La battaglia sul rinvio di Barcellona-Real, tra motivi politici, calcistici ed economici

La battaglia sul rinvio di Barcellona-Real, tra motivi politici, calcistici ed economici

Di Francesco Paolo Traisci. Calcio, politica e denaro: una miscela esplosiva che qualche volta rischia proprio di scoppiare. Come nel caso del Clasico della Liga Spagnola, che da calendario avrebbe dovuto disputarsi al Camp Nou questo fine settimana, ma che è stato rinviato tra le polemiche.

di Francesco Paolo Traisci

Calcio, politica e denaro: una miscela esplosiva che qualche volta rischia proprio di scoppiare. Come nel caso del Clasico della Liga Spagnola, ossia la gara fra Real Madrid e Barcellona, che da calendario avrebbe dovuto disputarsi al Camp Nou questo fine settimana.

Da una parte la politica: una nuova data. Mercoledì 18 dicembre ore 21.

E non quella dei partiti! Quella dei popoli, delle Nazioni, del sovranismo e dell’indipendenza. Non conosciamo sufficientemente la storia della Spagna né lo stato dei rapporti di autonomia fra le varie comunità che compongono il Regno di Spagna per dire chi ha ragione. Se Madrid, che proclama l’unitarietà del Regno, o i separatisti catalani, che, a partire dagli anni del franchismo, rivendicano l’indipendenza della loro terra. Non siamo certo sufficientemente informati per avere un idea se la Catalogna sia o meno una nazione. Fatto sta che dopo che lo Statuto della Catalogna del 1974 ha riconosciuto alla regione lo status di autonomia territoriale e che quello del 2006 ha esteso i poteri di autonomia soprattutto nel settore finanziario e contiene un riferimento alla regione catalana come ‘Nazione’ ma solo nel preambolo, mentre nel testo vero e proprio viene eliminata una espressa definizione in questo senso, nel 2010 è iniziata la reazione di Madrid. Con una serie di pronunce la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali diverse norme del nuovo statuto, in particolare laddove la Catalogna viene definita una “nazione”. Altra reazione degli indipendentisti catalani che scendono di nuovo in piazza a Barcellona. Poi il referendum “informale” del 2014 e, dopo la dichiarazione di illegittimità da parte del giudice costituzionale, la interdizione del suo promotore, il presidente della Generalitat catalana, Artur Mas, per due anni dai pubblici uffici (e quindi dalla politica attiva). E così arriviamo ai fatti del recente passato: il referendum del 2017 che chiedeva l’indipendenza; il suo annullamento da parte del Governo spagnolo; la fuga all’estero dei leader separatisti, i mandati di cattura internazionali per loro; le durissime condanne da parte della Corte Suprema Spagnola; le rivolte a Barcellona e la dura presa di posizione del club blaugrana a favore dell’indipendentismo. E, alla luce di questa presa di posizione e soprattutto dei tumulti di strada a Barcellona, la decisione di spostare il Superclasico. Le due squadre proponevano così di spostarlo al mercoledì 18 dicembre ore 21, prima della pausa Natalizia.

Ma la Liga preferisce l’inversione

La Liga dal canto suo, aveva pensato all’inversione del campo (con l’andata a Madrid ed il ritorno in terra catalana) “Se il Clasico si deve sospendere, alla fine è meglio cercare di recare il minor danno possibile all’intero campionato. Ora vedremo cosa decide il Comitato. Mi sembra chiaro che la partita non possa essere giocata il 26 ottobre al Camp Nou, ma se si vuole trovare una soluzione che causi il minor danno possibile alla competizione è meglio spostarsi al Bernabéu”, sono state le parole del suo numero uno Javier Tebas. Dalle dichiarazioni del Presidente Tebas emergerebbe che la preferenza per l’inversione sarebbe motivata principalmente dall’instabilità della situazione in Catalogna, per cui ogni partita che si dovesse svolgere in quella regione sarebbe potenzialmente a rischio. Ma i due club non ci stanno. Ed allora la Liga ha espresso la necessità di capire quando poter giocare senza aspettare fino a dicembre. E così prima di pronunciarsi sulla data del rinvio si era messa in attesa della decisione del Comitato per le competizioni, organo che valuta le condizioni di ordine pubblico ed i relativi rischi per le gare di calcio.

Il nodo però pare essere quello degli orari.

Il presidente della Liga sembra infatti voler escludere un possibile rinvio al 18 dicembre anche per le pressioni di TV e sponsor. “A livello internazionale cambia giocare alle 21 o alle 13 e di mercoledì o di sabato.  Le lamentele che ricevo dal mondo asiatico pesano parecchio, perché quando vendiamo i diritti, il mercato asiatico sa benissimo che esiste un Clasico fissato per l’Asia e un altro per le Americhe”. Decodificando il messaggio, si capisce che entrano in gioco anche questioni economiche. Mentre infatti il match del 26 ottobre sarebbe stato giocato alle ore 13, venendo quindi trasmesso in oriente in serata (le 13 di Madrid corrispondono alle 21 di Pechino), uno spostamento alle 21 di mercoledì 18 dicembre avrebbe determinato una messa in onda in diretta della gara durante le prime ore del mattino cinese, perdendo spettatori e sponsor. Ecco quindi che il problema è quello di mancati ricavi. Per questo la Liga ha insistito a lungo per l’inversione del campo, senza differimento, perché in tempi brevi non si vede una soluzione che consenta di giocare in sicurezza la gara che dovesse tenere a Barcellona.

Ma la Federazione insiste per il differimento al 18 dicembre senza inversione di campo.

Ma proprio il 24 ottobre la Federazione ha invece confermato la data del 18 dicembre, forte anche del parere del suo Comitato delle Competizioni che ha bocciato la proposta di inversione del campo. Si attende ora la replica della Liga che si sarebbe riservata l’accesso alle vie legali per impedire che si giochi in quella data. La Liga infatti reclama il proprio diritto di scegliere la data di una partita rinviata per cause di forza maggiore, proprio perché a lei spetterebbe per contratto la facoltà di effettuare le scelte necessarie per massimizzare i guadagni ottenuti attraverso la commercializzazione dei diritti tv di Primera e Segunda Division. Una lotta di potere senza precedenti! Sulla scelta della data si scontrano le ragioni della politica e dell’ordine pubblico e quelle del bilancio e solo lontano, sullo sfondo, quelle calcistiche di regolarità dei calendari e delle competizioni. E così il calcio, quello vero, quello giocato, rischia di fare la fine del vaso di coccio fra quelli di metallo!

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