L’effetto del coronavirus sui diritti TV: partite in chiaro, rate non pagate e tra poco arriva il prossimo bando…

Di Francesco Paolo Traisci. La ripresa del campionato di Serie A crea tensioni anche per quello che riguarda i diritti audiovisivi. Il ministro Spadafora vorrebbe le partite trasmesse in chiaro, Sky non vuole pagare l’ultima rata di questa stagione e per l’asta 2021/24 cominciano già le schermaglie…

di Francesco Paolo Traisci

Qualcuno ha chiamato il Ministro dello Sport “Spadadritta”, o” Spadadiretta”. Perché per consentire la ripresa del campionato avrebbe preteso che le partite fossero trasmesse in chiaro e non criptate come previsto. La motivazione ufficiale: evitare gli assembramenti di tifosi. Fuori dagli stadi, nei pub o nei ristoranti dotati di decoder. Certo a tutti piacerebbe poter vedere le ultime giornate del campionato comodamente sdraiati sul divano o in spiaggia sotto l’ombrellone. Ma è difficile che possa accadere.

La vicenda Sky/Lega A

E questo perché il titolare dei diritti per le piattaforme satellitari, ossia principalmente Sky (ed il suo partner DAZN), sta facendo muro per difendere l’investimento fatto a suo tempo quando si aggiudicò i diritti per il triennio 2018/2021. Un esborso notevole, dopo una battaglia giudiziaria contro Mediapro che si era aggiudicata i diritti partecipando come broker, senza tuttavia poi dare seguito al contratto perché si aspettava di gestire i diritti acquisiti in modo difforme da quanto previsto dalla normativa. Esborso che Sky sta anche tentando di ridurre, rifiutandosi di versare la rata di pagamento appena scaduta, visto che il campionato è stato sospeso dall’inizio di marzo ed è ancora fermo. Il che ha sollevando le ire della Lega A, che pretende in ogni caso il pagamento, già richiesto con un decreto ingiuntivo. In tali casi, fondandosi su prova scritta il decreto potrebbe essere concesso con formula esecutiva e Sky dovrebbe pagare, salvo poi opporsi ed instaurare una causa per il recupero della somma versata. In una simile causa Sky potrebbe sicuramente dedurre l’intervenuta impossibilità della prestazione (campionato fermo), ma bisognerà comunque vedere come andrà a finire. E sicuramente di tempo ne passerà!

Le dirette in chiaro: il Ministro non può obbligare il concessionario alle trasmissioni in chiaro.

Nel frattempo il campionato potrebbe riprendere e di conseguenza anche le trasmissioni delle partite che il Ministro Spadafora vorrebbe in chiaro ossia su di un canale visibile a tutti. Ma può imporre a Sky di trasmetterle in chiaro?  No, visto che non è previsto nel contratto di concessione e neppure nella normativa. L’obbligo di trasmettere alcuni eventi sportivi (e non) in chiaro su tutto il territorio nazionale è sì previsto da una direttiva comunitaria del 2010 (che modifica una precedente del 1989) che prevede che alcuni eventi di particolare rilevanza non possano essere oggetto di diritti di esclusiva e che debbano quindi essere trasmessi in chiaro. In tali casi, si può pure costringere i broadcaster che avessero acquistato l’esclusiva a trasmettere in chiaro o a cedere i diritti per fare una diretta in chiaro. Ma si tratta di eventi periodicamente e preventivamente individuati da ciascuno Stato attraverso una procedure complessa ed ufficiale.

Quando Sky si è aggiudicata l’esclusiva per il campionato di Serie A l’obbligo di trasmettere in chiaro non era certo previsto. Ed imporlo adesso sarebbe certo cambiare le carte in tavola, modificando ciò che a suo tempo Sky si è aggiudicata. Si tratterebbe quindi di un vero e proprio esproprio contro il quale il proprietario riceve una tutela costituzionale dall’art. 42, che prevede sì la possibilità di espropriare la proprietà privata ma solo “nei casi previsti dalla legge e salvo indennizzo” sempre che vi siano a supporto dei motivi di interesse generale. E ciò non potrebbe certo avvenire con un decreto ministeriale, ma sarebbe anche molto complicato che potesse avvenire con una specifica legge, perché bisognerebbe innanzitutto riconoscere (un po’ contraddittoriamente, dopo che negli ultimi due mesi il Ministro non ha perso occasione di recitare come un mantra che il campionato di calcio non sarebbe certo stato una priorità) che trasmettere in chiaro le gare del campionato rappresenti un motivo di interesse generale! E poi concedere un indennizzo con denaro pubblico al titolare dei diritti.  Ed è per questo che l’inversione del calendario con l’anticipazione delle semifinali e della finale di Coppa Italia che andranno in chiaro sui canali RAI ha consentito al Ministro una prima vittoria facile. Ma rimane la questione del campionato. 

Sarebbe quindi necessario un accordo con il consenso di Sky (e DAZN)

E quindi ogni eventuale diretta in chiaro dovrebbe essere frutto di una concessione del titolare dei diritti. Ed il clima di battaglia fra Lega A, Sky e Ministro non sembra molto favorevole ad un accordo. Sky e Lega sono ai ferri corti per la rata che Sky non vuole pagare, Sky ed il Ministro per l’eventuale diretta delle gare della coda di campionato, Lega e Ministro per il protocollo sulla ripresa del campionato in cui la parte più controversa è quella sull’eventuale riscontro di nuove positività, che però è rimasto inalterato. Ma potrebbe ancora esserci un nuovo, clamoroso ed inatteso incontro fra le parti: la Lega fa uno sconto a Sky sulla rata contestata, Sky consente la trasmissione in chiaro di alcune dirette ed il Ministro fa cercare al Comitato Tecnico Scientifico una soluzione che possa far riprendere il campionato in sicurezza ma che possa anche consentire di portarlo a termine. Uno scambio equo e tutti contenti! Per ora sono tutti fermi sulle proprie posizioni, ma non è detta l’ultima parola.  Nella conferenza finale il ministro ha infatti esplicitamente legato tutto “al momento”. E l’uso di questa formula potrebbe aprire ad una possibile rivisitazione del protocollo, convincendo la parte più intransigente del Cts ad aprire ad un protocollo meno gravoso. Anche il ministero della Salute ne ha parlato nei giorni scorsi, naturalmente con grande prudenza.

La riforma del Decreto Melandri

Nel frattempo il Ministro annuncia una radicale riforma del Decreto Melandri che nel 2008 ha disciplinato la commercializzazione dei diritti audiovisivi.  Sicuramente legittimo e meritevole l’impegno annunciato dal Ministro per modificare l’attuale normativa. Ma certamente saprà che ci sono notevoli paletti entro i quali deve muoversi. Quelli imposti dal diritto antitrust di origine comunitaria che, al fine di superare il divieto di intese verticali (in quanto viene concesso un diritto di esclusiva), richiede che la commercializzazione sia ripartita in pacchetti offerti singolarmente, che il diritto di esclusiva sia di durata temporanea ed in ogni caso non superiore ai 3 anni e che l’aggiudicazione avvenga in seguito ad una procedura di evidenza pubblica: la famosa sequenza linee guida, bando, procedura di incanto e aggiudicazione. Negare la possibilità di esclusiva, così come l’obbligo di trasmissioni in chiaro di tutto o anche solo di alcune gare, diminuirebbe in modo esponenziale il valore di mercato del prodotto, consentendo quindi al proprietario, ossia la Lega di Serie A, di ottenere guadagni assolutamente inferiori rispetto a quelli attuali. E sicuramente i presidenti scenderebbero sul piede di guerra perché verrebbe meno o comunque fortemente ridotta una delle maggiori fonti di reddito dei rispettivi club. Rimarrebbe solo la pubblicità che nelle partite in chiaro, e quindi con un’audience molto maggiore avrebbe un bacino di utenza superiore, ma sicuramente non potrebbe bastare.

Peraltro una riforma dovrebbe intervenire in tempi brevissimi perché nel frattempo è partito l’iter per l’aggiudicazione dei diritti per il prossimo triennio (2021/2024) in base all’attuale normativa ed un cambio delle regole in corsa non appare ammissibile. Sono infatti già state redatte, approvate e pubblicate le linee guida per la commercializzazione e si è aperto il periodo di contrattazione, con una grande novità rispetto al passato. La Lega ha nel frattempo varato la propria piattaforma con la quale potrebbe trasmettere le partite senza doverne cedere i diritti ad uno o più broadcaster. Quello che era stato escluso in passato si è quindi realizzato. Una minaccia alla rendita di posizione di Sky ed un arma contrattuale in più per i nostri club.

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