ci vuole rinunciare!