Le convocazioni in nazionale, oneri e onori, gioie e dolori: rapporti con i club, infortuni e gettoni di presenza

Di Francesco Paolo Traisci. La Nazionale è una vetrina per tutti e tutti sono felici di essere convocati. Ma è sempre così? Ci sono alcune problematiche da tenere in considerazione, senza però dimenticare che rappresentare il proprio paese porta anche vantaggi di tipo economico…

di Francesco Paolo Traisci

Nazionali oneri e onori, gioie e dolori. La Nazionale è una vetrina per tutti e tutti sono felici di essere convocati. Ma è sempre così?

Può una società rifiutarsi di consentire ai propri giocatori di rispondere alle convocazioni della nazionale?

No! Una preclusione solo in apparenza insormontabile, secondo gli impegni che ciascuna Federazione si è presa con la FIFA stessa. E, per garantire la Federazione stessa che i propri tesserati ed affiliati (ossia calciatori e club) rispettino gli impegni, queste regole sono previste nelle carte federali interne a ciascuna federazione nazionale. E proprio a livello di impegni presi è necessario fare dei distinguo. Da noi, ad esempio, c’è l’art. 75 delle NOIF che ne fa qualcuno. Specifica infatti che società hanno l’obbligo di rilasciare, nel rispetto della normativa FIFA, i propri calciatori convocati per la Nazionale A e che per quanto riguarda le attività, anche non ufficiali, delle altre Squadre Nazionali, le società devono mettere a disposizione della FIGC i propri calciatori nei tempi fissati dalla stessa Federazione. Precisa poi che, qualora vengano a crearsi concomitanze, ritenute inevitabili, tra gare particolarmente impegnative di manifestazioni organizzate dalla UEFA per squadre di società e gare amichevoli di Squadre Nazionali, il Presidente Federale può concedere deroga all’obbligo sopra previsto. Quindi, in realtà, il rilascio dei calciatori per le gare programmate in date non previste dal calendario internazionale (e quindi le amichevoli o altre gare non ufficiali) non è obbligatorio e le società possono discuterne con la federazione.

Ed il rilascio dei calciatori quando deve avvenire?

I calciatori devono essere rilasciati per il periodo di preparazione precedente alla partita che varia a seconda dell’importanza della competizione. In genere per quanto riguarda le partite amichevoli sono 48 ore, mentre per partite di qualificazione a tornei internazionali sono previsti 4 giorni (compreso il giorno della partita) e per la fase finale di un torneo internazionale i giocatori si recheranno presso il ritiro della nazionale almeno 14 giorni prima della prima partita.

E quando i giocatori dovranno tornare ad allenarsi con i rispettivi club?

Il calciatore che ha risposto alla convocazione in nazionale entro quanto tempo sarà tenuto a rientrare presso la società di appartenenza? Anche in questo caso, la tempistica varia anche per gli accordi fra il giocatore ed il club: di solito dovrà far ritorno in squadra entro le 24 ore successive alla fine della partita per la quale è stato convocato, con un termine esteso a 48 ore qualora la gara abbia avuto luogo in una Confederazione diversa da quella in cui la società del calciatore è affiliata. Dipende quindi dalla lunghezza del viaggio di ritorno.

E per i giocatori, la risposta alle convocazioni della propria Nazionale è obbligatoria?

Può un calciatore professionista rifiutare la convocazione in Nazionale? In linea di massima, no! Un principio generale affermato dallo stesso Statuto del CONI che, all’art. 31 afferma, appunto: “gli atleti selezionati per le rappresentative nazionali sono tenuti a rispondere alle convocazioni e a mettersi a disposizione della competente Federazione sportiva nazionale o Disciplina sportiva associata, nonché ad onorare il ruolo rappresentativo ad essi conferito”.

Da noi, per quanto riguarda specificatamente il calcio, c’è anche l’art. 76 delle NOIF, il quale, al n. 2, prevede che “i calciatori che, senza provato e legittimo impedimento, neghino la loro partecipazione all’attività delle Squadre Nazionali, delle Rappresentative di Lega nonché delle Rappresentative dei Comitati sono passibili di squalifiche da scontarsi in gare ufficiali della loro Società. In tali casi, il Presidente Federale, i Presidenti delle Leghe, il Presidente del Settore per l’Attività Giovanile e Scolastica, i Presidenti dei Comitati e delle Divisioni, hanno potere di deferimento dei calciatori – e delle Società, ove queste concorrano – ai competenti organi disciplinari”. Quindi al calciatore, di qualsiasi livello, anche al ragazzo delle giovanili, che non risponde alla convocazione, può essere attribuita una squalifica da scontarsi nelle gare ufficiali della propria società.

Tutto questo, a meno di legittimi e provati impedimenti.

Cosa che nella maggior parte dei casi equivale a dire infortuni. Ma devono essere comprovati. E, per fornirne la prova il giocatore sarà oggetto di visita medica, su richiesta della stessa Federazione, perché è ovvio che per i lungodegenti o comunque per chi ha subito un evidente infortunio non serva una ulteriore prova.

E chi sceglie il medico?

Il medico lo sceglie la Federazione di appartenenza. Anche se per il giocatore che è tesserato per una squadra straniera rispetto alla federazione della sua nazionale, può chiedere di essere visitato nel territorio della Federazione presso la quale è tesseratoPeraltro, qualora un calciatore non risponda alla convocazione della propria nazionale per un infortunio, automaticamente non potrà prendere parte con la propria squadra di club alla gara ufficiale immediatamente successiva alla data della convocazione alla quale non ha risposto. E ciò per evitare che adducendo finti infortuni non si risponda alle convocazioni.

E per gli infortuni in nazionale?

Facciamo una premessa: la società non può sospendere il pagamento dello stipendio del giocatore infortunato. Dovrà continuare a pagarlo fino alla fine del contratto che lega il giocatore alla società. Da noi lo dicono gli accordi collettivi, ma ovunque è la stessa cosa. In particolare l’art. 11 dell’accordo collettivo di serie A specifica che “in caso di malattia ovvero di infortunio per il periodo di inabilità spetta al Calciatore la retribuzione stabilita dal Contratto fino alla scadenza dello stesso, mentre la Società beneficerà delle eventuali indennità assicurative pattuite a proprio favore”. E quindi per gli infortuni in occasione delle gare o degli allenamenti, si potrà rifare sulle indennità previste in questi casi dalla disciplina antiinfortunistica.

E per gli infortuni in nazionale? Si tratta di un annoso problema: se un calciatore si infortunava gravemente in occasione dei propri impegni con la nazionale storicamente a farne le spese erano i club di appartenenza, che, continuava a pagarne lo stipendio, pur non potendo disporre delle prestazioni sportive. Oggi il problema della perdita economica dei club pare risolvibile attraverso le assicurazioni integrative obbligatorie per le squadre di club ai sensi dell’art. 9 della nostra legge sul professionismo sportivo nonché dell’art. 9 del contratto collettivo (per i calciatori di Serie A, con la possibile previsione, all’interno della polizza di qualsiasi infortunio professionale (e quindi prevedendo il risarcimento anche nei casi di infortuni subiti in nazionale). Peraltro, dal 2012 in occasione degli Europei di Polonia e Ucraina, anche la FIFA ha previsto una polizza assicurativa che copre gli infortuni subiti dai giocatori nelle proprie Nazionali durante il periodo del calendario destinato alle partite internazionali, la CPP (FIFA Club Protection Program), che obbliga la FIFA a fornire un risarcimento ai club corrispettivo dello stipendio del giocatore durante il periodo di inattività.

I gettoni di presenza

Ma rispondere alle convocazioni della nazionale, oltre che un obbligo e fonte di onore e prestigio (cosa che chiaramente si riflette negli ingaggi che il giocatore può spuntare con il club al momento di firmare un nuovo contratto o di rinnovare quello esistente), può essere anche fonte di ulteriori introiti economici. Sì, perché per giocare con la propria nazionale si viene regolarmente retribuiti dalla propria Federazione. Non solo amor patrio quindi ma anche gettoni di presenza e premi secondo le pattuizioni che le varie federazioni fanno con i giocatori. Gettoni di presenza uguali per tutti e premi collettivi per la partecipazione ed i risultati nelle competizioni a cui partecipa la nazionale. Una distribuzione di denaro da parte della Federazione che, a sua volta, da quelle partecipazioni ottiene premi in denaro che vanno a sommarsi alla quota per la cessione dei diritti audiovisivi ed a quella per la vendita dei biglietti per le gare.

Ciò che consente ai giocatori di incrementare, anche sensibilmente, il proprio reddito, tanto che, non di rado abbiamo assistito a giocatori che, individualmente o collettivamente, hanno devoluto una parte dei propri guadagni con la nazionale a fini di beneficenza o comunque di solidarietà i loro premi per le convocazioni.  Anche da noi, i giocatori della Nazionale hanno aderito di buon grado alla proposta del loro sindacato di devolvere il 10 per cento della somma al fondo di solidarietà attivato per alimentare un sussidio nei casi di calciatori che negli ultimi anni siano rimasti senza stipendio per l’inadempienza delle società che li avevano tesserati. Cosa tutt’altro infrequente anche da noi, tanto che dal 2007 a oggi si è arrivati a un migliaio di calciatori senza stipendio per un ammanco complessivo da parte delle società di quasi 40 milioni! Nazionale: gioie, dolori e, a volte anche solidarietà!

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