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La Nota del Prof – Superlega Story – 4. Le proteste

LEEDS, ENGLAND - APRIL 19: Fans hold up a protest banner against Liverpool FC and the European Super League outside the stadium prior to the Premier League match between Leeds United and Liverpool at Elland Road on April 19, 2021 in Leeds, England. Sporting stadiums around the UK remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors.  (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Il racconto a puntate delle 48 ore che hanno rischiato di sconvolgere il calcio e che di certo ne cambieranno comunque il futuro...

Francesco Paolo Traisci

Ma probabilmente non ci sarà bisogno di tutto questo. È bastata la pressione dei tifosi per minare in modo fulmineo il progetto. I tifosi, il cui gradimento per il progetto era stato dato per scontato, si sono sollevati. In primis gli inglesi, con cortei e blog di tifosi furibondi. Ed ha avuto un ruolo importante anche la minaccia del Governo di una legge ad hoc per bloccare il progetto, una minaccia che ha portato verso l’uscita il Manchester City, controllato dallo sceicco Mansour, componente della famiglia reale di Abu Dhabi. E a cascata si sono mosse le altre della Premier League, con il gruppo dei pentiti che si è ingrossato sempre più. Con un comunicato sul sito, l’Arsenal ha chiesto perdono ai suoi tifosi, «abbiamo fatto un errore e ce ne scusiamo». Il Manchester United, il cui amministratore delegato e vicepresidente Ed Woodward, tra i cervelli dell’operazione Superlega, ha rassegnato le dimissioni sotto la spinta delle contestazioni dei tifosi dei Red Devils, si è accodato. Lo stesso hanno fatto Tottenham e Liverpool. Addirittura nei Reds i giocatori si sono ammutinati, schierandosi contro la società. Ed alla fine è uscito anche il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich.