Media company: chiuso l’accordo tra la Lega e i fondi, adesso il problema è la governance. Quali sono le prospettive?

Di Francesco Paolo Traisci. Nelle scorse settimane tanto si è parlato della media company della Lega, con i nostri club di Serie A che hanno intrapreso una strada nuova nella speranza di trarre maggiore profitto dai diritti audiovisivi. Ma nonostante l’accordo, rimangono da decidere ancora tanti aspetti. E non di secondaria importanza!

di Francesco Paolo Traisci

Fatta l’Italia, adesso si devono fare gli italiani. Nelle scorse settimane tanto si è parlato della media company della Lega. Con un procedimento iniziato ormai da tempo, i nostri club di Serie A hanno intrapreso una strada nuova nella speranza di trarre maggiore profitto da quella che si sta dimostrando sempre più la maggiore risorsa del patrimonio del nostro calcio di elite: i diritti audiovisivi. Un cambio di rotta che vede una gestione diretta di tutti i diritti di immagine del campionato di Serie A da parte di una società creata appositamente per affiancare la Lega proprio nella commercializzazione di questi diritti. Abbiamo assistito anche alla ricerca di partner che potessero affiancare le società della Lega A, entrando con capitali freschi e competenze specifiche all’interno della nuova compagnia. E, dopo un periodo di offerte e rilanci, è stata approvata la proposta di una cordata composta da tre fondi di investimento di portata internazionale, la ben nota cordata formata da CVC, Advent e FSI.

L’accordo non è ancora vincolante

Tutto finito? Tutto a posto? In realtà ancora no. Perché è stata approvata, seppure all’unanimità dall’Assemblea dei club di serie A, solamente la proposta economica complessiva, con le varie tranches di pagamenti ed investimenti nella media company (che ancora chiameremo così, visto che, a quanto risulta, non ha ancora un nome o, se lo ha, non è ancora stato reso noto). Ma rimangono da decidere ancora tanti aspetti. E non di secondaria importanza! “È importantissimo aver raggiunto un accordo su quella che è la valorizzazione del nostro calcio, un’intesa che vale 1,7 miliardi, ma che ora va conclusa. Abbiamo accettato la proposta economico-finanziarie, ma non abbiamo ancora chiuso, non c’è ancora impegno vincolante di alcun tipo. Siamo ancora nel percorso ma quando si scalano le scale bisogna arrivare in cima”. Ha dichiarato il Presidente Dal Pino.

Come spartire i soldi che arriveranno?

Ci sono molti aspetti tecnici da valutare per la commissione designata dalla Lega, in una proposta contrattuale che si compone di almeno un migliaio di pagine. E due punti nella immediata discussione che poi dovranno vedere d’accordo i nostri club. Il primo è come saranno distribuiti i soldi che i tre fondi verseranno per acquistare le quote della nuova società. Secondo quali criteri? Inizialmente si pensava che avrebbero potuto essere destinati ad investimenti per l’ammodernamento degli stadi e per lo stesso canale di Lega. Molti club hanno mostrato l’urgente bisogno di denaro fresco per sistemare il proprio bilancio, ma anche per far fronte alla crisi di liquidità e pagare gli stipendi. Ci sarà quindi bagarre su questo, come c’è sempre stata, peraltro, sulla distribuzione dei proventi della vendita collettiva dei diritti audiovisivi. E nella bagarre in cui entrerà probabilmente pure la Lega B, perché i versamenti, pur cristallizzando ad oggi una situazione, avranno ad oggetto dei diritti audiovisivi che potrebbero appartenere anche a società che nel frattempo saranno promosse e non appartenere più a quelle retrocesse.

Quale sarà la governance della media company?

Il secondo punto di discussione è rappresentato dalla governance. Come strutturare l’amministrazione della nuova società? Le ipotesi più verosimili sono con un Consiglio di Amministrazione composto in modo egualitario da componenti in quota ai fondi e componenti designati dalla Lega. Ma da quanti elementi? C’è chi ipotizza 8, chi 12, chi addirittura 16. La scelta del Amministratore delegato spetterebbe ai fondi e quella del Presidente alla Lega; ed allora via al toto nomi! Secondo il portale Calcio e Finanza (che ipotizza un consiglio a 8 componenti) per il ruolo di AD ci sarebbero in lizza anche Richard Scudamore, ex n.1 della Premier League, Tom Mockridge, ex ad di Sky Italia, e Javier Tebas, che però è impegnato alla guida della Liga, mentre per il Consiglio i nomi più ricorrenti (e più scontati visto che i componenti designati dai fondi sono frutto di una loro scelta imprenditoriale interna) sono quelli del numero uno di Cvc in Italia, Giampiero Mazza, oltre al manager Nick Clarry ed analoghe scelte potrebbero essere fatte dagli altri due fondi investitori pescando all’interno dell’elite dei propri manager.

Ma la vera bagarre sarà per i componenti espressi dalla Lega? Oltre al nome del presidente, saranno i  tre attuali dirigenti nel Consiglio di Lega (Antonello, Scaroni e Luca Percassi) o ci saranno frutto di una votazione specifica da parte dell’Assemblea? E, vista l’importanza della posta in palio, si preannuncia un confronto acceso, anche perché chi si era opposto al progetto non sembra ancora avere deposto le armi!

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy