Le prospettive della Lega Calcio: metà gestione dei campionati e metà media company

Le prospettive della Lega Calcio: metà gestione dei campionati e metà media company

Di Francesco Paolo Traisci. I diritti audiovisivi sono sempre più fondamentali nei bilanci dei club di serie A. Ed il mercato italiano non sembra essere l’ideale per sfruttarli al meglio. Ecco perchè la Lega Calcio di Serie A sta pensando a rivoluzionarsi per gestire meglio la vendita della visione del nostro calcio…

di Francesco Paolo Traisci

I diritti audiovisivi sono sempre più fondamentali nei bilanci dei club di serie A. Ed il mercato italiano non sembra essere l’ideale per sfruttarli al meglio. Ogni tre anni si tiene la famosa asta ed ogni volta con maggiori difficoltà. La realtà è che, allo stato appare esserci solo una media company seriamente interessata ai diritti sulle trasmissioni sportive ed in particolare sul calcio: Sky. Ed ogni volta, per rispettare la regola del no single buyer rule imposta dal diritto comunitario, la stessa Sky deve trovare degli alleati che gli facciano da sponda nei vari spacchettamenti. E visto che i rapporti fra Sky e la Lega sembrano sempre più tesi, soprattutto per le attuali vicende post Covid, la Lega non vuole più farsi trovare spiazzata.

La gestione dei diritti da parte della Lega Calcio

E qualcosa pare cambiare, soprattutto perché la tecnologia si sta evolvendo e forme di telecomunicazioni in passato marginali stanno acquisendo sempre maggiore interesse soprattutto nei giovani. Lo streaming, le trasmissioni via internet, su computer, tablet o telefonino, hanno un mercato sempre più vasto anche (e soprattutto) grazie ai più giovani, aprendosi a mercati sempre più interessanti anche economicamente. E lo spacchettamento, in futuro, potrebbe avvenire anche grazie a loro, con la ricerca di media company interessate al campionato italiano da mandare in streaming su internet.  Ma il tutto sempre nel rispetto delle regole antitrust.

Ed allora la nostra serie A si sta attrezzando e non bisogna dimenticare che la scissione fra Lega A e Lega B è avvenuta proprio per questo, per consentire ai Presidenti di Serie A di gestirsi da soli i diritti sul loro campionato! Quindi se tradizionalmente le varie Leghe all’interno della FIGC sono nate e tuttora si occupano principalmente della “organizzazione dell’attività agonistica mediante i campionati delle diverse categorie”, ossia gestiscono i rispettivi campionati, quella di serie A sta vedendo sempre più svilupparsi un’attività commerciale derivante dalla gestione del proprio campionato, tanto da diventare quasi più importante del campionato stesso: la commercializzazione dei diritti audiovisivi sulle partite del campionato.

Inizialmente, quando cominciarono le prime trasmissioni in esclusiva criptata, erano le singole società a provvedere alla commercializzazione delle proprie gare casalinghe, ma con il D.L. Melandri del 2008 il compito fu affidato alla Lega, anche in seguito al nulla osta dell’Unione Europea che aveva dichiarato legale la commercializzazione collettiva, che in precedenza era vietata. Oggi, dunque, accanto all’organizzazione del campionato ed della gestione dei tesseramenti dei calciatori che vi partecipano, la Lega sta seguendo con sempre maggiore interesse la commercializzazione dei diritti, anche perché il ricavato forma ormai una parte sempre più sostanziale del budget dei nostri club di serie A. Ma si tratta di una attività complessa anche per le dinamiche e la situazione del mercato italiano, in cui esiste, come tutti sappiamo, un unico vero player interessato alle trasmissioni sportive.

La trasformazione in media company

Ed allora la Lega sta pensando di scendere direttamente in campo, iniziando un percorso per diventare lei stessa una media company. E per fare questo è necessario trovare soldi e finanziatori. Cosicché l’ultima assemblea, all’unanimità, ha dato il mandato al presidente Paolo Dal Pino per proseguire il dialogo con i fondi di investimenti interessati a entrare in partnership, al momento quattro o cinque. L’obiettivo è portare tutti i fondi interessati ad avanzare una proposta concreta entro fine luglio. L’idea della Lega è quindi quella di continuare a studiare l’operazione per creare una media company che dovrebbe distribuire i suoi contenuti e valorizzare il brand, in alternativa allo spacchettamento ed alla assegnazione dei vari pacchetti a vecchi e nuovi broadcaster. Certo diventare una media company, un’emittente televisiva, su due piedi non sarà facile. Sono necessarie competenze e fondi.

Ma bisognerà anche far presto. È già iniziata la contrattazione per i diritti del triennio 2021/24 e, prima di assegnarli secondo gli attuali schemi, ossia ai vari broadcaster o ad un unico intermediario che poi provvederà lui a riassegnarli, la Lega vuole vedere se può occuparsi direttamente delle trasmissioni. Per fare questo saranno tuttavia necessari dei cambiamenti, primo fra tutti strutturarsi per diventare una vera e propria società commerciale. È proprio questo il motivo per il quale, secondo quanto riportato da Repubblica, ci sarebbe un progetto per la scissione della stessa Lega in due parti: una prettamente sportiva, che continuerebbe ad occuparsi dell’organizzazione del campionato, e una commerciale, una media company, che si occuperebbe della promozione e della gestione dei diritti audiovisivi, dell’apertura delle sedi in tutto il mondo, della lotta alla pirateria, degli sponsor, del commerciale e altre questioni legate a quest’area, non ultima quella della promozione del nostro campionato all’estero e del relativo marchio. Paolo Dal Pino potrebbe essere il presidente di questa Media company, vista la sua forte esperienza nel settore. E qui potrebbero entrare in gioco i fondi di investimento che si sono fatti avanti in questo periodo. Sembra che il business sia molto attraente!

I gruppi interessati

Secondo quanto riporta MF-Milano Finanza, già otto fondi e una banca avrebbero manifestato interesse per affiancare la Lega nella creazione di questa media company per commercializzare i diritti tv e valorizzare il brand della Serie A, in Italia e nel mondo. Ad Advent, Bain, Cvc, Kkr, Blackstone, Fsi e Cinven si sono infatti aggiunti gli americani di Texas Pacific Group. Bank of America, inoltre, starebbe valutando di entrare nella partita, anche se non è ancora chiaro con quali modalità. Per valutare queste ed eventuali altre offerte, ieri la Lega Serie A ha nominato un proprio advisor che affiancherà l’associazione dei venti club di Serie A soprattutto nel confronto con i fondi di investimento interessati a entrare in partnership nella media company.

Si tratta ora di passare dalle parole ai fatti. Con proposte concrete entro la fine di luglio, anche perché a fine giugno è scaduta, senza arrivare ad una conclusione definitiva, l’esclusiva per le trattative che la Lega aveva concesso agli inglesi di CVC e che, di fatto, aveva bloccato ogni ulteriore offerta. Il fondo inglese pare abbia messo sul piatto 2,2 miliardi per il 20% della media company in cui sarebbero confluiti i diritti tv per i prossimi dieci anni, ma la proposta non è stata ancora accettata, nella speranza, evidentemente, di ricevere offerte migliori. Ora possono scendere in campo anche gli altri. Stando alle indiscrezioni, poi, Bain Capital avrebbe pronta una proposta da 3 miliardi per la newco, mentre Advent starebbe monitorando l’operazione valutando il calcio italiano circa 13 miliardi.

L’obiettivo è comunque quello di discutere tutte le ipotesi alternative, che siano basate però su numeri e business plan. E dunque presto vedremo se, numeri alla mano, la Lega riceverà proposte che possano essere ritenute soddisfacenti per spingerla a compiere questo grande passo e rivoluzionare tutto il mercato delle trasmissioni sportive o se continueremo ad assistere alle partite di serie A attraverso i vari abbonamenti con broadcaster vecchi e nuovi!

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