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La Superlega continua a far discutere e le big affilano le armi…legali

VALENCIA, SPAIN - FEBRUARY 22: Florenitno Perez, president of Real Madrid prior the Liga match between Levante UD and Real Madrid CF at Ciutat de Valencia on February 22, 2020 in Valencia, Spain. (Photo by Eric Alonso/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Due sono gli strascichi legati alle possibili sanzioni annunciate per chi non ha rinunciato alla Superlega, che coinvolgono due aspetti della giustizia: quella sportiva e quella ordinaria e in generale i rapporti fra loro.

Francesco Paolo Traisci

Chi pensava che le polemiche post Superlega fossero definitivamente terminate è servito! Non sono bastate infatti le minacce nei confronti degli irriducibili per far tramontare definitivamente il progetto. E due sono gli strascichi legati alle possibili sanzioni annunciate per chi non ha rinunciato, che coinvolgono due aspetti della giustizia: quella sportiva e quella ordinaria ed in generale i rapporti fra loro.

Innanzitutto quella sportiva: quali sanzioni possono essere comminate ai club che non hanno rinunciato al progetto?

L’UEFA aveva infatti invitato tutti a rinunciare ufficialmente, dicendosi pronta a trattare in modo differente chi ha dichiarato di ritirarsi e chi invece è rimasto fermo nella volontà di creare quella competizione. Per quest’ultimi la minaccia è rappresentata dall’applicazione dell’art. 49 dello Statuto UEFA, che dispone che la confederazione presieduta da Ceferin abbia la giurisdizione esclusiva di organizzare le competizioni ufficiali in Europa alle quali partecipano propri membri o loro club affiliati,  e che ogni competizione, per nascere, dovrebbe avere l’approvazione obbligatoria della UEFA (che non è mai arrivata) e dell’art. 51 che vieta “combinazioni o alleanze tra club affiliati, direttamente o indirettamente, a diverse federazioni affiliate alla UEFA "senza il permesso della UEFA".

Queste norme in realtà non specificano la sanzione per la loro violazione e quindi questa dipenderebbe dai giudici che fossero chiamati ad applicarla. C’è chi pronostica una squalifica fino a due anni dalle competizioni europee e chi invece ritiene più probabile una sanzione pecuniaria. E qualcuno afferma che una decisione che potrebbe essere ufficializzata dopo la finale di Champions League tra Manchester City e Chelsea (due delle nove società rientrate nei ranghi) in programma a Oporto il prossimo 29 maggio.

Si finirà di fronte alla giustizia ordinaria?

Nessun passo indietro però per gli irriducibili che, più che annunciare una difesa dinanzi agli organi sportivi (le due norme parlano abbastanza chiaro), si stanno attrezzando anche per portare UEFA e FIFA di fronte alla giustizia ordinaria, contestando proprio la validità delle due norme sanzionatorie. E questo è il secondo aspetto di rilievo della vicenda. Perché se sul fronte della giustizia sportiva pochi argomenti ci sarebbero nei confronti di una discrezionalità concessa ai giudici. La vera difesa per i club consiste quindi nel coinvolgimento della giustizia ordinaria, prima minacciato poi messo in pratica.

Già era stato coinvolto un tribunale spagnolo il quale, in via d’urgenza, aveva vietato a FIFA e UEFA (ed alle Federazioni Nazionali) di sanzionare l’iniziativa della Superlega e di ostacolarne la realizzazione, sulla base dell’applicazione delle normative europee sulla concorrenza. Ne avevamo accennato già in precedenza: FIFA e UEFA agirebbero in condizione di monopolio e la proibizione di competizioni non organizzate o autorizzate da loro costituirebbe una violazione alle regole comunitarie sulla concorrenza e sul libero scambio. La pronuncia del giudice spagnolo evidentemente non rappresenta una minaccia sufficiente per gli organi calcistici, per vari motivi, in particolare perché si tratta di un provvedimento d’urgenza preso senza contraddittorio e da un giudice nazionale con dubbia giurisdizione e che in particolare non avrebbe il potere di interpretare la normativa comunitaria, ma solo di applicarla. Ed allora i ribelli hanno rincarato la dose: il giudice spagnolo ha chiesto alla Corte di giustizia europea, come è previsto e come in realtà sembrava necessario sin dall’inizio, di interpretare la normativa comunitaria.

Parola ai giudici europei

E vedremo se i giudici europei diranno che in effetti gli organi sportivi non possono essere i soli ad organizzare le competizioni per i propri affiliati e sanzionare chi ne organizza di proprie senza la loro autorizzazione. Sembra poco probabile, perché consentire la creazione di organizzazioni private all’interno delle varie federazioni o dei comitati nazionali ai quali alcuni soggetti potrebbero partecipare rimanendo tuttavia regolarmente affiliati metterebbe in pericolo tutto il movimento sportivo. Sarebbe in pericolo tutta la rappresentatività degli enti sportivi a livello nazionale ed internazionale. Si rischierebbe che, ad esempio, al CONI, si possa affiancare un’altra organizzazione privata ed elitaria che sia libera di creare e gestire i propri campionati. Che si possano organizzare olimpiadi ad inviti per ricchi e potenti o campionati mondiali di calcio solo per squadre mediaticamente importanti, senza che il CIO o le Federazioni internazionali possano prevedere nei loro statuti la possibilità di obiettare e di sanzionare chi viola queste regole statutarie. Sarebbe una violazione della libertà di associazione che regna nello sport e della stessa specificità sportiva che è sempre stata riconosciuta anche dalla Corte di Giustizia Europea. In definitiva, poi, non si vieta ai club di creare un proprio campionato, ma si vieta loro di farlo rimanendo all’interno della FIFA e dell’UEFA. La richiesta sarebbe quindi quella di non subire le sanzioni previste dallo Statuto facendo dichiarare illegittimo lo stesso statuto dei due enti internazionali dello sport.

Ma non è detto che la Corte di Giustizia non ritenga di stupirci con una sentenza rivoluzionaria. Ci ha spesso abituato alle sorprese. Certo, che il punto è molto molto delicato e probabilmente sarà una sentenza che farà giurisprudenza. Per il momento, dunque, resta il clima di tensione, un muro contro muro soprattutto per le forti implicazioni economiche di tutta la vicenda.