Juventus-Napoli e il conflitto delle competenze: protocolli e ASL, chi decide se si gioca?

Di Francesco Paolo Traisci. La mancata disputa della gara fra Juventus e Napoli ha messo in evidenza una delle falle del sistema di lotta al COVID, quella del coordinamento fra le varie autorità competenti.

di Francesco Paolo Traisci

Sono state giocate appena 3 giornate ed il campionato di calcio appare già a rischio. Sì, perché la mancata disputa della gara fra Juventus e Napoli ha messo in evidenza una delle falle del sistema di lotta al COVID, quella del coordinamento fra le varie autorità competenti. Perché in questa confusa vicenda hanno ragione tutti.

Da una parte il Napoli, che lamenta di non essere potuto partire alla volta di Torino per scendere in campo contro la Juventus, dall’altra il club bianconero che ha dichiarato che sarebbe regolarmente sceso in campo. Da un lato le ASL campane competenti, dall’altro la Lega calcio ed il suo protocollo, approvato dagli organi dell’ordinamento statale.

Ed a giocare la partita ora saranno i tribunali. Quello del giudice sportivo, che deve decidere l’esito della gara e degli eventuali ulteriori gradi della giustizia sportiva. Ma anche quello della giustizia statale: TAR, ma eventualmente anche il giudice civile e quello Costituzionale. Perché quello che prima o poi sarebbe stato scoperto è un vero e proprio cortocircuito che nasce dalla stessa Costituzione e che covava da tempo sottotraccia. Il tema è quello della supremazia fra le fonti del nostro ordinamento giuridico: fra le fonti private, per l’autonomia privata e quelle pubbliche e poi anche fra fonti regionali e fonti statali, in materia sanitaria.

I fatti

Lasciando perdere eventuali strumentalizzazioni e scuse pretestuose ed immaginiamo che i fatti siano andati effettivamente come raccontati dalle parti. Cerchiamo pure di attenerci ad una loro fredda valutazione giuridica, senza contaminazioni faziose. Lasciando perdere i veleni ed i contro veleni.

Domenica 4 ottobre alle 20.45. All’Allianz Stadium di Torino, la Juventus ha atteso invano l’arrivo del Napoli per disputare la gara prevista per la terza giornata di campionato. In realtà, la defezione era stata da tempo annunciata, ma la procedura prevede che la squadra debba comunque attendere ed essere pronta per scendere in campo. Constatata l’assenza dei partenopei, l’arbitro non ha potuto far altro che redigere il referto, nel quale constata la mancata presentazione di una delle due squadre. E la palla è passata al giudice sportivo. In questi casi, il regolamento parla chiaro e prevede la sconfitta del Napoli a tavolino per 0 a 3 ed un punto di penalizzazione. Ma l’esito della gara è ancora sub iudice, vista l’importanza della vicenda, che sicuramente costituirà un precedente.

Sì, perché il Napoli non è sceso in campo perché non avrebbe ricevuto l’autorizzazione a partire da parte della ASL competente (poco importa se Napoli 1 o Napoli 2 o tutte, avendo agito di concerto fra loro), in quanto i due casi di positività presenti nella rosa del Napoli avrebbero imposto l’isolamento fiduciario di tutti i calciatori partenopei. In buona sostanza, secondo le ricostruzioni dei diretti interessati, la ASL avrebbe indirettamente messo il veto sulla partenza della squadra alla volta di Torino.

Dal canto suo la Juve e la Lega di Serie A dichiarano di essersi attenute al protocollo che nei casi di positività in rosa prevede che ne venga disposto “l’isolamento” e sia applicata “la quarantena di componenti del gruppo squadra che hanno avuto contatti stretti con un caso confermato”. Ma, lo stesso protocollo prosegue affermando che “alla quarantena dei contatti stretti possa far seguito, per tutto il gruppo squadra, l’esecuzione del test, con oneri a carico delle società sportive per la ricerca dell’RNA virale, il giorno della gara programmata, successiva all’accertamento del caso confermato di soggetto COVID-19 positivo, in modo da ottenere i risultati dell’ultimo tampone entro 4 ore e consentire l’accesso allo stadio e la disputa della gara solo ai soggetti risultati negativi al test molecolare. Al termine della gara, i componenti del “gruppo squadra” devono riprendere il periodo di quarantena fino al termine previsto”.     

Ora chi ha ragione?

Tutti e nessuno: il Napoli perché la ASL, secondo quanto dichiarato anche dagli organi della Regione Campania, avrebbe agito nel rispetto delle riserve che lo stesso protocollo prevede nei confronti degli enti della sanità locale, superando quindi il protocollo, per ragioni di interesse prevalente della salute collettiva; mentre la Juve e con lei la Lega non considererebbe opportuno l’intervento della ASL che questa dovrebbe “intervenire solo se il protocollo non viene osservato correttamente”.

La questione però non è tanto relativa al perché la ASL non ha applicato il protocollo calcistico e fatto fare il consueto “giro di tamponi” consentendo poi la partenza verso Torino, quanto se poteva farlo, inficiando il protocollo specifico della FIGC (e della Lega) approvato dei competenti organi statali (Ministero dello sport e Ministero della salute).

Problema relativo e generale

E qui nascono due problemi. Quello per il passato relativo alla singola gara, Juve-Napoli: se il Napoli ha agito correttamente e non ha potuto far altro che rispettare l’obbligo di non partire imposto dall’ASL, non dovrebbe essere penalizzato, dovendosi ritenere il veto posto al viaggio un legittimo impedimento.

Ma soprattutto per il futuro. Può l’ente della sanità locale disattendere un protocollo nazionale, solo per ragioni di tutela della salute? Il problema è sicuramente giuridico, in quanto la Costituzione, in seguito alla famosa riforma del suo Titolo V, ha previsto che la tutela della salute sia una delle materie di legislazione concorrente, di modo che la competenza in questa materia spetta sia allo Stato che alle Regioni. Ma è anche politico, ed abbiamo visto più di uno scontro in tal senso sulla gestione dell’emergenza COVID, con un’intesa su basi politiche più che su basi giuridiche.

Ora che è scoppiato il conflitto di competenze va gestito. Modificando un protocollo, faticosamente elaborato per tentare di far andare avanti il campionato anche in caso di insorgenza di criticità, in modo da andare incontro alle Regioni più intransigenti? O convincendo queste ultime a recepire le direttive nazionali sul punto? Il rischio è che, in questa confusione basti una denuncia alla ASL per bloccare il campionato!          

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