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Indice di liquidità e costi di gestione della squadra: la battaglia di UEFA e FIGC per un calcio sostenibile

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Di Francesco Paolo Traisci. Alleanza Uefa-Figc per il controllo dei costi e dei debiti. La normativa che limita la spesa per gli stipendi a seconda dei ricavi è il primo passo verso il salary cap?

Redazione Il Posticipo

La battaglia per ridare sostenibilità a tutto il movimento calcistico. Una battaglia combattuta dai vertici del movimento, tanto quelli internazionali che quelli nostrani. Che sembrano andare in piena sintonia. E sta per andare in pensione il vecchio sistema del Fair Play, anche formalmente, visto che di fatto ormai non viene più rispettato da nessuno. Un sistema, basato sulla parità di bilancio e sul divieto di apporti di capitali eccessivi da parte dei soci, che presenta un bilancio alquanto fallimentare. Troppi modi per aggirare i divieti e troppa sperequazione fra club ricchi e club meno ricchi. E poi c’è il giochino delle plusvalenze, che consente di “aggiustare” un bilancio in modo da consentire l’iscrizione anche a chi non sarebbe in regola con i pagamenti, nascondendo casse vuote con un alto rischio di insolvenza e, di conseguenza, di non poter più pagare stipendi e creditori finendo per fallire. 

Solvibilità, stabilità e gestione dei costi

Il nuovo sistema voluto dalla UEFA, che entrerà in vigore dall’1 luglio con un arco graduale di attuazione di tre anni, si compone di due regolamenti (uno per ottenere la licenza per giocare nelle coppe europee e uno in cui si stabiliscono le nuove regole del monitoraggio costante) e si basa su tre pilastri: 

1) Solvibilità: la nuova regola riguardo le posizioni debitorie scadute - quindi debiti verso club, dipendenti, autorità sociali/fiscali e la UEFA – impone un controllo trimestrale e minore tolleranza verso i morosi; 

2) Stabilità: i nuovi requisiti saranno un'evoluzione di quelli attuali di pareggio di bilancio e porteranno una maggiore capacità alle finanze dei club. Cambiato lo scarto accettabile, che aumenta da 30 a 60 milioni di euro in tre anni e gli investimenti virtuosi (infrastrutture, settori giovanili e femminili), con la differenza che tali importi dovranno essere coperti da equity; 

3) E, soprattutto, controllo costi di gestione della squadra, al fine di portare un migliore controllo delle spese in relazione ai salari dei giocatori e ai costi per i trasferimenti. Il punto nodale del nuovo regolamento è proprio quello dei debiti, in modo che, a regime (dopo una fase transitoria di due anni), i costi sostenuti per la squadra (stipendi, bonus, premi, ammortamenti, commissioni ai procuratori) non potranno essere superiori al 70% delle entrate della società. 

La squad cost rule

Focus quindi sulla “squad cost rule”, che limita la spesa per gli stipendi di giocatori e allenatori, i trasferimenti e le commissioni degli agenti al 70% delle entrate del club. Con le nuove regole si è così cercato di rinforzare la protezione dei creditori, imporre un miglior controllo dei costi, permettendo investimenti sostenibili che possano incoraggiare la crescita. La filosofia, quindi, è quella che chi più guadagna più può spendere, per acquistare e ingaggiare giocatori e staff. Quindi rovesciando la prospetta un limite ai costi degli ingaggi (e dei cartellini) in funzione dei ricavi. Si tratterebbe dunque di una sorta di salary cap “mobile” che viene calcolato in funzione dei ricavi. 

L'indice di liquidità

Questa appare la vera novità, il sistema di controllo dei debiti a breve termine e del rapporto fra ricavi e questi ultimi, sintetizzato con la formula dell’indice di liquidità. Un indice che sia l’UEFA per quanto di sua competenza, sia la nostra FIGC hanno tentato di introdurre da subito come requisito per l’iscrizione ai campionati. Trovando un muro nella Lega di Serie A che è riuscita a prevalere tanto davanti al Collegio di Garanzia del CONI quanto davanti alla giustizia amministrativa, rinviando l’immediata applicazione.

Battaglia per la sostenibilità

Ed allora, per superare le resistenze dei nostri club, il Presidente Gravina non perde occasione per mostrare di agire di concerto con l’UEFA, tanto che qualche giorno fa si è svolto a Firenze, presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano, l’incontro promosso congiuntamente dall’Ufficio Licenze Uefa e Sostenibilità Finanziaria della FIGC con i club di Serie A per approfondire principi e peculiarità della riforma voluta dal massimo organismo continentale per mettere in sicurezza il calcio europeo sotto il profilo economico-finanziario. D’altronde non poteva essere altrimenti atteso che espressione della nostra Federazione sono il direttore Financial Sustainability and Research Uefa, l’italiano Andrea Traverso e, soprattutto il capo della Commissione Club Licensing della Uefa, ruolo attribuito allo stesso Presidente Gravina. E molti pensano che dietro la riforma dell’UEFA ci sia proprio lui, con la sua battaglia per il rigore e la sostenibilità. Certo l’idea appare in teoria buona, perché ha come obbiettivo quello di garantire che le società non accumulino debiti che poi si riflettano nell’incapacità di pagare gli stipendi dei propri dipendenti, arrivando quindi, a volte dopo una lunga agonia, al fallimento ed è anche vero che così si incentiva anche la ricerca di nuove fonti di ricavi e la massimizzazione di quelli già presenti, ma sicuramente rischia di consentire a chi guadagna di più di spendere di più, aumentando così il divario fra le squadre ricche e quelle meno ricche, fra campionati ricchi e campionati meno ricchi.