La ripresa del calcio e le difficoltà da affrontare: le scadenze dei contratti e gli accordi tra club, calciatori e federazione

La ripresa del calcio e le difficoltà da affrontare: le scadenze dei contratti e gli accordi tra club, calciatori e federazione

Di Francesco Paolo Traisci. Il campionato 2019/20 riprende e sarà portato a termine (forse), non solo per la serie A, ma anche per le altre Leghe Professionistiche. Si andrà avanti anche oltre il 2 agosto, per recuperare il tempo perduto. Il problema, che già a suo tempo era emerso, è che la data del 30 giugno è quella ufficiale per la fine della stagione…

di Francesco Paolo Traisci

Il campionato 2019/20 riprende e sarà portato a termine (forse), non solo per la serie A, ma anche per le altre Leghe Professionistiche. Si andrà avanti anche oltre il 2 agosto, per recuperare il tempo perduto. Il problema, che già a suo tempo era emerso, è che la data del 30 giugno è quella ufficiale per la fine della stagione ed il primo luglio quella per l’inizio della stagione successiva ai sensi dell’art. 47 NOIF. E, a quella data, terminano i contratti stagionali dei giocatori e dei tecnici. E cominciano quelli della stagione successiva. Dunque si pone il problema di coloro che hanno il contratto in scadenza e che hanno deciso di appendere le scarpette al chiodo oppure hanno trovato un accordo con un altro club.

Che succede a chi termina il contratto?

E lì sorgerebbero vari problemi: perché chi ha deciso di dire basta dovrebbe trovare un accordo per giocare altri due mesi invece di godersi il meritato riposo?  Ma l’incertezza maggiore è quella di chi aveva scelto (o era stato costretto a trovare) una nuova squadra. Il 1 luglio per chi giocherà? E poi se comunque dovesse rimanere fino alla fine del campionato (eventualmente ottenendo un nulla osta dalla futura squadra), come e quando potrebbe cambiare squadra, una volta scaduta la attuale finestra di mercato. Gli stessi problemi ci sarebbero per i giocatori in prestito. I calciatori in prestito a scadenza, potranno rimanere fino alla fine della stagione o dovranno rientrare alla base? Il rischio da evitare per la regolarità del campionato è che in corsa cambino le rose delle squadre prima della fine del campionato, con tutte le conseguenze del caso.

Purtroppo, ad oggi, non si dispone di una risposta chiara e giuridicamente definita, dato che la FIFA non ha ancora adottato alcun provvedimento vincolante, o quantomeno ufficiale. E ciò perché l’ente del calcio mondiale non ha il potere di imporre coattivamente la proroga della scadenza dei contratti, come recentemente confermato dal Chief Legal Officer, Emilio Garcia Silvero. Ed allora si è limitata ad indicare alcune linee guida, che dovranno poi essere recepite a livello federale con normative speciali. Infatti, seppure il problema è comune a tutte le federazioni nazionali, anche perché numerosi sono i casi di giocatori in scadenza di contratto che hanno deciso di cambiare campionato, la gestione dei tesseramenti è affidata alle singole Federazioni nazionali. Ed allora si lavora in punta di diritto, interpretando le normative che disciplinano il tesseramenti.

Scadenza a fine stagione o 30 giugno?

Se si considera che la norma leghi il contratto con il termine della stagione sportiva, senza specificare una data, sarebbe sufficiente prorogare la stagione sportiva per considerare validi i contratti in essere fino alla fine della stessa. E quindi i giocatori attualmente in scadenza di contratto potranno scendere in campo per gli attuali club fino alla fine della stagione, fine che con un provvedimento della Federazione verrebbe spostata dal 30 giugno alla data che sarà ritenuta necessaria per terminare il campionato. Ed i nuovi tesseramenti partiranno dal giorno successivo a quella data, compresi quelli legati al rientro dai prestiti. Questo è quanto ha suggerito la FIFA che potrebbe essere messa in pratica con un provvedimento Federale.

Qualche problema in più ci sarebbe qualora si considerasse i contratti non già legati alla stagione ma ad una data precisa di scadenza: quella del 30 giugno, soprattutto in assenza di una delibera federale che proroghi la fine dell’attuale stagione. In tali casi sarebbe quindi necessario il consenso delle parti, giocatori e club. Il giocatore che cambia club dovrebbe poi ottenere il consenso della nuova società per posticipare la data di inizio del nuovo contratto. Ciò con una accordo esplicito per una proroga di circa due mesi del contratto di tesseramento (proroga che dovrebbe comunque essere prevista e consentita dalla Federazione) o per fornire una interpretazione al contratto in essere ritenendolo valido per la stagione e non fino alla data di scadenza. Servirebbe tuttavia quantomeno da parte delle Federazioni una proroga dei termini del mercato per il periodo e la possibilità di depositare validamente i nuovi tesseramenti una volta che sia finita la presente stagione. 

Infatti, in assenza di una qualsiasi presa di posizione ufficiale delle singole federazioni nazionali, varrebbero i termini civilistici ed i contratti scadranno il 30 giugno con il rischio quindi di vedere le rose cambiare in corsa durante la fine del presente campionato. Crediamo tuttavia che qualcosa succederà presto il momento di attuale stasi parrebbe dipendere non tanto dalle volontà delle singole parti negoziali, ma dallo stato di incertezza in cui versano le sorti dei vari campionati in corso e che, auspicabilmente, a breve si risolveranno, con la determinazione, una volta per tutte della data di riapertura e di chiusura del campionato.

Che poteri ha la federazione?

Ma non è detto che andrà tutto liscio. Perché in ogni caso dal punto di vista civilistico e del diritto del lavoro, anche qualora ci fosse una proroga d’autorità della scadenza dei contratti, gli scontenti potrebbero comunque volersi liberare anzitempo rifiutandosi di giocare oltre il 30 giugno. La postposizione della scadenza dei contratti, anche qualora fosse stata decisa dalla Federazione, non potrebbe avere natura una coattiva: la Federazione non ha infatti il potere di imporre ad un lavoratore subordinato nessuna proroga del contratto di lavoro contro la sua volontà. E, anche se forse è più discutibile, nemmeno ad un club di tenersi un giocatore o un tecnico pagandogli qualche mensilità in più di stipendio. Tutti gli scontenti potrebbero quindi non considerare prorogato il contratto: il calciatore potrebbe dire basta e rimanere a casa dopo il 30 giugno o raggiungere il nuovo club; a maggior ragione potrebbe farlo un allenatore che ha sposato un nuovo progetto; ma potrebbe essere la squadra a non volere più il giocatore il cui contratto è scaduto, magari per evitare di pagare un giocatore ormai fuori rosa da tempo. E tutti ricorrerebbero in tribunale, in cui sarebbe il singolo giudice a fornire, data l’originalità della situazione e l’assenza di una consolidata prassi giurisprudenziale, la sua personale interpretazione!

Serve un accordo!

Allora in ogni caso, oltre alla proroga d’autorità della Federazione, servirebbe comunque un accordo fra le parti, fra tutte le parti, caso per caso. Accordi individuali che, salvo casi specifici, avrebbero fondamentalmente un connotato economico, perché si tratta comunque di lavoro professionale. Quanto chiederebbe ciascun giocatore per fornire le proprie prestazioni sportive per circa due mesi in più rispetto a quanto concordato in precedenza?Ed allora si capisce anche la ragione per la quale adesso che pare (quasi) certo che i campionati riprendano, si sia ritornati a parlare dei tagli agli stipendi dei giocatori e dei tecnici, visto anche che molti presidenti non hanno ancora versato gli stipendi dei mesi passati, senza rischiare le sanzioni normalmente previste nei regolamenti, ossia la mancata iscrizione al prossimo campionato e scatenando così le ire del sindacato dei calciatori. Si tratta di un’arma che i presidenti si erano tenuti da parte proprio per l’ipotesi di ripresa. Minacciando, sulla base di varie argomentazioni giuridiche (in buona sostanza la disciplina delle varie sopravvenienze, impossibilitanti e non) tagli ai compensi per il periodo in cui non si è giocato ed era vietato allenarsi o comunque l’allenamento era fortemente limitato, i presidenti dei club puntano ad una contrattazione complessiva.

“Tolgo questo, metto quest’altro, mettiamoci d’accordo: quanto vuoi per finire il campionato?”.

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