Le riforme dello Sport: CONI, Governo e Federazioni, competenze e management

Di Francesco Paolo Traisci. Grandi manovre al Ministero dello Sport. Il Ministro Spadafora ora sta lavorando alle riforme, tra le quali spicca quella che riguarda i rapporti fra Governo (quindi il Ministero e le sue propagazioni ed in particolare Sport e Salute), il CONI e le singole Federazioni

di Francesco Paolo Traisci

Grandi manovre al Ministero dello Sport. Il Ministro Spadafora, accantonato il conflitto con i vertici del calcio (e soprattutto con la Lega A), ora sta lavorando alle riforme. Riforme preannunciate dalla Legge dell’8 agosto dell’anno scorso che ha attribuito la delega al Governo (e quindi al ministro competente) per l’adozione ed il riordino delle disposizioni in materia di “ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione”. Una delega ampia, che l’allora Ministro Giorgetti aveva voluto per riorganizzare completamente la gestione del movimento sportivo nel nostro Paese. Un provvedimento formulato in modo assai generico che autorizza il Governo a riformare tutto il movimento sportivo ed in particolare 3 punti: il rapporti fra Governo (quindi il Ministero e le sue propagazioni ed in particolare Sport e Salute), il CONI e le singole Federazioni; la ridefinizione dei criteri distintivi dello sport professionistico e disciplinare la figura dello sportivo professionista e la semplificazione delle procedure per la costruzione e la gestione degli stadi e degli impianti sportivi e delle procedure gli adempimenti amministrativi di natura contabile a carico delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, delle associazioni benemerite nonché delle loro affiliate riconosciuti dal CONI.

CONI, Governo e Federazioni: qual è la situazione attuale

In particolare, dalle dichiarazioni fornite alla stampa il ministro appare impegnato in una importante opera di mediazione per le riforme riguardanti il riordino complessivo dello stesso ordinamento sportivo, fra coloro che vorrebbero ripristinare i poteri del CONI e coloro che invece preferirebbero lasciare il comando alla politica ossia a Sport e Salute salvaguardando una forte autonomia delle Federazioni. A suo tempo, infatti la trasformazione di CONI Servizi S.p.A. sotto il controllo diretto dell’Esecutivo, con l’attribuzione a quest’ultimo del compito di distribuire i fondi pubblici destinati allo sport fu visto come uno schiaffo al CONI ed alla suo management a favore delle Federazioni più ricche che non avrebbero più dovuto passare dal CONI per ottenere i fondi. Una conquista per loro nella guerra che avevano dichiarato ai vertici del CONI. E nelle successive vicende, quelle del contratto di gestione che lega CONI e Sport e Salute sono venuti fuori tutte le frizioni fra i vertici del CONI e quelli della politica in quel momento, che peraltro sono cambiati, essendo cambiato il referente politico: il Ministro non è più Giorgetti ma Spadafora. All’epoca si trovò un compromesso che tuttavia è solo precario e che comunque deve essere stabilizzato con una disciplina normativa.

Quali sono le competenze di ciascuno?

Deve quindi essere individuata, con un provvedimento normativo, una chiara ripartizione fra le competenze del CONI e quelle di Sport e Salute ed i rapporti di entrambi questi enti con le singole federazioni, ripartizione che non si basi solamente sugli estemporanei equilibri politici. In realtà la delega era stata abbastanza vaga sui criteri da utilizzare e sulle soluzioni, limitandosi da un lato ad indicare come criterio guida quello stabilito dall’art. 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, che attribuisce direttamente al CONI una somma (non inferiore a quella destinata a Sport e Salute), “per il finanziamento delle spese relative  al  proprio funzionamento e alle proprie attività istituzionali, nonché per  la copertura degli  oneri  relativi  alla preparazione  olimpica  e  al supporto alla delegazione italiana, ed a ribadire che il ruolo proprio del CONI è quello di governo dell’attività olimpica e che la sua missione è quella di “incoraggiare e divulgare i princìpi e i valori dell’olimpismo”, in armonia con l’ordinamento sportivo internazionale, indicando che nella nuova disciplina si dovrà prevedere “che l’articolazione territoriale del CONI sia riferita esclusivamente a funzioni di rappresentanza istituzionale” (lett. l). Dall’altro lato, però, la stessa legge delega indica al governo di “prevedere che il CONI eserciti poteri di vigilanza al fine di verificare che le attività sportive delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni benemerite siano svolte in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi del Comitato olimpico internazionale e del CONI medesimo e deliberi il commissariamento di federazioni sportive nazionali e discipline sportive associate qualora siano accertate gravi violazioni di norme degli statuti e dei regolamenti sportivi finalizzate al regolare avvio e svolgimento delle competizioni sportive o sia accertata l’impossibilità di funzionamento degli organi direttivi, ferme restando l’autonomia delle federazioni sportive e delle discipline sportive associate e la loro capacità di determinare la propria politica generale”.

CONI: solo movimento olimpico o indirizzo sulle federazioni?

Cosicché le indicazioni della delega appaiono quindi assai contraddittorie e individuando il CONI, da un lato, come ente deputato solo alla preparazione olimpica ed alla diffusione di come ente di rappresentanza del movimento olimpico ma dall’altro come ente preposto alla vigilanza delle singole Federazioni (Discipline Sportive associate ecc.), con poteri di indirizzo su di essi (in tal senso l’indicazione di un potere di vigilare sul rispetto delle deliberazioni e degli indirizzi emanati dallo stesso Comitato), attribuendo anche il potere di commissariare le singole Federazioni in caso di violazioni gravi o di impossibilità di regolare funzionamento. Quest’ultima indicazione poi pare, a sua volta andare in conflitto con quella che afferma l’autonomia delle singole Federazioni e la loro “capacità di determinare la propria politica generale”. E tali contrastanti indicazioni sono poi ripetute nel successivo punto i) che indica al governo di emanare e riordinare la disciplina al fine di “sostenere la piena autonomia gestionale, amministrativa e contabile delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni benemerite rispetto al CONI, fermo restando l’esercizio del potere di controllo spettante all’autorità di Governo sulla gestione e sull’utilizzazione dei contributi pubblici” previsto nel decreto legge istitutivo di CONI Servizi Spa.

Sport e Salute: minaccia all’autonomia dello sport?

Al momento dell’istituzione di Sport e Salute, le polemiche sulle minacce all’autonomia del movimento sportivo e sulla volontà della politica di lottizzare il CONI arrivarono fino al CIO che minacciò sanzioni all’Italia nelle competizioni sportive. Ma poi, piano piano, il management del CONI si è risollevato riprendendo terreno con una progressiva intesa con i vertici politici, strappando nell’immediato, una distribuzione di fondi supplementari ed ora collaborando fattivamente con il Ministro prima per la sospensione delle attività poi per la ripartenza, scambiandosi continui attestati di stima reciproca.  Allo stato attuale appare innanzitutto che fra Sport e Salute e CONI si andrebbe verso una ripartizione sommaria che quindi vedrebbe una preferenza per lo Sport di base fra le competenze della prima, mentre quello di élite rimarrebbe fra quelle del CONI, con una relativa autonomia per il movimento sportivo soprattutto per quanto riguarda le competizioni e la loro organizzazione. Proprio su quest’ultimo punto appare tutta l’incertezza di una soluzione che sarà politica, determinata dagli attuali equilibri all’interno della maggioranza. 

E fra CONI e Federazioni? La guerra fra le Federazioni più ricche ed il CONI che aveva portato all’istituzione di Sport e Salute ed alla distribuzione diretta dei fondi pubblici alle singole federazioni è ancora in piedi ed ora si svolge nelle segrete stanze della politica!

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