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La Nota del Prof – Superlega Story – 1. Un progetto antico

VALENCIA, SPAIN - FEBRUARY 22: Florenitno Perez, president of Real Madrid prior the Liga match between Levante UD and Real Madrid CF at Ciutat de Valencia on February 22, 2020 in Valencia, Spain. (Photo by Eric Alonso/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Il racconto a puntate delle 48 ore che hanno rischiato di sconvolgere il calcio e che di certo ne cambieranno comunque il futuro...

Francesco Paolo Traisci

È esplosa la bomba niente sarà più come prima nel mondo del calcio. Dopo l’outing fatto dalle 12 sorelle della Superlega, forti e compatte sono le reazioni di tutto il mondo del pallone. Tanto che il progetto sembra afflosciarsi di ora in ora. Tutti (meno chiaramente gli interessati) a difendere la meritocrazia e l’inclusività del calcio contro quella che molti definiscono la rivoluzione dei ricchi e famosi.

Un progetto antico

Eppure il progetto di una Superlega, di un campionato privato fra i club più ricchi e blasonati d’Europa, non è affatto nuovo. L’ECA era nata proprio per questo. Ma negli ultimi tempi sembrava rientrato, con l’ECA appunto rientrata fra gli interlocutori privilegiati dell’UEFA e una nuova Champions League che sembrava nata dal compromesso fra chi voleva la Superlega e la vecchia formula. Evidentemente, al di là delle formule di rito non tutti erano d’accordo. E la stessa uscita dall’ECA di una buona parte dei suoi soci fondatori dimostra che anche all’interno di quell’organismo non c’è più un’identità di vedute.

La contrapposizione

Da una parte il merito, come sport popolare, con la qualificazione per le competizioni europee affidata ai risultati ottenuti nel campionato nazionale, con una competizione interna ad ogni singolo campionato non solo quindi per vincere il titolo ma anche per ottenere la qualificazione nell’élite del calcio continentale. Dall’altra, il calcio come impresa alla ricerca del prodotto che ottiene il maggior gradimento di mercato. E non hanno certo torto quelli che sostengono che il prodotto di maggiore gradimento nel calcio che sta evolvendo è e sempre di più sarà quello da remoto, televisivo o in streaming, in grado di attrarre lo spettatore per il nome dei contendenti e non per la fede. Un calcio sempre più globalizzato e delocalizzato.

L'ipocrisia del "salva calcio"

Questo è vero, così come è vero che ormai il calcio è impresa ed in tempi di crisi, non si può tanto andare per il sottile. Ed è proprio in chiave di lotta per la sopravvivenza e per la ricerca del profitto che i 12 grandi sono usciti allo scoperto dichiarandosi pronti ad iniziare, sin dalla prossima stagione il loro campionato privato, forti di una pioggia di denaro fornito da un ricco finanziatore e sicuramente già pronto ci deve essere chi trasmetterà il nuovo Supercampionato. Ma presentare un progetto per pochi come salva calcio per tutti appare una forzatura. Che i ricchi club della Superlega si siano creati il proprio campionato privato per il bene di tutti, per poter poi ridistribuire la loro ricchezza appare una forte ipocrisia. Meglio ammettere che lo spirito è quello di chi afferma mors tua vita mea. È questa sottile ipocrisia che non è piaciuta a nessuno, tifosi compresi, che sono stati i primi a sollevarsi insieme anche alle vecchie glorie ed agli allenatori interpellati (qualcuno anche delle squadre coinvolte).