La responsabilità oggettiva: ecco cosa cambia nel nuovo codice di giustizia sportiva

Di Francesco Paolo Traisci. La Juventus ha avuto il coraggio di denunciare gli ultras, mostrando una mancanza di legame con le frange più pericolose del tifo. Ma qualcosa sta cambiando proprio in relazione a questa controversa forma di responsabilità ritenuta eccessivamente punitiva per i club. Come?

di Francesco Paolo Traisci

La Juventus ha avuto il coraggio di denunciare gli ultras, mostrando una mancanza di legame con le frange più pericolose del tifo e cercando così di liberarsi delle pressioni di alcune frange di tifosi che minacciavano intemperanze che il club avrebbe poi pagato caro in virtù del meccanismo della responsabilità oggettiva. Ma qualcosa sta cambiando proprio in relazione a questa controversa forma di responsabilità ritenuta eccessivamente punitiva per i club. Come?

Il dibattito sulla responsabilità oggettiva nello sport

Proprio quello della responsabilità oggettiva e di una sua eventuale gradazione è stato uno dei temi che hanno acceso il dibattito che ha preceduto l’uscita del nuovo codice di giustizia sportiva della FIGC. Lo abbiamo detto più volte in questi anni noi ma lo ha sostenuto chiunque avesse un minimo di cognizione delle regole del mondo sportivo e dei suoi procedimenti.   “Perché un club deve pagare sempre per le intemperanze dei propri tifosi, senza poter far nulla per evitarlo?”, Si diceva da una parte. Dall’altra si sosteneva che qualcuno dovesse comunque pagare e quindi far pagare il club era un mezzo per responsabilizzarlo e renderlo più attento nei confronti delle condotte dei propri tifosi ed allo stesso tempo un modo, indiretto, di far pagare anche i tifosi, con squalifiche di campo e settori chiusi.  Nel precedente codice questo istituto era un cardine, differenziando il mondo dello sport e del processo sportivo da tutti gli altri.

Ma che cos’è la responsabilità oggettiva?

Si tratta di un meccanismo che consente di attribuire una responsabilità (e quindi di condannare) un soggetto per fatti che non dipendono in alcun modo da suoi comportamenti: la responsabilità è quindi oggettiva per l’assenza dell’elemento soggettivo necessario per la sua insorgenza, ossia l’elemento della colpevolezza. Così come nel diritto penale, io sono responsabile solo se commetto personalmente un reato, ossia se metto in atto (dolosamente o colposamente), un comportamento vietato da una norma (la responsabilità penale è personale), anche nel diritto civile le rare ipotesi di responsabilità per fatto altrui in realtà si sostanziano in una responsabilità una colpa in vigilando ossia una responsabilità per non aver vigilato ed impedito che qualcun altro mettesse in atto un comportamento lesivo. Le famose ipotesi della responsabilità dei genitori per i danni causati dai figli minorenni o dei datori di lavoro per i fatti dei propri dipendenti sono infatti solamente ipotesi di “inversione dell’onere della prova”, nel senso che, mentre normalmente è il danneggiato a dover provare la colpevolezza del danneggiante, in questi casi per evitare la responsabilità, è il genitore o il datore di lavoro debbono provare di “non aver potuto impedire il fatto”.

Non era così nel diritto sportivo (e, nella specie, nell’ordinamento calcistico). Non c’era prova contraria che tenesse… E così se un presidente o un dirigente che rappresenta la società commetteva un illecito, la società rispondeva direttamente del reato ai sensi del primo comma dell’art. 4 (la cd. responsabilità diretta) e così è anche nel nuovo codice; se un altro tesserato o anche uno o più tifosi in occasione delle gare commettevano un illecito il club ne rispondeva invece a titolo di responsabilità oggettiva. Tre i casi previsti dal vecchio Codice: oltre a quello della responsabilità nell’alterazione dei risultati sportivi e per l’omessa denuncia di tali fatti (leggi partite truccate) vietate dall’art. 7 dello stesso codice, quello della responsabilità del club per le dichiarazioni lesive rilasciate dai propri tesserati (art. 5) e, soprattutto quello della responsabilità dei club per i fatti di violenza o per gli insulti, i cori offensivi o il lancio di oggetti dei tifosi all’interno o in prossimità dello stadio durante le gare, previsto dall’art. 4 comma 3. Un meccanismo, quest’ultimo, che portava le società a pagare anche a caro prezzo per le intemperanze dei propri tifosi e che le poneva perciò spesso sotto il ricatto delle frange più estremiste del proprio tifo. Un meccanismo che molti all’interno del mondo del calcio avevano di voler modificare e che lo stesso Presidente Gravina aveva scelto come uno dei punti forti del suo programma elettorale. Ed è stato di parola!

La nuova responsabilità non più oggettiva ma solo aggravata

Ed allora ecco che, nel nuovo Codice di giustizia sportiva FIGC, il meccanismo è stato regolato in modo molto più attento, facendo degradare la responsabilità oggettiva in responsabilità aggravata, ossia con la possibilità di essere scagionato, se si rispettano determinate linee guida che consentono di determinare la regole previste proprio per sancire l’assenza di colpa, sulla falsariga di quello che è avvenuto nel settore della responsabilità sanitaria (con la legge Gelli). In questo senso eravamo stati facili profeti: troppo severo era considerato quel meccanismo, troppo penalizzante per i club, costretti a subire sanzioni per i comportamenti dei propri tifosi, anche quando avevano fatto tutto quanto in loro potere per evitarli. Ed ecco allora che nella nuova versione, la responsabilità oggettiva scompare, dando ai club la possibilità di scagionarsi, del tutto o in parte, con la dimostrazione di avere adottato ogni cautela per evitare le intemperanze dei propri tifosi. Il nuovo art. 7 rubricato come “Scriminante o attenuante della responsabilità della società”, afferma infatti che “al fine di escludere o attenuare la responsabilità della società di cui all’art. 6, così come anche prevista e richiamata nel Codice, il giudice valuta la adozione, l’idoneità, l’efficacia e l’effettivo funzionamento del modello di organizzazione, gestione e controllo di cui all’art. 7, comma 5 dello Statuto FIGC”.

Il successivo art. 29 completa il tutto, con l’introduzione di una attenuante a favore della società per comportamenti violenti o discriminatori dei sostenitori, nel caso in cui la società abbia cooperato con le forze dell’ordine nella individuazione dei soggetti responsabili, anche mediante l’utilizzo a proprie spese di tecnologie di video-sorveglianza. Ecco la norma che afferma che la società non è responsabile delle intemperanze dei propri tifosi quando: “a) la società ha adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, modelli di organizzazione e di gestione della società idonei a prevenire comportamenti della specie di quelli verificatisi, avendo impiegato risorse finanziarie ed umane adeguate allo scopo; b) la società ha concretamente cooperato con le Forze dell’ordine e le altre Autorità competenti per l’adozione di misure atte a prevenire i fatti violenti o discriminatori, ponendo in essere gli atti di prevenzione e vigilanza concordati e prescritti dalle norme di settore; c) la società ha concretamente cooperato con le Forze dell’ordine e le altre Autorità competenti per identificare i propri sostenitori responsabili delle violazioni, anche mediante l’utilizzo a spese della società di tecnologie di video‐sorveglianza; d) al momento del fatto, la società ha immediatamente agito per rimuovere disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, o per far cessare i cori e le altre manifestazioni di violenza o di discriminazione; e) altri sostenitori hanno chiaramente manifestato nel corso della gara stessa, con condotte espressive di correttezza sportiva, la propria dissociazione da tali comportamenti”. Mentre il secondo comma afferma che la responsabilità è comunque attenuata quando “la società prova la sussistenza di una o più circostanze di cui al comma 1”.

Si tratta di una svolta che peraltro era stata già anticipata anche da qualche sentenza del giudice sportivo che, pur in assenza di qualsiasi riferimento normativo, aveva già sotto la vigenza del precedente codice, riconosciuto come un’attenuante o addirittura come un’esimente l’adozione da parte della società di ogni misura idonea a prevenire o ad evitare l’illecito compiuto dai propri tifosi.

E come valutare l’idoneità delle misure prese? Ecco che arrivano 0i Modelli di Organizzazione e Gestione

Con l’adesione ed il rispetto di protocolli e linee guida che saranno elaborati a breve. Questo il senso delle parole del Presidente Gravina, quando in una intervista al Messaggero ha annunciato che si dovrà appunto lavorare sui Modelli di Organizzazione e Gestione e indurre le società a mettere in campo tutte le misure necessarie a prevenire cori discriminatori e razziali e atti violenti all’interno dello stadio. E che saranno messe sul tavolo del Consiglio federale del 1 ottobre “con cui daremo corpo e contenuto a un nuovo modello di responsabilità oggettiva. Le società che adotteranno quel modello potranno usufruire delle esimenti. Poi la tecnologia, cioè l’obbligo di migliorare e utilizzare le tecnologie nei nostri stadi e potenziarle con nuove idee e proposte. Quindi, l’educazione e la formazione giovani. Un approccio complessivo che Spadafora ha pienamente condiviso”, queste le parole del Presidente riportate dalla Gazzetta dello Sport in riferimento anche ad un’intesa con il Ministro dello Sport.

Saranno quindi presto approvati questi Modelli di Organizzazione e Gestione. E’ quanto previsto dall’art. 7 comma 5 del nuovo statuto FIGC. La norma afferma così che “Il Consiglio federale, sentite le Leghe interessate, emana le norme o le linee guida necessarie e vigila affinché le società che partecipano a campionati nazionali adottino modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire il compimento di atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto. I predetti modelli, tenuto conto della dimensione della società e del livello agonistico in cui si colloca, devono prevedere: a) misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività sportiva nel rispetto della legge e dell’ordinamento sportivo, nonché a rilevare tempestivamente situazioni di rischio; b) l’adozione di un codice etico, di specifiche procedure per le fasi decisionali sia di tipo amministrativo che di tipo tecnico-sportivo, nonché di adeguati meccanismi di controllo; c) l’adozione di un incisivo sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello; d) la nomina di un organismo di garanzia, composto di persone di massima indipendenza e professionalità e dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, incaricato di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento”.

E così dalle parole del n. 1 di via Allegri emerge il grande interesse per gli adeguamenti tecnologici dei club: “la dotazione e l’utilizzo di tutti gli strumenti tecnologici, nonché la volontà di contrastare tali fenomeni con atti concreti come la denuncia penale rappresentano l’unica via da seguire. La Juventus, come già fatto da altre squadre di club in passato, ha agito con responsabilità e coraggio, adesso va sostenuta e non lasciata sola da tutte le istituzioni”.

E, una volta approvate, le società che si metteranno in regola, adottandoli e rispettandoli, non saranno più responsabili per tutte le intemperanze dei propri tifosi, ma solo per quelle che non si sono preoccupate di evitare adottando ogni misura possibile per farlo, con particolare attenzione per i mezzi di videosorveglianza che possano individuare i veri responsabili. “Martedì porteremo in Consiglio federale un nuovo modello di prevenzione e gestione dei fatti violenti e delle manifestazioni razziste. – le parole del Presidente Gravina – Le società che adotteranno il nuovo modello, collaborando attivamente alla prevenzione di quei fenomeni, potranno richiamare possibili attenuanti ed esimenti. Viceversa chi non si adopererà sarà sanzionato severamente”. Salvezza quindi per i club virtuosi che, adottando e rispettando le misure di prevenzione previste e collaborando con le forze dell’ordine, si metteranno al sicuro da ogni contestazione e saranno quindi libere anche da ogni eventuale ricatto!

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy