La nuova Champions League: più partite, più ricavi, più problemi

La nuova Champions League: più partite, più ricavi, più problemi

Di Francesco Paolo Traisci. È allo studio la nuova formula della Champions League, a partire dal 2024, per venire incontro alle volontà dei club più importanti. Più partite, ma come? Differente ripartizione dei gruppi? O nuovo turno a gironi? Quali possono essere le ripercussioni sui calendari nazionali?

di Francesco Paolo Traisci

Una Champions League nuova di zecca ci aspetta dal 2024. Varie sono le proposte sul tavolo, tutte riunite da un unico punto in comune. Più gare prima della finale. E quindi più incassi da botteghino e, soprattutto, più diritti TV.  Qualche giorno fa lo avevamo preannunciato. Sulle colonne del Times veniva spiegato che l’ultima idea era quella di aggiungere 4 match ai 13 della attuale formula (fase a gironi con 8 gruppi di 4 squadre poi ottavi, quarti, semifinali e finale). Dove e come verranno aggiunte queste quattro partite, il quotidiano inglese non lo specificava. Rielaborazione della formula dei gironi o aggiunta di un girone a partita unica tra fase iniziale e fase a eliminazione diretta?

Varie sono le ipotesi allo studio: la prima sarebbe quella di riformulare i gruppi e creare otto gironi da 6 squadre, invece degli attuali otto gironi da 4 squadre, mantenendo l’attuale formula che vede superare il turno le prime due di ogni girone. Oppure 6 gironi da 6 squadre (con il passaggio delle quattro migliori terze alla fase ad eliminazione diretta, per completare la compagine delle 16 promosse). In entrambi i casi ci sarebbero dunque 10 gare a testa da disputare (invece delle attuali 6) prima di passare alla fase a eliminazione diretta. Mentre la prima sarebbe un’assoluta novità per la Champions, la seconda soluzione riprenderebbe dal passato ispirandosi ad una recente Europa League con gironi da 5 squadre.

La seconda possibilità, invece, sarebbe quella di istituire una seconda fase a gironi in sostituzione dei quarti di finale. Le otto squadre qualificate verrebbero scomposte, infatti, in due gruppi da 4: le prime due conquisterebbero l’accesso alle semifinali, come peraltro già accaduto dal 1999 a 2003. Nel nuovo format previsto, inoltre, ci sarebbe un’ulteriore novità secondo il Times: le quattro squadre qualificate alle semifinali si garantirebbero automaticamente l’accesso alla fase a gironi dell’edizione successiva della Champions, a prescindere dall’effettiva posizione raggiunta nei rispettivi campionati nazionali.

Il problema è trovare spazio nei già affollati calendari.

La riformulazione della Champions con l’aumento delle gare è sicuramente una soluzione pensata per accontentare l’ECA, la potentissima associazione dei principali club europei che, partendo dalla minaccia di una Superlega Europea, spinge costantemente per rendere sempre più continentale il nostro calcio. Un calcio con una forte propensione europea a scapito dei campionati nazionali. L’aggiunta di altre partite nella Champions League sicuramente non giova ai campionati nazionali, creando una congestione nei calendari nazionali impossibile da gestire, considerati già i problemi che alcune squadre stanno avendo in questa stagione. E si tratta già di una soluzione di compromesso avendo l’ECA inizialmente richiesto ben 10 gare supplementari.  Ma, al di là di tutto, non è detto anche l’aggiunta di 4 gare non possa rivelarsi complicata, vista la congestione dei calendari, soprattutto per quanto riguarda le date infrasettimanali. L’ampliamento della Champions, infatti, significherebbe alterare il calendario delle gare infrasettimanali dei grandi campionati d’Europa e delle coppe nazionali. Con il nuovo format alcuni tornei minori rischierebbero di essere rimossi, senza dimenticare che dal 2021 sarà istituita anche una terza manifestazione continentale: l’Europa Conference League.

Molte nazioni hanno ad esempio ben due coppe nazionali alle quali tengono.

E così in Inghilterra, ad esempio, si farebbe molta fatica a trovare date utili in cui disputare la League Cup, tanto che qualcuno ha ipotizzato di far giocare questa Coppa solo a squadre escluse dalle grandi competizioni europee. Una rivoluzione che, di conseguenza, rischierebbe di far calare l’interesse nei confronti della manifestazione, vista la partecipazione dei soli club di seconda fascia. Ma anche da noi non ci sarebbero grandi spazi. Tra i turni infrasettimanali di Serie A e le gare di Coppa Italia, la cui formula attuale prevede un massimo di 5 partite nella fase finale (si comincia a gennaio, semifinali tra il 12 febbraio e il 4 marzo, prima della finale in programma il 13 maggio), non ci sarebbero tanti buchi di calendario disponibili da colmare. A meno di non reintrodurre due turni di campionato durante le festività natalizie: una soluzione adottata lo scorso anno (con una pausa comunque garantita tra il 6 e il 20 gennaio) e subito abbandonata!

D’altra parte c’è la volontà dei grandi club di scontrarsi fra loro, in un torneo con alto appeal mediatico e che garantisce sempre maggiori introiti.

Ed allora, per accontentarli l’unica soluzione sarebbe quella di contrarre gli spazi per i tornei nazionali, campionato, con la riduzione del numero dei partecipanti, e coppa nazionale, rivoluzionandone la formula, anche se bisogna considerare che anche con la attuale il coinvolgimento delle big è comunque assai limitato e tardivo. Quale sarà la formula giusta? E quale sarà quella in concreto scelta? Presto lo vedremo!

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