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Lo scandalo D’Onofrio e il dito puntato contro Trentalange: possibile il commissariamento dell’AIA

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Di Francesco Paolo Traisci. Il caso D’Onofrio e le accuse della Procura FIGC nei confronti del presidente dell’AIA Alfredo Trentalange hanno creato scompiglio nel mondo arbitrale. E la stessa AIA, ora, va verso il commissariamento. Quali scenari?

Francesco Paolo Traisci

Rapporti tesi in casa FIGC. Lo scandalo D’Onofrio deflagra come una bomba e mina la tranquillità del nostro calcio. L’arresto del 10 novembre del Capo della Procura arbitrale ha scatenato un putiferio, scoperchiando un vaso di Pandora. E la Procura Federale punta il dito contro il capo dell’Associazione Arbitri, Alfredo Trentalange. La sua responsabilità sarebbe non già legata all’attuale arresto ed alle infamanti accuse pendenti sul capo del Capo della Procura arbitrale, Rosario D’Onofrio, di essere a capo di un traffico internazionale di stupefacenti, ma alla nomina a suo tempo, di quello che da molti viene definito come il “pupillo” del Presidente dell’AIA.

La nomina di D'Onofrio e l'onorabilità

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Una nomina che oggi appare assai contestabile, alla luce dei precedenti penali emersi a carico del Procuratore, una condanna a 2 anni e 8 mesi per la detenzione di 44 chili di droga di stupefacenti ben precedente alla sua nomina avvenuta nel marzo 2021. Condanna che, evidentemente, qualora fosse emersa, avrebbe seriamente privato l’allora candidato di quel requisito di onorabilità necessario per concorrere a ricoprire la carica che gli è stata poi assegnata. Ed è vero che la prova dell’onorabilità viene data attraverso un’autocertificazione di chi fa la domanda. Ma secondo la procura chi l’ha ricevuta e ha poi assegnato la carica non poteva non sapere o doveva comunque controllare se quanto autodichiarato fosse vero. Di qui le accuse ai vertici dell’AIA, e, pertanto, al suo presidente di aver proposto, sostenuto, premiato e soprattutto protetto D’Onofrio. Il quale, rifiutando le dimissioni, ribatte che non è suo compito controllare vigilare sulle candidature ed i procedimenti di selezione delle cariche istituzionali. Il presidente Trentalange ha così pubblicamente annunciato che non intende dimettersi, nonostante le pesanti accuse della Procura federale. «Non ho nessuna intenzione di dimettermi», ha spiegato in una nota, chiedendo inoltre «di essere sentito con estrema sollecitudine dal procuratore Chiné, non solo a mia tutela ma soprattutto nell’interesse di tutta l’Aia». A suo dire sarebbe lui la parte lesa!

Il possibile commissariamento dell'AIA

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Non si sa ancora se e quando avverrà questo colloquio e, soprattutto, cosa dirà Trentalange al procuratore federale. Certo è che, in assenza di valide giustificazioni ed di dimissioni, a questo punto, inattese, la FIGC intende dare battaglia: nel consiglio federale di lunedì pare che si parlerà seriamente di commissariare l’Associazione Arbitri, come da suo potere. Ed è già scattato il totonomi. Qualche ex arbitro di fama, come Rizzoli o Rocchi, che però potrebbero preferire attendere le prossime elezioni ed occupare la poltrona di Presidente, con quindi una stabilità maggiore, o Collina, che però difficilmente lascerà la sua poltrona nella FIFA o qualche nome autorevole estraneo al mondo del calcio. Il che forse sarebbe la soluzione migliore, per garantire comunque l’indipendenza della categoria arbitrale.  

L'azzeramento della procura dell'AIA

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Dal canto suo l’AIA, in una nota contesta la legittimità di un eventuale commissariamento, ritenendo che sarebbe solo punitivo e non funzionale, in quanto non sarebbe necessario per porre fine ad una disfunzione dell’AIA stessa ma solo di un suo organo interno, in questo caso la procura. E quella che nella nota viene definita una disfunzione (riprendendo una sentenza del Consiglio di Stato) ha già trovato la sua correzione in quanto il 15 novembre la procura dell’AIA è stata azzerata e la giustizia arbitrale passata sotto il controllo della Procura Federale. Quindi la situazione critica è cessata e non potrà più ripetersi. E il resto dell’Associazione funziona bene, senza intoppi, secondo la nota e quindi l’eventuale commissariamento sarebbe visto, dalla categoria arbitrale, come “un grave strappo al principio democratico”, un abuso di potere ingiustificato. Certo è che già da tempo all’interno dell’Associazione le acque erano assai agitate. Qualche sezione era stata commissariata in seguito alle iniziative della Procura e da intercettazioni telefoniche era anche emerso il sospetto che D’Onofrio esercitasse la propria influenza per far alterare le valutazioni arbitrali e le relative graduatorie. E qualcuno ha ipotizzato che l’ormai ex procuratore agisse spesso arbitrariamente e, forse, per conto del presidente e del suo entourage, in una guerra interna contro il suo predecessore ed i suoi fedelissimi. 

Il punto è quindi questo: è sufficiente il trasferimento della giustizia arbitrale alla procura federale per eliminare le tensioni e gli abusi interni, con la pulizia interna che è già in corso o bisogna cambiare i vertici dell’Associazione? Se inizialmente sembrava sufficiente “commissariare” solo la procura arbitrale con il passaggio della giustizia arbitrale alla procura federale, ora la FIGC sta seriamente pensando di commissariare tutta l’associazione, puntando quindi ai suoi vertici.