La sentenza su Juventus-Napoli: nessuna malafede degli azzurri, ma factum principis

Di Francesco Paolo Traisci. È stato un factum principis e non un inadempimento in malafede! Vanno in questo senso le motivazioni della sentenza del Collegio di Garanzia nel caso Juve-Napoli. Ribaltati così i due gradi di giudizio degli organi di giustizia della FIGC.

di Francesco Paolo Traisci

È stato un factum principis e non un inadempimento in malafede! Vanno in questo senso le motivazioni della sentenza del Collegio di Garanzia a Sezioni Unite presiedute da Franco Frattini (consigliere di Stato, ex ministro ed ora Presidente del Consiglio di Stato) sul caso Juve-Napoli. Ribaltati i due gradi di giudizio degli organi di giustizia della FIGC, che avevano, soprattutto il secondo, messo in evidenza la malafede del Napoli che avrebbe spinto la ASL ad impedire la trasferta a Torino e la conseguente possibilità di scendere in campo contro la Juventus.Secondo il Collegio, invece, il Napoli “ha agito senza malafede e in piena coerenza con quanto stabilito dalla normativa vigente e, che, di conseguenza, nessuna responsabilità può essere addebitata alla società in questione”. La richiesta di informazioni e chiarimenti da parte del Napoli, infatti, “lungi dall’essere un atto preordinato a precostituire un elemento per non adempiere un obbligo, costituiva diretta applicazione della suddetta circolare, atto normativamente superiore, rispetto al quale cedono tutte le norme federali incompatibili con la medesima”.

L’impedimento arriva il 3 ottobre

E con questo, il Collegio ha confutato le basi della sentenza della Corte d’Appello. Ma il Collegio se la prende anche con il giudice di primo grado, quello che, con una ricostruzione minuziosa della tempistica, ha condannato il Napoli, perché quando è arrivato il divieto della ASL Napoli 2, già aveva deciso di non partire per la trasferta disdicendo volo ed hotel a Torino. Questo il vero significato delle parole del Collegio di garanzia quando puntualizza: “il provvedimento di legge o di carattere amministrativo emesso dalle competenti autorità che, per tutelare l’interesse pubblico a cui sono preposte, impone prescrizioni comportamentali o divieti che rendono impossibile la prestazione dell’obbligato indipendentemente dalla sua volontà (cosiddetto factum principis), non può essere ravvisato nella nota della ASL Napoli 2 del 4 ottobre 2020, ma deve essere individuato nelle due note della ASL Napoli 1 del 3 ottobre 2020. Dunque, l’atto oggettivamente impeditivo della prestazione del Napoli risale già al 3 ottobre 2020. Ne consegue, secondo il Collegio di Garanzia, che il Napoli ha agito senza malafede e in piena coerenza con quanto stabilito dalla normativa vigente e, che, di conseguenza, nessuna responsabilità può essere addebitata alla società in questione”. E questo perché il procedimento che ha bloccato la trasferta del Napoli era già stato innescato dalla prima nota della ASL Napoli 1, quando ancora la trasferta era in piedi!

Protocollo applicato

Di modo che, secondo il Collegio, “la condotta attesa dalla SSC Napoli è divenuta impossibile per effetto dei richiamati provvedimenti, che escludono, peraltro, considerato il pieno rispetto della normativa vigente, una responsabilità di quest’ultima società. Responsabilità che, di certo, non può essere individuata, come invece concludono le decisioni endofederali, nella richiesta di chiarimenti circa la condotta da tenere. Infatti, sotto questo profilo, la SSC Napoli ha applicato il Protocollo FIGC vigente all’epoca dei fatti di causa che rimanda, con riferimento alla procedura da osservare in caso sia accertata la positività al COVID19 di un calciatore, alla ben nota Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020 e, dunque, all’esclusiva competenza della ASL territorialmente competente”. Ed in virtù di tale circolare è la ASL che, in presenza di un caso positivo, fornisce informazioni e indicazioni chiare, anche per iscritto, sulle misure precauzionali da attuare ed eventuale documentazione informativa generale sull’infezione da SARS-CoV-2, comprese le modalità di trasmissione, gli interventi di profilassi necessari, nonché le istruzioni sulle misure da attuare in caso di comparsa di sintomatologia e la descrizione dei possibili sintomi clinici. E pertanto nel ragionamento del collegio “la richiesta di informazioni e chiarimenti, lungi dall’essere un atto preordinato a precostituire un elemento per non adempiere all’obbligo rimesso, è invece la diretta applicazione della richiamata Circolare, che è l’atto normativo gerarchicamente superiore, rispetto al quale cedono tutte le norme federali incompatibili con il medesimo”. Quindi non ci sarebbero stati la malafede del Napoli “che ha agito in piena coerenza con quanto previsto dalla normativa vigente”, ma nemmeno il c.d. dolo da preordinazione “proprio per l’assoluto rispetto del Protocollo da parte della Società e della sussistenza di un provvedimento, che è il factum principis, e che ha reso impossibile una condotta diversa.

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