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La Serie A chiede aiuto, ma lo Stato non risponde… I club non pagheranno gli stipendi?

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Il campionato di Serie A va avanti fra alti e bassi, ma va avanti anche la pandemia e molti club sono sempre di più con l’acqua alla gola. E tutti i tentativi di rivolgersi al Governo per studiare una soluzione per...

Francesco Paolo Traisci

"Il campionato di Serie A va avanti fra alti e bassi, ma va avanti anche la pandemia e molti club sono sempre di più con l’acqua alla gola. Con grande enfasi il Ministro aveva annunciato aiuti e sgravi, ma per ora sono tutti in attesa. Molti i club di serie A non sanno nemmeno se il 16 febbraio riusciranno a pagare gli stipendi delle ultime mensilità del 2020 e chiedono a Gabriele Gravina un intervento, un altro intervento. Il consiglio federale della Figc vorrebbe quindi rinviare il pagamento di altri due mesi senza che i club possano incorrere in sanzioni, scontrandosi evidentemente con il sindacato calciatori che voterebbe contro. Uno scontro che continuerebbe anche sul tema di un nuovo taglio agli stipendi, per il quale la Lega di A è pronta a sedersi nuovamente al tavolo con Umberto Calcagno, presidente dell'Aic, ma lo farà soltanto al termine del calciomercato. Sarà quindi riproposto quanto è accaduto in primavera durante il lockdown: un taglio agli stipendi in considerazione proprio delle difficoltà economiche del momento: stadi chiusi e sponsor poco propensi ad investire in campagne mediatiche sul pallone.

L'interlocuzione con il Governo

"E questo porta un ulteriore fronte di interlocuzione: il Governo. Sui tagli, in realtà, il vero interlocutore saranno i calciatori con trattative interne a ciascun club, visto che il sindacato può dare una indicazione ma non fare accordi quadro. Ciascun club dovrebbe quindi trattare con i propri giocatori (come hanno fatto e alcuni stanno facendo). Non sarà facile comunque arrivare ad una riduzione sensibile… L’altro fronte aperto della Lega è quello con il governo. I club lamentano il disinteresse del Governo: "ci ignorano". Sinora l'unica concessione è stato il posticipo del versamento dei contributi di gennaio e febbraio: i club vorrebbero lo stesso provvedimento per quelli di marzo e aprile. Molti sono stati i richiami del nostro calcio al Governo rimasti senza risposta.

"Il 25 ottobre dello scorso anno il presidente Paolo Dal Pino aveva scritto una lettera dettagliata a Conte, Gualtieri, Speranza e Spadafora, facendo presente il rischio di dover rinunciare a 600 milioni di introiti nell'anno solare 2020 con gli stadi chiusi e chiedendo quindi "urgenti misure di intervento per compensare le perdite". I club ritengono che debbano essere considerati alla stregua di chi fa spettacolo e meritare quindi attenzione da parte del governo. La risposta a questa lettera non è mai arrivata… Sempre nello stesso periodo, lo stesso Dal Pino aveva chiesto, per sopperire alla fuga degli sponsor, di ripensare il decreto dignità, che vieta le sponsorizzazioni delle società e degli eventi sportivi da parte di società di scommesse, ritenendo più utile consentire alle società di recuperare questi introiti rispetto alle misure assistenzialistiche promesse. Senza ottenere nessuna risposta.  Così come lettera morta è rimasto l’appello che la Lega di A, insieme con Coni e Figc, aveva fatto di recente al governo in merito alla situazione degli stadi e il confronto con quello che succede all'estero. E qualche giorno fa, lo stesso presidente Dal Pino aveva proposto di consentire l’ingresso negli stadi dei vaccinati, trovando un muro di silenzio!

Le carte in mano ai club: i diritti TV e la media company

"In realtà, i rapporti col ministro Vincenzo Spadafora sono stati a dir poco conflittuali e c’è la convinzione che questo governo, soprattutto sul fronte del Movimento 5 stelle, sia ostile al mondo del pallone, soprattutto a quello di élite, ritenuto un mondo dorato da moralizzare... Si aspetta adesso di vedere se ci sarà un rimpasto nel governo e chi sarà il Ministro dello sport, in modo da poter tornare all’assalto appena il quadro politico sarà più chiaro. Nel frattempo però sarà però un anno cruciale per il nostro calcio, che ha capito che per sopravvivere dovrà cercare di fare da solo, sfruttando quello che la pandemia gli sta lasciando: i diritti audiovisivi. Sarà fondamentale ottenere il massimo da quello, che a stadi chiusi ed a sponsor poco disponibili, è il vero asset del nostro calcio: la sua immagine e le sue immagini.

"In tal senso quindi appare in dirittura d’arrivo la media company frutto della joint venture con la cordata di fondi di investimento. Entro fine mese si dovrebbe chiudere: e quei 1700 milioni promessi da Cvc, Advent e Csi consentirebbero di guardare al futuro con maggiore ottimismo. Il consorzio ha affidato ai “cacciatori di teste” di Egon Zehnder, società di importanza internazionale, la ricerca di un ad. L'ipotesi Xavier Tebas pare essere tramontata: resterà in Spagna. Ma anche i nomi di Zappia, Usai e Modckridge non sembrano avere grande fondamento, pur essendo tutti figure professionali di esperienza e spessore. In corsa c'è anche Luigi De Siervo, di sicuro fra i più esperti di diritti tv. Anche sulla assegnazione dei diritti tv, esteri e domestici, si aspetta fine mese per avere un quadro più chiaro quando sarà terminata questa prima fase delle manifestazioni di interesse. La situazione pare tuttavia tutt’altro che rosea, in Italia e nel mondo... Ma si spera in alcune new entry, Amazon in testa!