La Premier League e l’oro dei diritti tv: perchè i Wolves incassano più della Juventus?

Di Francesco Paolo Traisci. È il calcio dei ricchi, dominato dai diritti tv. E al riguardo domina la Premier League, che incassa tantissimo per cedere i diritti di trasmissione delle partite del campionato inglese. Ma come è possibile che club di media fascia incassino dai diritti più delle big europee?

di Francesco Paolo Traisci

È il calcio dei ricchi, dominato dai diritti tv. Chi più incassa più vince? La fonte principale del reddito dei club calcistici è sicuramente quanto ricavato dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi sulle partite. È per questo che i club di Premier League sono i più ricchi di tutti. Ed anche club di medio bassa classifica incassano più di tutti i nostri club di serie A. Si pensi che club come Everton e Wolverhampton hanno ricevuto la scorsa stagione, rispettivamente, ben 145 e 143 milioni di euro dai diritti televisivi e che fra le prime 10 in Europa per ricavi dei diritti troviamo solo due squadre al di fuori del campionato inglese, le due big del calcio spagnolo Barcellona e Real Madrid, rispettivamente con 146 e 140 milioni d’incassi. Lontanissimi dal podio dove si sono piazzati il Liverpool al City e Chelsea. E ancora più lontano le nostre. Ma come fa la Premier ad avere un mercato così ricco?  Come è possibile che Wolves e Everton incassino più della Juventus e del Real Madrid?

Parliamo innanzitutto della distribuzione.

Tre sono le voci: la parte uguale per tutti, la parte in base alle presenze televisive in diretta e quella in base al merito. Fin qui nulla di molto differente dal nostro sistema perché anche da noi, ormai, i tre criteri sono fissati per legge, ispirandosi a quella inglese. Innanzitutto la quota in parti uguali viene fissata nel 50% (e non più con l’indicazione di almeno il 40%). Ed inoltre tanto la componente dei risultati sportivi quanto quella del radicamento territoriale non solo hanno una ponderazione determinata per legge (rispettivamente il 28% ed il 22%), ma sono calcolate in modo assolutamente matematico, perché il comma 4 stabilisce che le quote percentuali relative ai diversi criteri tanto all’interno della componente dei risultati sportivi, quanto di quella del radicamento sociale vengono fissate con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Peraltro se i tre parametri che contribuiscono a realizzare la componente dei risultati sportivi sono rimasti gli stessi, quelli sul radicamento sono stati modificati in modo da risultare da dati oggettivi (pubblico pagante nelle gare interne e audience televisiva certificata) ai quali si è aggiunto quello del minutaggio nelle gare di serie a dei giocatori di età compresa fra i 15 ed i 23 anni formanti nei settori giovanili italiani.

Con la riforma dei criteri di ripartizione, che si ispirerebbe al modello inglese della Premier League, il legislatore avrebbe, meritevolmente perseguito l’obiettivo di ridurre il più possibile l’indice c.d. first to last, ovvero il rapporto tra quanto assegnato alla prima rispetto all’ultima, tendendo una mano verso i piccoli club per cercare di garantire una competizione sportiva più equilibrata. Quindi il nostro legislatore sta tentando di avvicinarsi a quello inglese per una ripartizione in modo più ugualitario dei proventi. Vedremo se sarà così. Ma il punto fondamentale è anche un altro. 

È il piatto ad essere più ricco!

E questo perché la Premier è riuscita ad ottenere tanto dalla commercializzazione dei propri diritti. Sia nel Regno Unito che all’estero. Il campionato inglese nella stagione 2018/19 ha incassato un totale di circa 2,45 miliardi di sterline, dei quali 863 milioni provengono dalla cessione dei diritti di trasmissione all’estero. Cifra ben superiore a quanto la Serie A incassa nell’intero triennio 2018-21 (circa 1,4 miliardi di €). Proprio i diritti per le trasmissioni all’estero forniscono una fetta importante del reddito dei club inglesi: oltre 43 milioni di euro a ciascun club, rappresentando da quasi 1/3 a quasi la metà del reddito complessivo da diritti televisivi di ciascun club. E cosi Liverpool e Manchester City, in testa alla classifica, hanno ottenuto oltre 160 milioni solo dai diritti audiovisivi, mentre da noi la prima, la Juventus è ferma a 85, ossia all’incirca la metà. Ma anche l’ultimo della lista della scorsa Premier, l’Huddersfield Town, arriva quasi a 100 milioni complessivi (che sono sempre di più di quelli della Juve)!

E questo un po’ grazie alla sua tradizione ed un po’ per la bellezza del calcio inglese, giocato a viso aperto e con partite combattute fino alla fine. Il campionato poi non ha forze dominanti, ma è livellato, anche grazie ad una ridistribuzione dei guadagni sui diritti televisivi più equa e ad operazioni di marketing, nelle quali gli inglesi sono maestri.  Si aggiungano poi altre fonti di reddito meglio sfruttate oltremanica, come gli stadi. Stadi di proprietà che diventano vere e proprie case dei tifosi…

Il tutto per un reddito che in parte viene reinvestito in campagne acquisti sontuose per migliorare ancora l’immagine del prodotto complessivo. E allora anche il merchandising ne beneficia. Chi di noi non ha nell’armadio una sciarpa del Chelsea o del Manchester United, ma anche del Wolverhampton o del piccolo club di provincia? E tutto fa brodo. Investimenti che portano un ritorno di immagine per vendere ancora meglio i diritti televisivi nel futuro. Ed il cerchio si chiude. Con buona pace delle altre leghe nazionali, che possono solo imparare dalla Premier.

 

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