Le maglie, gli sponsor tecnici, i biglietti e le TV: ecco come monetizzano le nazionali di calcio

Le maglie, gli sponsor tecnici, i biglietti e le TV: ecco come monetizzano le nazionali di calcio

Di Francesco Paolo Traisci. Quali introiti hanno le nazionali di calcio? Le cifre che arrivano dagli sponsor tecnici sono alte quanto quelle dei club? E gli altri sponsor, quanto incidono? Ecco le voci che contribuiscono al bilancio delle selezioni nazionali.

di Francesco Paolo Traisci

Calcio e televisione sono ormai un binomio inscindibile. Non solo perché le squadre di calcio ricavano una buona fetta del loro budget dai proventi della cessione dei diritti di trasmettere in diretta le proprie partite, ma anche perché grazie alla televisione (e oggi anche grazie agli altri media) il messaggio pubblicitario viene diffuso in molto più efficace rispetto agli altri veicoli. In realtà, è negli anni 70 che le imprese produttrici di beni e servizi si sono accorte della potenza delle riprese televisive come veicolo per la diffusione dei loro marchi, perché consentono una prolungata e ripetuta esposizione di nomi, scritte e messaggi pubblicitari, che raggiungono così il pubblico più direttamente e più velocemente. E salendo l’audience sale anche l’appetito degli sponsor.

La classifica delle sponsorizzazioni tecniche delle nazionali di calcio

In altre occasioni abbiamo analizzato la storia delle sponsorizzazioni nel calcio ed in genere nello sport, oggi invece parliamo di un aspetto specifico quello delle sponsorizzazioni delle squadre nazionali. Da noi per gli azzurri del calcio abbiamo la Puma, nota azienda tedesca di abbigliamento sportivo che nell’aprile 2015 ha rinnovato l’accordo di partnership con la FIGC, stipulato nel lontano 2003. Una proroga fino al 2022, che sta portando nelle casse federali una dote di ben 20 milioni l’anno. Niente male per la nostra nazionale tanto che, in base alla classifica pubblicata da Sportsmedia, ci piazziamo al 6 posto dopo le big targate Nike (Francia, Brasile e Inghilterra) e Adidas, Germania e (attualmente) Spagna, che grazie ai vari rinnovi dopo i mondiali di Russia arrivano a sfiorare quota 50 milioni di euro ciascuno, avendo sfruttato proprio la guerra fra i due colossi dell’abbigliamento sportivo. Siamo però davanti all’Argentina. A proposito della Spagna, possiamo anche dire che, secondo il sito calcioefinanza.it, vorrebbe liberarsi del contratto che la lega alla multinazionale tedesca, per cercare di ottenere cifre ancora più importanti. Infatti anche il mercato degli sponsor tecnici si sta movimentando con aziende asiatiche o americane che stanno cercando di accaparrarsi atleti, squadre di club ma anche nazionali a suon di milioni (di dollari o di euro più o meno è la stessa cosa). Fino ad ora infatti è stata competizione quasi solo fra le due big, con l’inserimento della Puma in terza posizione. Ma pare che possa diventare un mercato sempre più appetibile, con nuovi arrivati pronti a investire per accaparrarsi sempre più sostanziose fette di mercato.   

La nazionale di calcio e la Puma

Cifre molto ingenti, come afferma il portale calcioefinanza.it, ma riservate alle big, perché tranne queste ultime, sono poche le nazionali che riescono persino a monetizzare. Basti pensare che fino al 2016 la nazionale di calcio svizzera riceveva appena 1,5 milioni dal proprio sponsor tecnico. E così, malgrado la forte differenza rispetto alle prime 5, la scelta fatta a suo tempo dalla nostra Federazione, pur avendo destato alcune iniziali perplessità sul nome della casa tedesca, formulata soprattutto da chi avrebbe preferito uno dei due colossi che si sono accaparrati le principali nazionali (Adidas e Nike, tanto per non fare nomi) o, in alternativa, un’azienda italiana, si è rivelata felice tanto che rappresenta una delle più lunghe del marketing sportivo con ben 19 anni di operatività. Decisiva nella partnership fu soprattutto la vittoria nel mondiale del 2006, quando la casa tedesca riuscì a battere sul campo gli storici rivali dell’Adidas. Da lì l’intesa è andata in crescendo, nonostante gli appannamenti Mondiali dell’Italia. Si arriverà sino ai mondiali del Qatar, assicurando un’entrata relativamente alta e sicura per le casse della nostra Federazione.

Perché la scelta e la sua prosecuzione

D’altra parte, non si può nascondere come la scelta dello sponsor tecnico sia tuttora essenziale dal punto di vista dei ricavi perché quest’ultimo, oltre ad avere la solidità economica necessaria per onorare il contratto al fine di consentire alla federazione sponsorizzata la necessaria tranquillità per programmazione e investimenti ed a fornire alle rappresentative nazionali le maglie e tutto il materiale tecnico, dovrà anche garantire che questi prodotti con il logo della nazionale saranno distribuiti in tutto il mondo soprattutto durante i grandi eventi calcistici internazionali. Al fine di poter realizzare una operazione di marketing che possa portare ulteriori proventi nelle casse delle varie federazioni. D’altra parte la differenza di appeal fra le nazionali si manifesta anche nelle cifre che gli sponsor tecnici possono assicurare: evidentemente le maglie di Brasile, Francia, Inghilterra, Spagna e Germania (purtroppo per noi) si vendono molto di più di quelle azzurre, assicurando alle aziende che le producono proventi maggiori.  Come ha a suo tempo spiegato Marcel Vulpis sul sito sporteconomy.it “le condizioni economiche sono legate anche al basso impatto del mercato italiano del merchandising rispetto ad altri mercati internazionali, tipo Regno UnitoIl tifoso italiano non ha cultura sportiva e acquista il capo solo quando vince la Nazionale. In più l’Italia dal 2006 ha avuto un trend decrescente imbarazzante a livello sportivo.

Certo le cifre delle sponsorizzazioni dei grandi club sono altre

In ogni caso le cifre delle sponsorizzazioni tecniche delle nazionali sono interessanti, ma lontane da quelle dei grandi club. Ad esempio il Barcellona, dalla sola Nike, ottiene 105 milioni di euro a stagione (che possono lievitare fino a 155 in base a una serie di bonus e clausole), mentre il Real Madrid ne incassa più di 100 dall’Adidas (fra quota fissa e parte variabile derivante dai proventi della vendita dei prodotti ufficiali). Nel Regno Unito il copione è identico, con la multinazionale tedesca a versare 94 milioni annui al Manchester United e la Nike che assicura 75 milioni di euro al Chelsea, senza dimenticare che la stessa Adidas ha appena chiuso un accordo con l’Arsenal sulla base di circa 300 milioni di sterline per le prossime 5 stagioni ed il Manchester City si è legato alla Puma per il prossimo decennio ad una cifra complessiva che, pare, dovrebbe arrivare a circa 65 milioni di sterline l’anno. Un caso a parte poi nella sfida tra super potenze è il Bayern Monaco, club legato a doppio filo all’azienda bavarese, che riceve 66 milioni di euro a stagione dal brand delle tre strisce.

Gli altri sponsor

E quella dello sponsor tecnico è indubbiamente una delle maggiori entrate per le squadre nazionali, mentre altre provengono dagli sponsor non tecnici, con una gerarchia fra premium partner, official partner ed altri, in funzione delle somme che ciascuno di essi ha promesso di versare nelle casse delle rispettive federazioni. Il tutto poi si può ricollegare anche ad eventuali accordi di merchandising, con lo sponsor tecnico ma anche con gli altri sponsor (ad esempio quando un determinato prodotto viene pubblicizzato come il prodotto della nazionale italiana di calcio con tanto di logo della Federazione sulla sua confezione), che in funzione della vendita dei vari prodotti possono assicurare ulteriori entrate nelle casse della Federazione.

I diritti TV ed i biglietti

Poi ci sono le entrate dei diritti televisivi: anche per le nazionali, soprattutto per le fasi finali dei tornei, i diritti di ritrasmissione delle immagini delle gare pur gestiti dagli organizzatori, quindi UEFA e FIFA, vengono poi ridistribuiti fra le partecipanti. E come abbiamo scritto a suo tempo relativamente ai proventi dei mondiali in Russia, si tratta di ottime cifre! E questo senza contare gli eventuali proventi per la cessione dei diritti sulle partite amichevoli. Tutto questo relega all’ultimo posto fra i ricavi quello della rivendita dei biglietti, i cui proventi vengono distribuiti dagli organizzatori dei vari tornei o in base all’accordo fra Federazioni in caso di gare amichevoli. Si tratta dell’unica voce non direttamente legata al binomio sport/televisione. Il che ci mostra quanto sia pesante il ruolo della televisione nel calcio di oggi!

  

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