Il tormentone Icardi è finito e…hanno vinto tutti: dalla fascia al risarcimento, ecco le tappe della partita a scacchi

Il tormentone Icardi è finito e…hanno vinto tutti: dalla fascia al risarcimento, ecco le tappe della partita a scacchi

Di Francesco Paolo Traisci. Il tormentone Icardi che ormai da tempo popola le nostre cronache pallonare sembra essere arrivato al termine. Dopo una lunga ed aspra battaglia combattuta su più, fronti l’ormai ex capitano dell’Inter pare aver finalmente trovato casa a Parigi, per la gioia della moglie e manager Wanda Nara. Ma anche dei nerazzurri…

di Francesco Paolo Traisci

Il tormentone Icardi che ormai da tempo popola le nostre cronache pallonare sembra essere arrivato al termine. Dopo una lunga ed aspra battaglia combattuta su più, fronti l’ormai ex capitano dell’Inter pare aver finalmente trovato casa a Parigi, per la gioia della moglie e manager Wanda Nara. È stato sicuramente un muro contro muro che al momento lascia tutti contenti. Vediamo cosa è successo, riassumendo brevemente le tappe di una ormai annosa vicenda.

La vicenda

Dopo le esternazioni della moglie manager, ospite fissa di una nota trasmissione televisiva, al giocatore veniva tolta la fascia di capitano. Cosa che il ragazzo non ha preso affatto bene, iniziando a non rispondere alle convocazioni ed adducendo problemi fisici, tanto da finire prima ai margini della squadra poi fuori rosa. Reintegrato una manciata di partite prima della fine del campionato, il giocatore dichiarava di non volere rinnovare il contratto a scadenza 2021, rifiutando altresì ogni proposta di cambiare squadra. A sua volta, la dirigenza dell’Inter lo metteva nuovamente fuori rosa non convocandolo per la tournèe asiatica precampionato e decidendo di acquistare altri attaccanti. A quel punto, le schermaglie proseguivano con alcune dichiarazioni non proprio distensive da entrambe le parti e, soprattutto, con una minacciata vertenza per mobbing intentata dal giocatore contro il club milanese. Malgrado le apparenze non si è però arrivati a tanto, anche se la procedura iniziata dall’ex capitano dell’Inter contro il suo club vorrebbe assomigliargli. Qualche giorno fa infatti il giocatore, tramite un legale molisano aveva anche iniziato presentato una domanda di arbitrato provvedendo alla nomina di un proprio arbitro.

Il procedimento arbitrale

Il giocatore, a quanto riportato abbondantemente dai quotidiani, dopo aver inviato due diffide formali in tal senso, richiedeva ad un collegio arbitrale il reintegro in rosa ed un cospicuo risarcimento danni di 1,5 milioni. Una dichiarazione di guerra, un monito per i nerazzurri, che non l’hanno certo presa bene. Nei suoi contenuti si tratta però di una iniziativa anomala, di una via di mezzo fra una vertenza di lavoro che riecheggia il mobbing ed una controversia sportiva. Innanzitutto per la sede: la vertenza di mobbing o comunque il reintegro nel posto di lavoro deve essere intentata dinanzi al giudice ordinario (nella specie il giudice del lavoro) e dubito che possa essere disposta da collegio arbitrale. Ma soprattutto appare irrituale la richiesta di ritornare ad essere parte integrante del progetto Inter. Proprio per questo è stata abbinata alla richiesta di un risarcimento cospicuo. Ad ammetterlo è stato lo stesso legale quando ha affermato che “la richiesta di risarcimento è una conseguenza necessaria dell’atto. È una formula obbligatoria. Non fa parte di un’iniziativa personale del giocatore. L’atto sarebbe stato incompleto, monco, senza la specifica di risarcimento del danno subito non inferiore al 20% del compenso annuo”.

È infatti dubbio che, pur in presenza di tutti gli estremi, un collegio arbitrale possa reintegrare in rosa un calciatore. E per questo che, anche qualora il collegio dovesse ritenere un inadempimento della società neroazzurra, potrebbe solo sanzionare economicamente questo inadempimento riconoscendo un risarcimento. E ciò, evidentemente, solo quando fosse stato debitamente richiesto al collegio. Per questo l’atto del legale di Icardi va visto più che altro come una denuncia di una serie di comportamenti, denuncia che, tuttavia, senza la richiesta di risarcimento, non avrebbe potuto essere presa in considerazione e valutata dal collegio arbitrale.  La denuncia era quella di una serie di comportamenti che avrebbero messo il giocatore ai margini della squadra, con allenamenti differenziati, esclusione dalle sessioni tattiche e dalla chat della squadra in cui vengono comunicati orari di ritrovo e convocazioni, nonché dalle campagne marketing del club. Tutte contestazioni classiche per quella azione di mobbing o comunque di risarcimento danni da tempo annunciata.

La risposta dell’Inter

La palla è poi passata al club nerazzurro, che ha avuto 5 giorni per presentare le proprie difese e nominare il proprio arbitro. E, nel proprio atto difensivo il club nerazzurro contestava puntualmente i vari episodi fornendo la propria versione su ciascuno. Da casa Inter erano trapelate tranquillità e fiducia nella propria posizione: le accuse venivano rispedite al mittente. Al giocatore che lamentava di essere stato messo fuori rosa la società ha replicato che era stato lui ad autoescludersi​, prima chiedendo l’autorizzazione a non partecipare alla tournée in Asia, poi rifiutandosi di prendere parte agli allenamenti di gruppo pretendendo di lavorare solo in palestra. Così come in relazione alla declamata esclusione dalla chat societaria e dagli shooting pubblicitari, il club ribatteva rilevando come Icardi fosse stato incluso nella prima campagna pubblicitaria e che la chat di squadra fosse stata creata solo per la tournée in Asia a cui non aveva preso parte per sua volontà per cui non c’era nessun secondo fine nella sua esclusione.

Ma il punto fondamentale della vicenda è stata la sua tempistica: presentata a ridosso della scadenza del calciomercato di agosto, l’apertura finale a ritirare la controversia in caso di trasferimento mostra il vero obiettivo di tutta la manovra. Mettere pressione all’Inter per una cessione gradita al giocatore.  E l’Inter pur preparando le carte difensive, ha trovato in extremis una soluzione ed una sede gradita per il giocatore e, soprattutto, il suo entourage: Parigi. L’ex capitano nerazzurro andrà a giocare al Parco dei Principi in prestito per un anno, con un diritto di riscatto fissato a 70 milioni ed un ingaggio ben superiore a quanto percepito sino ad ora a Milano. 

Ed allora ci si può chiedere: chi ha vinto?

Sicuramente il giocatore che, messo al margine del progetto nerazzurro, sarebbe altrimenti stato destinato ad attendere la scadenza del contratto fra schermaglie con il club e soprattutto con i tifosi che hanno chiaramente mostrato di stare dalla parte della società. Ora dipende da lui. Riuscirà a convincere il club parigino a acquistarlo definitivamente? O tornerà a Milano a fine stagione?  Dal canto suo l’Inter ha comunque prolungato il contratto del giocatore riuscendo a non farlo scivolare verso la scadenza di contratto (fra due anni, ma comunque vicina, senza voler considerare l’art. 17, che consentirebbe al giocatore di liberarsi ancora prima…), e risolvendo (si spera definitivamente) una estenuante vicenda iniziata ormai più di sei mesi fa.

La partita a scacchi appare (per il momento) finito e l’esito finale mostra che anche quelli che al momento erano apparsi gesti inconsulti e reazioni di nervosismo sono invece parte di una raffinata strategia che, alla fine, ha portato i suo frutti.  È vero che tutto è stato solo prorogato di un anno e se non riuscirà a convincere il PSG a riscattarlo, il giocatore rientrerà a Milano. Ma per il momento va bene così. Complimenti a tutti!

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