La pirateria: un fenomeno da debellare e che potrebbe avere i giorni contati

La pirateria: un fenomeno da debellare e che potrebbe avere i giorni contati

Di Francesco Paolo Traisci. La pirateria audiovisiva uccide il calcio! Questo lo slogan del spot nella campagna pubblicitaria lanciata contro i la pirateria audiovisiva. E le IPTV potrebbero avere le ore contate…

di Francesco Paolo Traisci

La pirateria audiovisiva uccide il calcio! Questo lo slogan del spot nella campagna pubblicitaria lanciata contro i la pirateria audiovisiva. Basta con i siti pirata che trasmettono abusivamente le gare in streaming. E le IPTV potrebbero avere le ore contate, come rileva il sito Italia Sera. Perché oltre al grido di grido di battaglia lanciato da Sky nel proprio spot, è partita anche l’attività delle forze dell’ordine che, come riporta il sito della Gazzetta dello Sport, qualche giorno fa nell’ambito dell’operazione “Free Football”, hanno individuato e bloccato 114 siti illegali di streaming su internet, siti che offrivano eventi sportivi, film e serie tv coperti dal diritto d’autore. Non ce ne vogliano i fruitori di queste trasmissioni, ma per la legge si tratta di violazioni del diritto di autore, che sanzionano penalmente i siti ed i loro titolari, ma anche gli utenti stessi. Sì, perché trattandosi di trasmissioni coperte dal diritto di autore, la loro diffusione non autorizzata dal titolare del diritto rappresenta quindi una sorta di furto, un impossessamento illegittimo, a prescindere anche dal fatto che il fruitore paghi o meno un canone di per vedere il programma.

Un fenomeno dannoso

Quindi a prescindere che si tratti di pay-per-view, di streaming on demand o di diretta, o ancora di abbonamenti a palinsesti completi, quando manca un accordo con il legittimo distributore, sia la trasmissione che la semplice visione sono considerati un reato. Il blitz è stato ideato dal nucleo speciale tutela della privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza di Roma e coordinato dalla procura di Brescia. Il tribunale ha emesso un decreto di sequestro preventivo, successivamente notificato dalle Fiamme Gialle nei confronti dagli Internet service provider coinvolti. Ma secondo la legge penale a rischiare sarebbero anche gli abbonati, con la legge che prevede multe salate.

È chiaro che si tratta di un fenomeno dannoso e pericoloso: ormai una buona fetta dei proventi dello sport, calcio in primis, proviene dalla vendita dei diritti audiovisivi sulle varie competizioni, vendita che trova la sua giustificazione primaria in un meccanismo elementare: quello dell’esclusiva. Il titolare dei diritti, il club (da solo o coalizzato in una Lega) può cederli, in cambio di denaro, a chi poi provvederà a trasmetterli. Ma è chiaro che senza diritto di esclusiva non ci sarebbe interesse ad acquistarli o comunque il loro prezzo sarebbe assolutamente minore, con la conseguenza di ridurre decisamente i ricavi dei club. E quindi solamente se uno solo uno può trasmetterli, i diritti assumono valore. E così quando vengono trasmessi anche da quelli che non ne abbiano diritto, oltre al danno evidente ai titolare dell’esclusiva, il danno si ripercuote anche sui club e, in definitiva, sui tifosi, che hanno una squadra con meno disponibilità economica.  Del resto l’IPTV e la pirateria hanno raggiunto numeri fin troppo elevati. Sottraendo mercato (e dunque introiti) ai network legali, le tv pirata mettono in crisi un mercato da cui altri settori, quasi nell’interezza, dipendono sul piano finanziario.

I meccanismi della frode

Attualmente sono tante le persone che usano siti pirata per evitare di abbonarsi alle piattaforme legali a pagamento. Proprio per questo l’IPTV è diventata oggetto di lotta, anche da parte dei club, che alla fine ci rimettono anche loro. Il meccanismo è chiaro: le IPTV “rubando” il segnale al legittimo proprietario lo distribuiscono con proventi propri, sottraendo quindi a quest’ultimo una fetta della potenziale clientela. E quindi, trattandosi di contenuti esclusivi, priverebbero il legittimo proprietario, titolare del diritto di esclusiva, di una parte del ricavato sperato dall’esclusiva. E questo anche in considerazione della territorialità di questo diritto di esclusiva. Infatti, il diritto di trasmettere in esclusiva un prodotto audiovisivo è ottenuto su base territoriale, di solito nazionale. Per fare un esempio, Sky può trasmettere legittimamente le partite del campionato italiano sul nostro territorio nazionale, ma se vado all’estero, anche essendo tecnicamente possibile collegarsi al suo sito internet, non riuscirei a vederle perché il sito è oscurato fuori dai nostri confini. Per questo motivo, nelle varie campagne contro la pirateria vengono costantemente messe in evidenza due armi in mano ai broadcaster legali: tecnologia e cooperazione internazionale.

La tecnologia

La prima arma messa in campo è la tecnologia: che consente di risalire agli responsabili. Internet è un mare in cui nuotano in tanti ed è difficile identificare chi, da dove e come trasmette. In questo settore, la Liga è decisamente all’avanguardia, grazie al lavoro dei propri tecnici che, 5 anni fa, hanno elaborato e lanciato il programma Marauder, che consente di rintracciare l’origine dei flussi pirata, monitorare quali sono le le app e i social più in voga per la vendita degli abbonamenti illegali e le percentuali di penetrazione del fenomeno. Il pacchetto è stato poi completato da Lumiere, un software che segue le rotte individuare da Marauder per trovare nomi, indirizzi e soprattutto flussi di denaro, al fine di rintracciare e denunciare i responsabili. I due programmi sono oggi confluiti nel sistema chiamato Blackhole, il vero e proprio fiore all’occhiello del sistema di contrasto alla pirateria spagnolo. Blackhole è il nostro successo più grande” ha dichiarato Emilio Fernández del Castillo, alto dirigente del settore sicurezza della LigaIl programma ha permesso di elaborare le mappe dei flussi delle IPTV illegali e livello nazionale e internazionale. “Blackhole – ha aggiunto Fernàndez – presto evolverà in NEKO, grazie al quale potremo analizzare ancora meglio i flussi ed aumentare in modo considerevole i reclami per le violazioni”. Queste le parole del portavoce della Liga riprese dal sito Digital Day.it.

Ed i numeri parlano chiaro: oltre 360mila i video illegali scovati e segnalati dai tecnici della Liga alle varie piattaforme social. Il 97% di questi sono stati eliminati in brevissimo tempo. Ottimi anche i risultati per quel che riguarda il contrasto ai flussi IPTV illegali, sia su Google che su Facebook. Gli esperti della Liga hanno inviato oltre 15mila segnalazioni a Google di siti che vendevano abbonamenti illegali. Il 70% di queste segnalazioni ha portato alla deindicizzazione dei siti nei risultati di ricerca. Stesso procedimento, ma risultati ancora migliori, per quel che riguarda Facebook. Oltre 10mila le segnalazioni, ed oltre il 90% di pagine bannate.

Anche da noi, Sky si sta dando molto da fare per evitare di perdere abbonati, sviluppando, insieme ad altre aziende del settore dei programmi di intervento che consentono di rintracciare i pirati e segnalarli alle forze dell’ordine. E così tramite nuovi strumenti, i network riescono a identificare chi trasmette e chi riceve il segnale per perseguire i colpevoli per legge. Chi usa l’IPTV rischia grosso. Sono infatti in arrivo nuove multe salate per chi usa la piattaforma pirata, pari a migliaia di euro. Inoltre gli analisti delle Pay TV dicono che dal prossimo anno i flussi video potrebbero essere codificati. Ma certo i pirati non staranno a guardare…

La collaborazione internazionale

Cooperazione internazionale non solo per evitare sconfinamenti, ma soprattutto per combattere la diffusione dei prodotti lontano da casa. E quindi collaborazione con i titolari locali dei diritti. Per questo la Liga, da tempo all’avanguardia nella battaglia, si è messa al centro di una coalizione con tecnici di molte nazioni che lavorano a stretto contatto. È questo il messaggio che viene convogliato in maniera perentoria dai portavoce della Liga. “La Liga è parte integrante, nonché leader, di una serie di coalizioni create per combattere la pirateria. È fondamentale che l’industria dell’audiovisivo operi in modo unito e coordinato. I titolari dei diritti devono collaborare attivamente e condividere esperienze e obiettivi che segnano la via da seguire”, ha spiegato Diego Dabrio, a capo del dipartimento di Protezione Globale dei Contenuti della Liga.

Ma è necessaria anche la collaborazione delle autorità locali perché, una volta individuata la fonte delle trasmissioni ed il covo dei pirati, sarà lì che bisogna colpirli. I risultati di queste collaborazioni hanno portato ad aprire procedimenti penali in molte nazioni. A riferirlo è proprio la dirigenza del settore sicurezza della Liga. Attraverso gli sforzi della Liga e grazie alla collaborazione con altri membri del settore, sono state effettuate operazioni di polizia anche in Messico, Perù, Danimarca, Ecuador e Indonesia” ha spiegato Dabrio. “Abbiamo segnalato attività illecite anche in Senegal, Brasile, Repubblica Dominicana e Curaçao”. Da quando abbiamo iniziato questo tipo di collaborazioni, abbiamo ridotto di oltre 155 milioni le visualizzazioni illegali di eventi sportivi”.

Sarà la fine della IPTV? Svaniranno le IPTV con le partite gratis? Scomparirà la variante clandestina ed illegale delle trasmissioni in esclusiva? Certo molto è stato fatto. Ma molto ancora rimane da fare…

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