Juventus-Napoli, confermato lo 0-3: cosa possono fare ora i partenopei?

Di Francesco Paolo Traisci. È finalmente uscita la sentenza della Corte di Appello Federale sul caso Juventus-Napoli: confermato il verdetto di primo grado. Cosa può fare ora il Napoli, con De Laurentiis che sembra intenzionato ad andare avanti con una battaglia legale?

di Francesco Paolo Traisci

È finalmente uscita la sentenza della Corte di Appello Federale sul caso Juventus-Napoli: confermato il verdetto di primo grado. Niente scuse per il Napoli. Doveva scendere in campo. I fatti sono arcinoti e non sembra necessario ricapitolarli. Il giudice di primo grado aveva condannato il Napoli perché non è sceso in campo a Torino. A sua discolpa, il club partenopeo aveva prodotto un’ampia corrispondenza con le due ASL di Napoli, che alla fine avevano proibito la trasferta. Una causa di forza maggiore che avrebbe giustificato il forfait e consentito di rigiocare la gara. Ma il giudice di primo grado non ha creduto alla tesi del Napoli. In un complicato ragionamento in punta di diritto ha affermato che non ci sarebbe stata alcuna causa di forza maggiore. Nessuna impossibilità, perché quando è arrivato il divieto il Napoli aveva già deciso di non partire. Quindi una sottile analisi della corrispondenza per dire che le prime indicazioni della ASL indicavano la possibilità di partire e solo l’ultima vietava la trasferta, ma quando già era impossibile partire…

Il Napoli non voleva giocare?

Quello che il giudice non diceva ma rimaneva tra le righe (perché probabilmente non riteneva di poterlo dire, in assenza di prove) era che, secondo lui, sarebbe stato il Napoli a spingere fortemente per non partire. Ora ci va giù pesante la Corte di Appello, ritenendo di poter dire chiaramente che c’è stata malafede del Napoli. E lo dice subito nelle premesse, anche per blindare la sentenza per il futuro, cercando una sintonia con il Collegio di Garanzia, al quale, probabilmente, il Napoli si rivolgerà, anche perché senza questo passaggio non potrà più proseguire la sua battaglia dinnanzi alla giustizia statale. Emblematico l’incipit della sentenza: “si intende ribadire, anche in questa sede, un principio, più volte affermato dal Collegio di Garanzia dello Sport del CONI” ovvero che “il fine ultimo dell’ordinamento sportivo è quello di valorizzare il merito sportivo, la lealtà, la probità e il sano agonismo.

Quindi qui sta il punto che il Collegio sottolinea: Napoli scorretto perché avrebbe insistito nelle sue richieste di chiarimento in modo da indurre l’ASL a vietare la trasferta, al fine di costituirsi un “alibi” per non giocare quella partita. “La ragione per la quale una Società di calcio professionistico, ben consapevole del contenuto dei Protocolli federali in materia di gestione delle gare e degli allenamenti in tempo di COVID-19, per averli applicati più volte, debba chiedere lumi sulla loro applicazione alle Autorità sanitarie è difficile da comprendere e a tale condotta non può che attribuirsi altro significato che quello della volontà della Società ricorrente di preordinarsi una giustificazione per non disputare una gara che la Società ricorrente aveva già deciso di non giocare”, scrive il Collegio. Non voleva giocare la partita e ha fatto di tutto per non giocarla, in malafede!

Che può fare ora il Napoli?

Se vuole proseguire la propria battaglia, la tappa necessaria è quella del Collegio di Garanzia del Coni, la terza ed ultima istanza della giustizia sportiva. Che però è un giudice di legittimità e quindi non può entrare nel merito delle valutazioni dei fatti effettuata dalla Corte d’Appello, che la stessa dichiara di aver maturato alla luce di un importante e voluminoso apparato documentale, ma solo vedere se ha applicato correttamente le regole. E poi? Ci sarebbe il TAR, ma anche in questo caso, con portata limitata. Anche se il giudice statale dovesse riconoscere il diritto del Napoli ed una violazione delle regole da parte della giustizia sportiva, non potrebbe imporre di rigiocare la gara o di annullare la penalizzazione riformando il verdetto della giustizia sportiva, ma potrebbe solo condannare la FIGC ad un risarcimento economico nei confronti del Napoli, con tutte le difficoltà del caso per una sua quantificazione.   

La strada appare ora in salita, ma Aurelio De Laurentiis pare determinato ad andare avanti. Quantomeno per difendere il buon nome della società accusata di un comportamento scorretta e sleale. Lo avevamo già detto prima e lo ripetiamo: la sensazione è che non sia finita qui!

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