L’impatto del coronavirus sul calcio dilettantistico: molte società rischiano di non iscriversi al campionato?

Di Francesco Paolo Traisci. Il Presidente della LND Sibilia ha paventato il rischio di una riduzione del 30% del numero di società calcistiche dilettantistiche italiane dalle 12 mila realtà attuali a meno di 9 mila, visto che vengono a mancare parte delle entrate (botteghino, sponsorizzazioni locali). Quali le possibili soluzioni?

di Francesco Paolo Traisci

Basteranno i 400 milioni di euro annunciati dal Ministro dello Sport Spadafora per salvaguardare e rilanciare il movimento dilettantistico che in Italia coinvolge oltre un milione di praticanti?  Si preannunciano anni bui per tutto il movimento sportivo ed in particolare per quello calcistico, che sicuramente è quello con una base più ampia. No, non parliamo solo dei professionisti che, bene o male riusciranno ad uscirne. Parliamo del movimento dilettantistico, quello gestito dalla LND, una galassia che va dalla serie D ai campionati giovanili, una struttura assai eterogenea e difficile che comprende realtà molto diverse, accomunate fra loro solo dalla differenza con le realtà professionistiche.

La contrazione dei ricavi dei professionisti…

E la crisi dei dilettanti non sarà solo una ripercussione di quella che sta investendo i professionisti. Certo, verranno a mancare gli aiuti della solidarietà, ma la crisi che rischia di investire i club dilettantistici ha anche altre e più profonde radici. Anche i professionisti avranno una forte contrazione dei propri ricavi. Innanzitutto per quanto riguarda il botteghino, che rappresenta, malgrado tutto, ancora un’importante risorsa per i nostri club con una perdita secca in caso di partite a porte chiuse. Ci saranno i mancati introiti degli sponsor ed infine quelli dei diritti televisivi, fonte ancora più importante di ricavi per i club, con le emittenti pronte a chiedere un forte sconto sulle tranches non ancora pagate. E così i club cercheranno di limitare i danni, tagliando le spese.

…e di quelli dei dilettanti

Per i dilettanti il futuro appare tuttavia ancora più buio. Giocare a porte chiuse una parte della stagione li priverà di una ottima fonte di ricavo. E ciò innanzitutto per la coda di questa stagione, con le partite ancora da disputare, ma anche gli eventuali play-off e play.out che hanno sempre attirato il grande pubblico. Ma anche l’inizio della prossima, che già si preannuncia a porte chiuse sino alla fine dell’anno, rischia di far perdere ai club molti tifosi per strada. L’abitudine della partita la domenica (o il sabato) il rito che si andrebbe a perdere e che sarebbe difficile, una volta ripresa la possibilità di accedere allo stadio, riprendere. Questo soprattutto in Serie D ed in Eccellenza, nelle piazze in cui il tifo da stadio si è sempre fatto sentire.

Un altro introito, su cui molti club dilettantistici hanno sempre contato, che potrebbe venire meno o comunque fortemente ridimensionato è quello delle scuole calcio. Il calcio è sicuramente uno sport di contatto e sarà complicato ripartire in sicurezza. Per ora comunque, una parte della stagione è andata e mancheranno sicuramente nelle casse delle società i proventi delle rette dei propri calciatori in erba, o, se già è stata pagata per tutto l’anno, sarà necessario restituire la parte relativa ai mesi di fermo. Ma il problema è anche congiunturale. Con la recessione che si annuncia, quante famiglie saranno in grado di pagare le rette della scuola calcio per i propri figli?

Gli sforzi dei presidenti

L’annunciata recessione però porterà un problema ancora più grande. Quanti presidenti saranno in grado di sopportare ancora le spese che le varie categorie di calcio dilettantistico comportano? Infatti, come ha rilevato più volte il Presidente Sibilia, il calcio dilettantistico si poggia in buona parte sulle risorse di alcuni appassionati presidenti che finanziano i club, senza grandi ritorni economici. E lo fanno girando nelle casse della società una parte dei proventi che gli vengono dalle proprie aziende produttive. Ora, in un momento di crisi economica, le risorse delle aziende si contraggono inevitabilmente e molte di queste lotteranno per la propria sopravvivenza e per quella della famiglia dei propri padroni. Per questo molti presidenti saranno costretti a fare sforzi per salvare le proprie aziende e le proprie famiglie e non potranno certo distogliere risorse economiche per quello che molti di loro hanno sempre considerato un (costoso) giocattolo: il calcio.

Sponsor e investimenti

Peraltro il discorso sulla recessione può essere allargato agli sponsor, che rappresentano una delle principali fonti di sostentamento delle società dilettantistiche un vitale contributo accanto a quello del presidente. Quante piccole e medie imprese locali saranno in grado di far affluire nelle casse della società il contributo economico che sino ad oggi hanno fornito? Ed anche quelli che hanno promesso ma non ancora versato sono a forte rischio. Ed il discorso va ulteriormente allargato a tutti quegli investimenti sia pubblici che privati di cui ha goduto il calcio dilettantistico finora, anche in relazione alle iniziative sociali ed alle associazioni senza scopo di lucro: pensiamo ai contributi che i comuni hanno sempre fornito alle squadre locali, garantendo loro una somma di denaro per iscriversi ai vari campionati e mettendo a loro disposizione le proprie strutture sportive. Comuni che saranno messi di fronte a una situazione complessa potendo essere chiamati a giustificare questi contributi in un contesto in cui la gestione della spesa pubblica dovrà essere estremamente oculata.

Certo alcune spese si sono azzerate come le utenze, trasporti, servizio lavanderia, costi legati all’evento partita come il personale sanitario e così via. Altre potrebbero ridursi, come i rimborsi dovuti ai calciatori ed ai collaboratori della gestione sportiva. In serie D infatti il tesseramento dei giocatori è accompagnato dalla sottoscrizione di accordi economici per i rimborsi. Che vanno quindi rinegoziati. Ma anche nelle serie inferiori, pur in assenza di un obbligo, esistono spesso accordi economici per i rimborsi, con accordi spesso in parola. Andrà tutto ridimensionato, perché attualmente i costi appaiono insostenibili.

Rischio di mancata iscrizione

Per tutti questi motivi il rischio è che molti gettino la spugna e che chi era pronto ad avvicinarsi a questo mondo si ritiri in buon ordine aspettando tempi migliori. I passaggi di proprietà e gli avvicendamenti nel ruolo di presidenza saranno altresì molto improbabili in estate, mentre è ipotizzabile che molte società dilettantistiche getteranno la spugna e non si iscriveranno ai campionati 2020/21, così come altre sfrutteranno la vicinanza geografica per costituire delle fusioni condividendo risorse umane e finanziarie anche rinunciando, a malincuore, al sano campanilismo. Per questo, per l’importanza sociale del movimento calcistico che debbono arrivare aiuti economici da Stato e Regioni, diretti anche alle famiglie per consentire le iscrizione alle attività sportive, perché in gioco è la sopravvivenza dell’intero movimento.

Ed allora ben vengano i fondi del Credito sportivo che ha messo a disposizione delle squadre in difficoltà la somma di 25.000 a titolo di prestito a lunga scadenza. Consentirebbe di terminare la stagione e di poter ripartire con la prossima, in attesa che i tifosi tornino ad affollare gli stadi, che i ragazzi riprendano la scuola calcio e che l’economia tutta possa ripartire…  Sarebbe un’importante boccata d’ossigeno, ma potrebbe non bastare, senza un piano di agevolazioni a lungo termine e di finanziamenti a più lungo termine.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy